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SCUOLA/ La "pagella" di inizio anno del Grande Carrozzone

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Stefania Giannini, ministro dell'Istruzione (LaPresse)  Stefania Giannini, ministro dell'Istruzione (LaPresse)

Se un'azienda assumesse 120mila persone in due anni in un territorio di 300mila km, con 30mila da concludersi in cinque giorni (fra il 5 e il 10 settembre secondo la nota Miur), si parlerebbe di  miracolo della crescita e di un rinnovamento e ringiovanimento straordinari del personale, e il gestore di tale incredibile rinnovamento verrebbe lodato apertamente. Non avrebbe certo bisogno di "difendersi", come ha fatto, con affermazioni solo in parte condivisibili, il ministro dell'Istruzione Giannini nella sua recente apparizione a Politics. Se l'azienda è la scuola, e le assunzioni sono la sanatoria del peccato mortale del sistema stesso — aver generato una generazione di precari entrati da neolaureati ed ora padri e madri di famiglia — nel porvi mano per risolverlo non vi è nessun miracolo economico, e chi è entrato nel sistema non è di certo un giovane laureato, visto che le Gae sono state chiuse nel 2008 e fra laurea, Ssis per abilitazione da aver già messo in tasca in tempo utile per l'ultima immissione nelle Gae, anche il docente che ha appena concluso il suo anno di prova ha almeno 33-35 anni, e presumibilmente insegna da almeno una decina di anni. Questo nella più ottimistica delle stime, e senza voler prendere in considerazione chi di anni di precariato ne abbia fatti una trentina, e si veda immesso in ruolo in età più da pensione che da neo-assunzione.

Nel sentire comune, operazioni e figure del piano di assunzione straordinario appena concluso (in teoria) con l'apertura del nuovo anno scolastico sono stati ridenominati  da "dirigente scolastico" a "preside sceriffo" (deciderebbe chi vuole assumere), da "mobilità straordinaria" a "deportazione" (flusso di docenti dal Sud al Nord), da "chiamata per competenze" a "chiamata diretta" (l'assegnazione di incarico al docente che ha competenze il più possibili uguali al profilo individuato nell'organico dell'autonomia), da "precariato" a "supplentite"; e tutti i nomignoli danno voce alle paure e alle accuse indignate che dominano questo avvio di anno scolastico.

Non pare condivisibile il grido alla "deportazione" che si è levato (chi fece domanda a luglio 2015 sperava di essere fra i fortunati a rientrare sulla scuola o ambito desiderati, e non tutte le speranze diventano realtà), anche se l'aver reso noto l'algoritmo solo a giochi fatti e il balletto delle cifre su quanto pesante sia stata la deportazione, peraltro negata dal ministro Giannini, non hanno certamente contribuito ad un avvio d'anno se non regolare, almeno non teso. 

Non pare condivisibile nemmeno lo scandalo di chi ha tuonato contro quei dirigenti che hanno scelto docenti a loro conosciuti perché già in servizio presso il loro istituto, magari arrivandoci attraverso il rispetto formale della chiamata per competenze da loro regolarmente pubblicata. In quale azienda si deplorerebbe chi assume una persona perché avendola vista lavorare, la ritiene valida? 



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COMMENTI
16/09/2016 - Senza presidi ma che “Buona Scuola” è? (Vincenzo Pascuzzi)

Governo e ministro sono in carica da due anni e mezzo, da trenta mesi, ma sembra che appena adesso si stiano accorgendo che il 20% delle scuole risulta senza DS, cioè mancano 1.500 DS su circa 8.000! E i concorsi sono bloccati al 2012. Negli istituti senza DS, l ‘USR nomina un "reggente" che deve dividersi letteralmente in quattro per governare tutti i suoi docenti e alunni. Un fenomeno che consente dei tagli celati. Osserva Mario Rusconi (ANP): "Una reggenza costa 9mila euro l’anno, mentre lo stipendio di un dirigente si aggira attorno ai 50-60 mila euro l’anno. È chiaro che lo Stato per ogni preside reggente risparmia più di 25 mila euro lordi l’anno, considerato che ogni titolare ha più reggenze”. Forse Rusconi ha sbagliato la sottrazione e in totale lo Stato “risparmia” circa 75 milioni. Ma se un preside può assumere anche più di una reggenza, viene da chiedersi e dubitare del reale carico di lavoro della funzione direttiva.

 
16/09/2016 - “La geografia non si può ribaltare” (Vincenzo Pascuzzi)

Un bell’aforisma! E chi mai vorrebbe ribaltarla? È un tentativo maldestro di cambiare la carte in tavola, una tentata mutatio controversiae. Più semplicemente è il piano straordinario di assunzioni e di mobilità non funziona, come osserva Maurizio Berni: «Ma l’errore più grosso, veramente marchiano, è stato quello di mettere la tagliola: se accetti di entrare nella fase nazionale, devi accettare il rischio di vederti attribuita una sede qualsiasi su tutto il territorio nazionale, e sei obbligato ad accettare entro 10 giorni, altrimenti non potrai avere altre possibilità di assunzione e verrai cancellato dalle graduatorie a esaurimento. Una norma di dubbia legittimità, in quanto la presenza in una graduatoria provinciale prevede l’obbligo di accettare proposte di lavoro nella graduatoria stessa, non in altre… sarebbe stato più logico, ammesse (e non concesse) tutte le altre premesse, penalizzare chi non avesse accettato la proposta del piano nazionale estromettendolo da questo piano, ma lasciandolo nella sua posizione in graduatoria provinciale.»

 
16/09/2016 - “Buona Scuola” vs “deportazione” (Vincenzo Pascuzzi)

Mettiamola così. La “Buona Scuola” non è una buona scuola, non è neanche una riforma, ma solo una sanatoria mal riuscita e una regolarizzazione tardiva del personale docente. Eppure lo slogan “Buona Scuola” viene ripetuto come un mantra e accettato. Il termine “deportazione”, urticante per Miur, venne – per così dire – introdotto nel dibattito nel 2015 da una docente siciliana sbattuta a 1.500 km da casa e dalla famiglia. Slogan e urticante, in certo senso, si fronteggiano e compensano, con la differenza che “Buona Scuola” è attivo, aggressivo, concreto, mentre “deportazione” è sulla difensiva, solo a livello verbale ed emotivo.