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SCUOLA/ Hannah Arendt, istruzioni per aprire gli occhi

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Hannah Arendt (1906-1975)  Hannah Arendt (1906-1975)

"Perciò il problema era quello di soffocare non tanto la voce della loro coscienza, quanto la pietà istintiva, animale, che ogni individuo normale prova di fronte alla sofferenza fisica degli altri. Il trucco usato da Himmler (…) era molto semplice, e, come si vide, molto efficace: consisteva nel deviare questi istinti, per così dire, verso l'io. E così, invece di pensare: che cose orribili faccio al mio prossimo!, gli assassini pensavano: che orribili cose devo vedere nell'adempimento dei miei doveri, che compito orribile grava sulle mie spalle!" (pp. 113-114). 

L'imputato del processo di Gerusalemme del 1961, Adolf Eichmann, è descritto dalla Arendt come una perfetta vittima di questo sistema di ottundimento dell'identità. Direttore dell'ufficio preposto alla smistamento di ebrei verso i campi di sterminio, al suo processo Eichmann fece affermazioni non credibili, quali: "Con la liquidazione degli ebrei io non ho mai avuto a che fare; io non ho mai ucciso né un ebreo né un non ebreo, insomma non ho mai ucciso un essere umano; né ho mai dato l'ordine di uccidere un ebreo o un non ebreo: proprio, non l'ho mai fatto" (p. 30). Eppure, la Arendt deve rendersi conto che, nella mente dell'imputato, quelle dichiarazioni erano veritiere e rilasciate secondo coscienza, infatti per Eichmann "(…) il gergo burocratico era la sua lingua perché egli era veramente incapace di pronunziare frasi che non fossero clichés. (…) Quanto più lo si ascoltava, tanto più era evidente che la sua incapacità di esprimersi era strettamente legata a un'incapacità di pensare, cioè di pensare dal punto di vista di qualcun altro. Comunicare con lui era impossibile, non perché mentiva, ma perché le parole e la presenza degli altri, e quindi la realtà in quanto tale, non lo toccavano" (pp. 56-57). Infine, la Arendt sa bene che il caso da lei studiato non è che uno tra molti: "Ma il guaio del caso Eichmann era che di uomini come lui ce n'erano tanti e che questi tanti non erano né perversi né sadici, bensì erano, e sono tuttora, terribilmente normali" (p. 282).

Alla ripresa dell'anno scolastico, è doveroso ricordare l'enorme potenziale educativo che, nonostante tutto, risiede nelle parole che ciascun maestro o professore potrà trasmettere in aula ai suoi studenti, introducendoli nella lingua della materia che insegna. La posta in gioco è alta, se la Arendt stessa, riflettendo sulla propria vicenda, afferma: "(…) se una cosa si può ragionevolmente pretendere, questa è che sul nostro pianeta resti un posto ove sia possibile l'umana convivenza" (p. 240). 

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