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SCUOLA/ La "pagella" di inizio anno del Grande Carrozzone

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Stefania Giannini, ministro dell'Istruzione (LaPresse)  Stefania Giannini, ministro dell'Istruzione (LaPresse)

Perché la scuola dovrebbe proporre esperienze formative di alternanza scuola-lavoro, che, almeno per gli istituti professionali e tecnici, è da sempre uno dei modi in cui le aziende individuano potenziali candidai idonei e non idonei ad una assunzione, e poi scandalizzarsi se un dirigente scolastico si comporta, nel rispetto delle nome, allo stesso modo?

Più controversa appare, invece, la nota Miur riguardo l'utilizzo dell'organico dell'autonomia, perché che ci sia stato un mismatching fra domanda ed offerta di docenti del potenziamento e che questi vadano innanzitutto a coprire le supplenze non è una vox populi, ma legis.

Condivisibile, invece, il grido di allarme per collegi docenti di inizio anno con sedie vuote, o occupate da docenti provvisori perché in attesa di una nuova assegnazione, e anche e soprattutto il grido di allarme relativo ai posti di sostegno, in teoria creati per sostenere gli studenti in situazione di grave difficoltà, ed offerti invece in pasto a chi ricerca un'assegnazione provvisoria per sfuggire alla "deportazione". Condivisibili entrambi perché non fanno che riaffermare la logica perversa che la scuola sia per i docenti, e non per gli studenti. Quest'affermazione, centrale all'intervento del ministro Giannini al su citato programma televisivo Politics, può suonare vuota per la lunga usura che ha subìto, ma il suo valore civico è indiscutibile.

Che sia pubblica o privata, la scuola è un servizio pubblico, e l'articolo 34 della Costituzione afferma che è diritto di tutti, anche di coloro che non hanno i mezzi per quello studio che potrebbe migliorare la loro vita. E per una volta l'articolo 33 della Costituzione merita una citazione non per il "senza oneri per lo Stato" la cui interpretazione impedisce in Italia, in una lettura ovviamente già pregiudizievole, l'instaurarsi di un sistema realmente integrato di scuola pubblica e pubblica, ma per il più nobile "La Repubblica istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi". E' un servizio pubblico il cui esercizio costituisce un dovere costituzionale, e non un diritto sindacale, pur essendo il lavoro (ma non necessariamente un posto nella scuola) un diritto del cittadino.

La trasformazione del diritto all'istruzione, di cui secondo l'articolo 33 tutti i cittadini italiani devono usufruire per almeno otto anni (attualmente l'obbligo si estende fino al compimento del 16esimo anno di età), e del diritto allo studio, che prosegue fino agli studi universitari, nel "diritto del lavoratore/docente" è avvenuta per cattiva politica scolastica stratificata, che nel sistema scuola sembra sapersi rigenerare dalle ceneri della caduta di qualsiasi governo e/o ministero, e per il concomitante dilagare da una parte di un sindacalismo di bassa lega che nulla ha a che vedere con la difesa dei diritti dei lavoratori in reali condizioni di sfruttamento, e dall'altra per il degradare di una mentalità comune sempre più preda della logica dei diritti. Una fine ben triste per tre diritti — allo studio, all'istruzione ed al lavoro — che comparvero nella Costituzione italiana alla sua entrata in vigore il 1° gennaio 1948.  



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COMMENTI
16/09/2016 - Senza presidi ma che “Buona Scuola” è? (Vincenzo Pascuzzi)

Governo e ministro sono in carica da due anni e mezzo, da trenta mesi, ma sembra che appena adesso si stiano accorgendo che il 20% delle scuole risulta senza DS, cioè mancano 1.500 DS su circa 8.000! E i concorsi sono bloccati al 2012. Negli istituti senza DS, l ‘USR nomina un "reggente" che deve dividersi letteralmente in quattro per governare tutti i suoi docenti e alunni. Un fenomeno che consente dei tagli celati. Osserva Mario Rusconi (ANP): "Una reggenza costa 9mila euro l’anno, mentre lo stipendio di un dirigente si aggira attorno ai 50-60 mila euro l’anno. È chiaro che lo Stato per ogni preside reggente risparmia più di 25 mila euro lordi l’anno, considerato che ogni titolare ha più reggenze”. Forse Rusconi ha sbagliato la sottrazione e in totale lo Stato “risparmia” circa 75 milioni. Ma se un preside può assumere anche più di una reggenza, viene da chiedersi e dubitare del reale carico di lavoro della funzione direttiva.

 
16/09/2016 - “La geografia non si può ribaltare” (Vincenzo Pascuzzi)

Un bell’aforisma! E chi mai vorrebbe ribaltarla? È un tentativo maldestro di cambiare la carte in tavola, una tentata mutatio controversiae. Più semplicemente è il piano straordinario di assunzioni e di mobilità non funziona, come osserva Maurizio Berni: «Ma l’errore più grosso, veramente marchiano, è stato quello di mettere la tagliola: se accetti di entrare nella fase nazionale, devi accettare il rischio di vederti attribuita una sede qualsiasi su tutto il territorio nazionale, e sei obbligato ad accettare entro 10 giorni, altrimenti non potrai avere altre possibilità di assunzione e verrai cancellato dalle graduatorie a esaurimento. Una norma di dubbia legittimità, in quanto la presenza in una graduatoria provinciale prevede l’obbligo di accettare proposte di lavoro nella graduatoria stessa, non in altre… sarebbe stato più logico, ammesse (e non concesse) tutte le altre premesse, penalizzare chi non avesse accettato la proposta del piano nazionale estromettendolo da questo piano, ma lasciandolo nella sua posizione in graduatoria provinciale.»

 
16/09/2016 - “Buona Scuola” vs “deportazione” (Vincenzo Pascuzzi)

Mettiamola così. La “Buona Scuola” non è una buona scuola, non è neanche una riforma, ma solo una sanatoria mal riuscita e una regolarizzazione tardiva del personale docente. Eppure lo slogan “Buona Scuola” viene ripetuto come un mantra e accettato. Il termine “deportazione”, urticante per Miur, venne – per così dire – introdotto nel dibattito nel 2015 da una docente siciliana sbattuta a 1.500 km da casa e dalla famiglia. Slogan e urticante, in certo senso, si fronteggiano e compensano, con la differenza che “Buona Scuola” è attivo, aggressivo, concreto, mentre “deportazione” è sulla difensiva, solo a livello verbale ed emotivo.