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SCUOLA/ Gli esclusi dal concorso "bocciano" 4 ministri

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Matteo Renzi (LaPresse)  Matteo Renzi (LaPresse)

Ha suscitato scalpore il grande numero degli aspiranti docenti esclusi dalle prove orali nei concorsi in corso di svolgimento. Secondo i dati resi noti si tratterebbe complessivamente di una quota tra il 50 e il 60 per cento dei candidati con punte del 70-80 per cento in alcune classi di concorso. L'impressione immediata è quella di trovarsi di fronte a una pericolosa massa di persone impreparate, nonostante il possesso dell'abilitazione all'insegnamento. 

Analisi troppo facile; a un esame più attento la diagnosi è più articolata. Accanto all'insufficiente preparazione di molti candidati e all'improvvisazione di chi, come spesso accade in tutti i concorsi pubblici, concepisce la prova come una lotteria nella speranza di estrarre il numero vincente, bisogna considerare anche alcuni fattori esterni come i programmi d'esame eccessivamente pretenziosi, la nuova impostazione delle prove scritte, le domande in lingua straniera, la composizione, in taluni casi, frettolosa delle commissioni, l'errata convinzione che basterebbe l'esperienza accumulata nell'insegnamento (sulle spalle degli allievi) per superare le prove concorsuali. 

Lo shock provocato dai dati del concorso, oltre a suscitare preoccupazioni momentanee, dovrebbe soprattutto suggerire una seria riflessione su alcune questioni di fondo. La prima delle quali è da tempo nota: la scuola si sta riducendo — o addirittura è già ridotta — a luogo di assorbimento della disoccupazione intellettuale anziché essere un luogo ove perseguire l'eccellenza culturale ed educativa. Da circa un quarantennio è stata azzerata la valutazione meritocratica in ingresso frettolosamente identificata con i severi concorsi che dominarono il campo fino agli anni 60. Quel tipo di filtro concorsuale — forse è il caso di ricordarlo — assicurò alla scuola italiana per molto tempo una classe docente di altissimo profilo, non di rado con i migliori che accedevano alla carriera universitaria o coltivavano professionalità di primo piano nell'ambito tecnico e scientifico.  

I tempi sono cambiati e quei concorsi non sono più replicabili negli stessi termini, in specie nella realtà della scuola dell'autonomia ove, in via di principio (e se l'autonomia fosse davvero tale), ciascuna scuola andrebbe posta nelle condizione di reclutare di volta in volta il personale necessario in coerenza con gli obiettivi della scuola stessa. Resta invece intatta l'istanza di una selezione rigorosa dei candidati in entrata. Senza contare che la difficoltà a espletare le prove nei tempi dovuti (dai ritardi nella pubblicazione del bando alla lentezza delle commissioni a svolgere gli esami) dimostra che i concorsi nazionali sono ormai impraticabili anche dal punto di vista soltanto organizzativo.

Non è necessario scomodare le raccomandazioni dell'Ocse per capire che non c'è scuola all'altezza dei compiti che le sono affidati se non è animata da un corpo docente ben selezionato e da una valida dirigenza. Da noi, invece, nessun governo ha avuto la forza per troppo tempo — dietro le pressioni sindacali e gli interessi delle lobbies spesso trasversali interessate a proteggere le clientele dei precari — di perseguire una seria politica del personale.



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COMMENTI
22/09/2016 - Repetita iuvant. (Franco Labella)

Nel mio commento precedente chiedevo al prof. Chiosso di scrivere un articolo che, in realtà, ha già scritto a luglio: http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2016/7/6/SCUOLA-Voti-via-i-numeri-tornano-le-lettere-manovre-di-retroguardia/713756/. Ed allora perchè reiterare la richiesta? Ma perchè allora Chiosso si mostrava fiducioso in un ripensamento che pare non ci sia stato. Ma sarà come per l'Italicum (prima Renzi: L'Italicum è la migliore legge del mondo. Vedrete che tra sei mesi ce la copieranno in molti" - ora Renzi "Siamo pronti a modificarla") , tra qualche mese o qualche anno, contrordine compagni, ritorniamo ai voti e lasciamo perdere cieli e righelli...

 
20/09/2016 - Bocciato l'attuale ministro sicuramente... (Franco Labella)

L'uso del tempo futuro da parte di Chiosso nella domanda finale del suo intervento è sicuramente significativo. Invocare stabilità di orientamento, come fa Chiosso in tutto il suo articolo, certamente non è quel segnale di conservatorismo che spesso viene attribuito anche dagli attuali decisori ai gufi contrari. Sarò molto lieto di leggere il prossimo articolo del prof. Chiosso, che auspico arrivi presto, sulla ennesima giravolta, pardon, significativa rivoluzione prossima ventura: le lettere nella valutazione. Al netto della "poesia" della responsabile scuola del PD, Francesca Puglisi, per la quale la "rivoluzione" annunciata serve perché (testuale) "non si può misurare il cielo col righello", gradirei conoscere l'opinione di Chiosso su questa fondamentale ed epocale svolta. A me stesso ricordo che la svolta epocale precedente (regnante Gelmini) risale al paleolitico? Insomma "facite ammuina".... qualcosa resterà ed è l'unico dato omogeneo a governi di destra e di "sinistra" (?) Qualcosa resterà... Magari la "poesia" del cielo col righello della Puglisi che ha un cv di tutto rispetto orientato al mondo dell'istruzione e per chi volesse approfondirlo lo trova qui: http://www.francescapuglisi.it/chi-sono/ Come scrivete? Non c'avete trovato molti nessi con il mondo dell'istruzione? E mica è colpa mia...e poi mica serve per i cieli e i righelli...

 
20/09/2016 - L’assurdità del concorso che boccia gli abilitati (Vincenzo Pascuzzi)

L’articolo di Giorgio Chiosso prende spunto dall’ultimo concorso per riproporre la questione dolente della preparazione-valutazione che “da circa un quarantennio, ecc …”. Concordo sostanzialmente con le sue osservazioni critiche. Abbiamo una scuola che troppo spesso si rassegna o è costretta a “certificare” invece di impegnarsi a “istruire”. E apparentemente ciò va bene a tutti, a cominciare dai decisori politici. Limito però il mio commento al concorsone e ai suoi esiti imprevisti (?) che hanno suscitato scalpore. Qui la responsabilità ministeriale è – almeno per me – chiara e inequivocabile. Un approccio serio a un concorso per già abilitati non dovrebbe prevedere l’esclusione, cioè la bocciatura, se non in casi eccezionalissimi. E tanto meno dopo una sola prova. Se l’organico della scuola necessita di 60 mila unità, il Miur le DEVE trovare cercando e rovistando in ciò che passa il convento che poi nei fatti è costituito lui stesso! In proposito circola, e potrebbe avere qualche fondamento, l’interpretazione di quanto accaduto come espediente governativo per continuare a ricorrere alle supplenze e risparmiare così circa 9.000 euro/anno per ogni docente!