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SCUOLA/ Gli esclusi dal concorso "bocciano" 4 ministri

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Matteo Renzi (LaPresse)  Matteo Renzi (LaPresse)

Neppure oggi sembra che l'opinione pubblica avverta le gravi conseguenze di tale mancanza, anche se, come è ben noto a tutti, le famiglie al momento dell'iscrizione sono ben attente a scegliere per i figli le scuole ove più alto è il prestigio degli insegnanti. Hanno invece grande eco le lagnanze dei docenti che, per ragioni del tutto personali (che spesso purtroppo non coincidono con le esigenze generali), protestano per i trasferimenti cui sono destinati. Lo scarto tra il problema di fondo e le questioni personali dei singoli può essere così rappresentato: è come se un autista fosse preoccupato del non perfetto funzionamento del tergicristallo e partisse senza invece accorgersi di essere a secco di carburante. 

Una seria e coerente politica del personale richiede diverse e concatenate iniziative riguardanti le varie fasi della carriera: la formazione iniziale, il reclutamento, la formazione in servizio, la valutazione delle prestazioni professionali, la progressione della carriera. Spesso queste varie questioni sono invece affrontate a spezzoni e indipendentemente l'una dall'altra. Ma anche quanto si individua un obiettivo preciso e circoscritto la navigazione è spesso a vista, se non proprio casuale. È precisamente quanto è accaduto negli ultimi due decenni, ad esempio, in materia di formazione iniziale. 

Verso la fine degli anni 90 si verificò il più serio tentativo per migliorare la preparazione del personale con l'avvio delle scuole di specializzazione (Ssis) per i futuri docenti di scuola secondaria e l'innalzamento a livello della laurea della formazione dei maestri elementari. Le Ssis rappresentarono, in particolare, un'esperienza del tutto innovativa e diedero vita a esperienze interessanti. Le università spesero molte risorse per dotarsi di strutture e personale in grado di far fronte ai nuovi impegni loro attribuiti dal legislatore, anche se, a onore del vero, non tutte le esperienze furono esenti da qualche improvvisazione. 

Dopo pochi anni, nel 2008, in seguito a un'ingenerosa campagna scandalistica, le Ssis furono frettolosamente liquidate e sostituite nel 2010 da altre modalità formative che avrebbero dovuto accentuare l'aspetto pratico-professionale della formazione iniziale: il cosiddetto Tirocinio formativo attivo (Tfa) che, non appena fu avviato (ma solo nel 2012), rese necessaria anche una versione semplificata per quanti, nel frattempo, erano già entrati in servizio: i Percorsi abilitanti speciali (Pas). Fino alla legge sulla Buona Scuola il Tfa e i Pas sembravano finalmente la soluzione stabile. Ma nel frattempo il provvedimento dell'anno scorso ha rimesso tutto in discussione e si è ora in attesa di conoscere quali saranno sia le modalità sia di formazione dei futuri docenti e sia le procedure di reclutamento. 



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COMMENTI
22/09/2016 - Repetita iuvant. (Franco Labella)

Nel mio commento precedente chiedevo al prof. Chiosso di scrivere un articolo che, in realtà, ha già scritto a luglio: http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2016/7/6/SCUOLA-Voti-via-i-numeri-tornano-le-lettere-manovre-di-retroguardia/713756/. Ed allora perchè reiterare la richiesta? Ma perchè allora Chiosso si mostrava fiducioso in un ripensamento che pare non ci sia stato. Ma sarà come per l'Italicum (prima Renzi: L'Italicum è la migliore legge del mondo. Vedrete che tra sei mesi ce la copieranno in molti" - ora Renzi "Siamo pronti a modificarla") , tra qualche mese o qualche anno, contrordine compagni, ritorniamo ai voti e lasciamo perdere cieli e righelli...

 
20/09/2016 - Bocciato l'attuale ministro sicuramente... (Franco Labella)

L'uso del tempo futuro da parte di Chiosso nella domanda finale del suo intervento è sicuramente significativo. Invocare stabilità di orientamento, come fa Chiosso in tutto il suo articolo, certamente non è quel segnale di conservatorismo che spesso viene attribuito anche dagli attuali decisori ai gufi contrari. Sarò molto lieto di leggere il prossimo articolo del prof. Chiosso, che auspico arrivi presto, sulla ennesima giravolta, pardon, significativa rivoluzione prossima ventura: le lettere nella valutazione. Al netto della "poesia" della responsabile scuola del PD, Francesca Puglisi, per la quale la "rivoluzione" annunciata serve perché (testuale) "non si può misurare il cielo col righello", gradirei conoscere l'opinione di Chiosso su questa fondamentale ed epocale svolta. A me stesso ricordo che la svolta epocale precedente (regnante Gelmini) risale al paleolitico? Insomma "facite ammuina".... qualcosa resterà ed è l'unico dato omogeneo a governi di destra e di "sinistra" (?) Qualcosa resterà... Magari la "poesia" del cielo col righello della Puglisi che ha un cv di tutto rispetto orientato al mondo dell'istruzione e per chi volesse approfondirlo lo trova qui: http://www.francescapuglisi.it/chi-sono/ Come scrivete? Non c'avete trovato molti nessi con il mondo dell'istruzione? E mica è colpa mia...e poi mica serve per i cieli e i righelli...

 
20/09/2016 - L’assurdità del concorso che boccia gli abilitati (Vincenzo Pascuzzi)

L’articolo di Giorgio Chiosso prende spunto dall’ultimo concorso per riproporre la questione dolente della preparazione-valutazione che “da circa un quarantennio, ecc …”. Concordo sostanzialmente con le sue osservazioni critiche. Abbiamo una scuola che troppo spesso si rassegna o è costretta a “certificare” invece di impegnarsi a “istruire”. E apparentemente ciò va bene a tutti, a cominciare dai decisori politici. Limito però il mio commento al concorsone e ai suoi esiti imprevisti (?) che hanno suscitato scalpore. Qui la responsabilità ministeriale è – almeno per me – chiara e inequivocabile. Un approccio serio a un concorso per già abilitati non dovrebbe prevedere l’esclusione, cioè la bocciatura, se non in casi eccezionalissimi. E tanto meno dopo una sola prova. Se l’organico della scuola necessita di 60 mila unità, il Miur le DEVE trovare cercando e rovistando in ciò che passa il convento che poi nei fatti è costituito lui stesso! In proposito circola, e potrebbe avere qualche fondamento, l’interpretazione di quanto accaduto come espediente governativo per continuare a ricorrere alle supplenze e risparmiare così circa 9.000 euro/anno per ogni docente!