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SCUOLA/ La riforma degli esami di stato? Cambia molto per cambiare poco

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L'espressione "palliativo lessicale" mi piace, e forse la possiamo applicare anche alla descrizione del documento di valutazione finale, che a meno di un uso accorto e innovativo del copia e incolla parrebbe comportare ore di compilazione per ogni maturando — pardon, esaminando del secondo ciclo —. Fortunatamente in classe una buona parte dei docenti, non tutti ma nemmeno pochi, sa benissimo cosa fare per valutare i suoi allievi nel modo più costruttivo.

 

Ma come valuta nel complesso la formula del nuovo esame di maturità?

Lo ritengo, come ho detto, inutile, per cui quale che sia la formula può essere tutt'al più meno brutto dell'attuale. 

 

Lo svolgimento delle attività di alternanza scuola-lavoro diventa un requisito di ammissione all'esame. D'altra parte in molti casi queste attività sono state nientemeno che... simulate. Che ne pensa?

Vero. Non saprei, io lo escluderei perché questa normativa può spingere alcune scuole a scelte inconsulte, di cui pagherebbero le conseguenze i ragazzi. Gli esiti dell'alternanza, a mio avviso, andrebbero consegnati al docente tutor che li farà avere ai docenti delle materie coinvolte. Ritengo anche problematico chiedere alle aziende di esprimersi in termini di "competenze acquisite". Possono dire ai docenti che cosa i ragazzi hanno fatto e come lo hanno fatto: sta poi a loro, ai docenti, tradurre questo in competenze. Il voto di alternanza è un paradosso. Però non lo affermo con assoluta certezza, dovrei pensarci meglio. 

 

I suoi suggerimenti?

Come si fa a modificare l'esame rendendolo coerente con il progetto educativo di una scuola, se non si abolisce il valore legale del titolo di studio, costringendo così i valutatori in una gabbia che impedisce di muoversi? 

 

(Federico Ferraù)



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COMMENTI
23/09/2016 - L'esame di "maturità" non esiste più da anni (Franco Labella)

Se si invoca precisione, precisi bisogna essere. L'esame di "maturità" non esiste più da anni. Si chiama ed è "esame di Stato". Così come definire, come mi capita di leggere spesso, "quizzone" la terza prova forse facilita, poi, l'assimilazione dei test (anche quelli "nobili" dell'Invalsi) a Rischiatutto. Quanto al concordare le domande con gli studenti: io non le concordavo e non mi è capitato di avere la percezione che i miei colleghi e colleghe lo facessero. Anche per questo, forse, bisognerebbe evitare le generalizzazioni e quindi i luoghi comuni. Parlando di scuola questo sarebbe un gran bene. Perché altrimenti non vale lamentarsi del fatto che i decisori che se ne occupano il più delle volte sono dilettanti allo sbaraglio anche se si travestono da "amerikani" :-)))

 
22/09/2016 - esame di maturità: chi ha paura della meritocrazia (vittorio perego)

Forse è il caso di informarsi con più precisione come funziona ora l'esame di maturità. E chiedere a chi ogni anno lo svolge un giudizio di merito sulla proposta folle del governo. Da anni non c'è nessuna "transumanza" perché i commissari esterni sono obbligati a presentare domanda solo negli ambiti adiacenti, appunto per contenere i costi. Se crediamo nel merito e nella meritocrazia l'unica soluzione è la commissione interamente composta da membri esterni. Alcuni colleghi durante le prove INVALSI aiutano gli studenti per mascherare così la loro incapacità. Invece è assolutamente necessario che gli studenti abbiano un momento in cui sono valutati per le loro prestazioni, la cosa tra l'altro può diventare un forte stimolo ad indurre gli insegnanti a lavorare seriamente durante l'anno. Oggi capita spesso che nelle discipline in cui il commissario è interno, durante l'anno l'insegnate nella migliore delle ipotesi lavora poco, nella peggiore poi concorda con gli studenti le domande dell'esame.

 
21/09/2016 - De profundis (Franco Labella)

Ancora una volta ilsussidiario analizza tempestivamente un provvedimento annunciato dal Governo del "facite ammuina". Leggendo le risposte della prof.ssa Ribolzi,che non mi pare sia una pericolosa studiosa ed intellettuale estremista, si ha la conferma che anche stavolta cortine fumogene e scopiazzature esterofile sono giudicate, se non capisco male, prive di reale efficacia o un belletto improduttivo. Che dire? Per chi ama i belletti si può sempre consolare con la "poesia" della responsabile scuola del PD, Francesca Puglisi, che a proposito del balletto giudizi, voti, lettere si è espressa contro i voti scrivendo che usarli è come "misurare il cielo con un righello". La Puglisi, a stare al suo cv che trovate qui: http://www.francescapuglisi.it/chi-sono/ nella vita si è occupata di marketing e comunicazione. Lo slogan è efficace, immaginifico ma resta appunto uno slogan che serve per vendere un pessimo prodotto chiamato "Buona scuola". A Napoli siamo più diretti e meno poetici e invece che cieli e righelli diciamo "facite ammuina..." E la frase risale ai Borboni...