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SCUOLA/ Fatto il concorso, domandiamoci chi sono i (bravi) docenti

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Dovrebbero associare a questo la necessaria capacità di comunicare e spiegare in modo chiaro, corretto ed efficace, la predisposizione ad entusiasmare ideando e costruendo percorsi culturali e formativi oltre le singole discipline, mostrando una capacità coinvolgente di dialogo, argomentazione, disponibilità al confronto culturale. Dovrebbero saper spiegare utilizzando in modo integrato fonti di informazione differenziate, sapersi porre domande e porre domande individuando risposte nell'ottica di formare persone libere e aperte. 

E' un lavoro nel quale ogni professionista delle proprie discipline, prima che docente (letterato, filosofo, chimico, biologo, architetto, matematico, fisico…), dovrebbe diventare maestro di cultura e di vita, essere per i giovani un riferimento colto, credibile e coerente in grado di guidarli a ragionamenti critici oltre le semplici nozioni, un aspetto molto importante, quest'ultimo, soprattutto nella scuola secondaria superiore. 

Per questo occorrono docenti collaborativi che non seguano schemi predefiniti, rigide procedure, che adottino modelli e copino protocolli, modernismi forzati magari concepiti in contesti estranei al mondo della scuola. "L'incontro con il tempo della lezione — ha scritto Massimo Recalcati —, la parola viva della lezione quando accade, quando si dà la sua esperienza autentica, rende davvero possibile l'incontro con il Nuovo, con il non ancora saputo, il non ancora conosciuto" (L'ora di lezione, 2015).

Docenti che non dimentichino di dare sempre il giusto, elevato valore al vissuto degli studenti, praticando approcci didattici che valorizzano attività svolte in contesti esterni all'ambito scolastico, superando così i limiti delle frequenti frammentazioni derivanti dalla docenza disciplinare. 

Ma questi risultati si ottengono facendo sì che i nuovi docenti possano mettersi in gioco con un ruolo ben definito fin da giovani, superando efficaci selezioni meritocratiche che sono la normalità in contesti scolastici esteri. Senza o con ridotte fasi di precariato, si rivela efficace iniziare da giovani ad insegnare con continuità pluriennale nelle stesse classi, esprimendo passione, entusiasmo e creatività, trasferendo anche nella scuola elementi di esperienze professionali maturate in altri precedenti ambiti di lavoro. 

Sono modalità forse difficili da attuare, in quanto il ruolo docente è cambiato nel tempo, diventando attualmente più complesso ed articolato, quindi è probabile che in futuro occorrano periodi di formazione più lunghi prima di poter effettivamente accedere alla professione. Ma è un tentativo che vale la pena di intraprendere. 

 

(1- continua)



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