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SCUOLA/ La riforma degli esami di stato? Cambia molto per cambiare poco

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Si dovrebbe chiudere la secondaria al quarto anno con una valutazione sugli apprendimenti nelle diverse materie derivante dal giudizio dei docenti della scuola e dal punteggio conseguito ai test, suggerendo eventualmente un periodo ulteriore per le materie insufficienti. A seconda del percorso scelto (passaggio diretto al lavoro, ingresso in università, proseguimento in un percorso breve) si potranno richiedere competenze più elevate in alcuni settori, da valutare in entrata e non in uscita, a cura dell'istituzione ricevente. 

 

Le parole chiave della bozza di decreto sembrano le stesse, dagli "apprendimenti" alla "certificazione". E su tutto primeggiano le "competenze". E' ancora un lessico adeguato?

Non mi pare un problema di vocabolario, se non si usa per girarci intorno. Mi pare piuttosto un po' macchinoso il modo di composizione del punteggio finale, con un mix fra valutazioni soggettive e oggettive, e non capisco bene il ruolo dell'alternanza. Se, per esempio, la presenza di un ragazzo in impresa fosse stata disastrosa? Cosa sono i certificati di competenze rilasciati dalle aziende, e con che criteri vanno compilati? iIl peso dell'alternanza sarà il medesimo per chi ha fatto 400 ore e per chi ne ha fatte 200?

 

I test Invalsi sono stati al centro di confronti molto aspri. Si era anche pensato di usarli come clava per bastonare chi (il sud) inflaziona di 100 il mercato dei diplomati. Cosa pensa della soluzione proposta, nelle medie e nelle superiori? Il test non influirà sul voto finale, ma avrà una funzione comparativa e orientativa.

Nel nostro paese i test sono considerati da una parte non piccola dei docenti "instrumentum diaboli" a prescindere, anche se il dibattito sulla soggettività dei voti ha forse fatto nascere qualche dubbio. Se si utilizzano, sarebbe opportuno essere più chiari e decisi in merito, ed è corretto che i docenti siano tenuti a somministrarli, così com'è auspicabile che Invalsi abbia le risorse umane e finanziarie per strutturarli e somministrarli al meglio. 

 

Nella secondaria di I grado si intende spostare "l'attenzione dalle etichette (voti, giudizi ecc.) agli effettivi apprendimenti realizzati (di conoscenze e di competenze)". Questo, stante la soluzione proposta (valutazione con A, B, C, D, E) avviene davvero?

No. Quando furono introdotti i giudizi (ottimo, buono, eccetera) i bambini chiedevano: ma ottimo vuol dire nove? Quando furono reintrodotti i voti, chiedevano: ma nove vuol dire ottimo? Adesso penso che succederà lo stesso, perché i bambini hanno bisogno di un messaggio chiaro, che sia poi accompagnato da tutti i necessari distinguo. 

 

Dove sta il problema?

Il problema non è l'indicazione sintetica del livello raggiunto, ma la descrizione, e l'attuazione di "modalità di valutazione che supportino la motivazione di ciascun alunno". I docenti sono in grado di farlo? e chi preparerà — il Miur, parrebbe — le prove costruite sulla base di "quadri di riferimento espliciti che tengano conto dei profili in uscita, delle indicazioni nazionali" eccetera? 

 

Ancora: "le lettere non sono da usare come voti, ma come descrizione del raggiungimento di un livello complessivo di apprendimento e di descrizione di competenze, sulla base di indicatori nazionali". E nella valutazione quotidiana? Lei vede una operazione seria o siamo al palliativo lessicale? 



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COMMENTI
23/09/2016 - L'esame di "maturità" non esiste più da anni (Franco Labella)

Se si invoca precisione, precisi bisogna essere. L'esame di "maturità" non esiste più da anni. Si chiama ed è "esame di Stato". Così come definire, come mi capita di leggere spesso, "quizzone" la terza prova forse facilita, poi, l'assimilazione dei test (anche quelli "nobili" dell'Invalsi) a Rischiatutto. Quanto al concordare le domande con gli studenti: io non le concordavo e non mi è capitato di avere la percezione che i miei colleghi e colleghe lo facessero. Anche per questo, forse, bisognerebbe evitare le generalizzazioni e quindi i luoghi comuni. Parlando di scuola questo sarebbe un gran bene. Perché altrimenti non vale lamentarsi del fatto che i decisori che se ne occupano il più delle volte sono dilettanti allo sbaraglio anche se si travestono da "amerikani" :-)))

 
22/09/2016 - esame di maturità: chi ha paura della meritocrazia (vittorio perego)

Forse è il caso di informarsi con più precisione come funziona ora l'esame di maturità. E chiedere a chi ogni anno lo svolge un giudizio di merito sulla proposta folle del governo. Da anni non c'è nessuna "transumanza" perché i commissari esterni sono obbligati a presentare domanda solo negli ambiti adiacenti, appunto per contenere i costi. Se crediamo nel merito e nella meritocrazia l'unica soluzione è la commissione interamente composta da membri esterni. Alcuni colleghi durante le prove INVALSI aiutano gli studenti per mascherare così la loro incapacità. Invece è assolutamente necessario che gli studenti abbiano un momento in cui sono valutati per le loro prestazioni, la cosa tra l'altro può diventare un forte stimolo ad indurre gli insegnanti a lavorare seriamente durante l'anno. Oggi capita spesso che nelle discipline in cui il commissario è interno, durante l'anno l'insegnate nella migliore delle ipotesi lavora poco, nella peggiore poi concorda con gli studenti le domande dell'esame.

 
21/09/2016 - De profundis (Franco Labella)

Ancora una volta ilsussidiario analizza tempestivamente un provvedimento annunciato dal Governo del "facite ammuina". Leggendo le risposte della prof.ssa Ribolzi,che non mi pare sia una pericolosa studiosa ed intellettuale estremista, si ha la conferma che anche stavolta cortine fumogene e scopiazzature esterofile sono giudicate, se non capisco male, prive di reale efficacia o un belletto improduttivo. Che dire? Per chi ama i belletti si può sempre consolare con la "poesia" della responsabile scuola del PD, Francesca Puglisi, che a proposito del balletto giudizi, voti, lettere si è espressa contro i voti scrivendo che usarli è come "misurare il cielo con un righello". La Puglisi, a stare al suo cv che trovate qui: http://www.francescapuglisi.it/chi-sono/ nella vita si è occupata di marketing e comunicazione. Lo slogan è efficace, immaginifico ma resta appunto uno slogan che serve per vendere un pessimo prodotto chiamato "Buona scuola". A Napoli siamo più diretti e meno poetici e invece che cieli e righelli diciamo "facite ammuina..." E la frase risale ai Borboni...