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SCUOLA/ La "pagella" di inizio anno del Grande Carrozzone

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Stefania Giannini, ministro dell'Istruzione (LaPresse)  Stefania Giannini, ministro dell'Istruzione (LaPresse)

C'è da operare perché i 70 anni della Costituzione italiana nel 2018 siano da celebrare, come in quest'anno i 70 anni della Repubblica, come momento di memoria storica; nel caso della Repubblica, per la capacità di dialogo fra le parti che è stata più volte sottolineata nelle occasioni di commemorazione, e nel caso della Costituzione, per quella ricerca di bene comune e crescita individuale che per quanto riguarda la scuola sono riassunte in affermazioni  quali "La Scuola è per tutti" e "la scuola forma gli uomini". I filmati dell'archivio luce relativi al sistema scuola negli anni successivi alla nascita della Repubblica e alla promulgazione della Costituzione ci restituiscono questa idealità, che la Buona Scuola non possiede.



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COMMENTI
16/09/2016 - Senza presidi ma che “Buona Scuola” è? (Vincenzo Pascuzzi)

Governo e ministro sono in carica da due anni e mezzo, da trenta mesi, ma sembra che appena adesso si stiano accorgendo che il 20% delle scuole risulta senza DS, cioè mancano 1.500 DS su circa 8.000! E i concorsi sono bloccati al 2012. Negli istituti senza DS, l ‘USR nomina un "reggente" che deve dividersi letteralmente in quattro per governare tutti i suoi docenti e alunni. Un fenomeno che consente dei tagli celati. Osserva Mario Rusconi (ANP): "Una reggenza costa 9mila euro l’anno, mentre lo stipendio di un dirigente si aggira attorno ai 50-60 mila euro l’anno. È chiaro che lo Stato per ogni preside reggente risparmia più di 25 mila euro lordi l’anno, considerato che ogni titolare ha più reggenze”. Forse Rusconi ha sbagliato la sottrazione e in totale lo Stato “risparmia” circa 75 milioni. Ma se un preside può assumere anche più di una reggenza, viene da chiedersi e dubitare del reale carico di lavoro della funzione direttiva.

 
16/09/2016 - “La geografia non si può ribaltare” (Vincenzo Pascuzzi)

Un bell’aforisma! E chi mai vorrebbe ribaltarla? È un tentativo maldestro di cambiare la carte in tavola, una tentata mutatio controversiae. Più semplicemente è il piano straordinario di assunzioni e di mobilità non funziona, come osserva Maurizio Berni: «Ma l’errore più grosso, veramente marchiano, è stato quello di mettere la tagliola: se accetti di entrare nella fase nazionale, devi accettare il rischio di vederti attribuita una sede qualsiasi su tutto il territorio nazionale, e sei obbligato ad accettare entro 10 giorni, altrimenti non potrai avere altre possibilità di assunzione e verrai cancellato dalle graduatorie a esaurimento. Una norma di dubbia legittimità, in quanto la presenza in una graduatoria provinciale prevede l’obbligo di accettare proposte di lavoro nella graduatoria stessa, non in altre… sarebbe stato più logico, ammesse (e non concesse) tutte le altre premesse, penalizzare chi non avesse accettato la proposta del piano nazionale estromettendolo da questo piano, ma lasciandolo nella sua posizione in graduatoria provinciale.»

 
16/09/2016 - “Buona Scuola” vs “deportazione” (Vincenzo Pascuzzi)

Mettiamola così. La “Buona Scuola” non è una buona scuola, non è neanche una riforma, ma solo una sanatoria mal riuscita e una regolarizzazione tardiva del personale docente. Eppure lo slogan “Buona Scuola” viene ripetuto come un mantra e accettato. Il termine “deportazione”, urticante per Miur, venne – per così dire – introdotto nel dibattito nel 2015 da una docente siciliana sbattuta a 1.500 km da casa e dalla famiglia. Slogan e urticante, in certo senso, si fronteggiano e compensano, con la differenza che “Buona Scuola” è attivo, aggressivo, concreto, mentre “deportazione” è sulla difensiva, solo a livello verbale ed emotivo.