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SCUOLA/ Alessandra ai prof: mi dite cosa ci trovate di bello nella vostra materia?

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Alessandra invece è al terzo anno. Anche il suo primo giorno è una delusione: «stamattina i miei professori mi hanno fatto incazzare, perché sembrava di guardare il vuoto, di essere seduta sul divano a fissare la parte bianca». Le prende quasi una tenerezza per loro: «voglio che voi mi diciate cosa ci trovate di bello nella vostra materia, voglio sapere perché siete qui davanti a me e non da un'altra parte». Invece passano quattro ore e niente: piovono «le domande solite che ti fanno i professori alle quali mai nessuno risponde sinceramente». 

Maria Lidia, però, la mattina le ha mandato un messaggio: «sii te stessa al cento per cento, goditela». Allora Alessandra prende coraggio, e mentre tutti rispondono ritualmente che da quest'anno si aspettano "niente debiti", si alza e dichiara pubblicamente: «io voglio solo essere presente a me stessa, esserci davvero in tutto quello che faccio». La classe ridacchia, ma lei non si sente più sola: si scopre insieme ai suoi amici che la aiutano a essere se stessa. Sì, perché se l'aiuto non viene dall'ambiente, allora uno va a cercarselo fuori. Tant'è vero che la cosa più bella che può succedere a scuola non è nemmeno una lezione trascinante a cui assisti da spettatore compiaciuto: la cosa più bella è quando succedi tu, quando finalmente ci sei. 

La mattina dopo fai ancora fatica ad alzarti, ma ti rendi conto che la vita è una lotta principalmente contro se stessi, tra la propria indifferenza e la convenienza di giocarsela tutta. È dura, certo: perché il pomeriggio Alessandra ha da tradurre, e a metà versione non sta capendo niente. Ma il cuore, ancora, torna a farsi sentire: «Nel momento in cui ho capito che quella versione l'aveva scritta un uomo come me, con le mie stesse domande, che aveva messo tutto se stesso in quello che aveva scritto e che io tanto stavo odiando, è cambiato tutto. Cesare non era più uno da bestemmiare perché ti fa perdere un pomeriggio, ma semplicemente un uomo. Idem per le lezioni di chimica, quando non capisci niente e maledici gli scienziati: non potevate farvi meno domande? Però se penso che quelle domande sono le domande di uno che, prima di essere uno scienziato che devo studiare, è un uomo, anche la chimica diventa un'occasione. Quando ho capito che dietro ogni cosa ci sono degli uomini con le mie stesse paure, con i miei stessi dubbi ma soprattutto le mie stesse domande, tutto è cambiato».

Gli insegnanti conoscono gli alti e i bassi, i tormenti e le scoperte di questi cuori vivi? Saremo all'altezza di questi cuori? O domani mattina torneremo a deluderli? Proposta a tutti gli insegnanti: e se fossero degli studenti a tenere qualcuna delle 125 ore della formazione obbligatoria? Non ovviamente i secchioni clonati dai bravi insegnanti, ma chi ha il coraggio di dire pubblicamente quello che scrive su WhatsApp e confessa ai propri amici. Ce l'abbiamo la voglia di imparare da loro?



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COMMENTI
22/09/2016 - L'umanesimo e le domande (Sergio Palazzi)

Bravo Capasa (come sempre), e grazie per aver tirato in ballo proprio la chimica. Quando qualcuno dice "dunque, qui ci sono le materie umanistiche..." di solito aggiungo "allora ci sono anch'io, perchè la chimica è umanistica" - con inevitabili risolini, specie di chi ha fatto un liceo... Va beh, trascuriamo che la chimica è stata inventata dagli umanisti, che proprio grazie alla chimica cercavano di dare un senso nuovo all'uomo nell'universo - maledizione, però la chiamavano diversamente, fisica, filosofia naturale, alchimia: eh no, sul Libroditesto non c'è scritto "chimica", quindi racconti balle! Ma, SE è chimica, allora DEVE essere la prima, la più profonda, la più sensata delle materie umanistiche: perchè, come dice qualcuno, la filosofia fa le domande e la chimica - pian piano, man mano che le trova - dà le risposte. Che non sono "formulette". Guai se Alessandra, o Lorenzo o Ahmed, non riescono a capire perchè "devono" studiare chimica. (Guai se non capiscono perchè studiare qualsiasi cosa, in effetti: che senso ha studiarla?). E non voglio entrare sul fatto che almeno la metà degli studenti italiani sente parlare di chimica da qualcuno che non ha una adeguata preparazione per comprenderla realmente: è storia vecchia, triste e risaputa. Il problema è che, anche chi ce l'ha, deve ripensare ogni giorno, ad ogni lezione: Alessandra, lo capisci perchè ti dico queste cose? riesco a mostrarti che sono la chiave per capire la tua e la mia presenza, almeno in "questo" mondo?