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SCUOLA/ Alessandra ai prof: mi dite cosa ci trovate di bello nella vostra materia?

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Dall'1 settembre fino al primo giorno di scuola forse non ci avevamo pensato. Eravamo profondamente immersi in questioni imprescindibili come le liti sulle nomine delle funzioni strumentali e su chi doveva intascarsi il bonus, i lamenti da bar sulle deportazioni dei colleghi e le richieste del sabato come giornata libera. D'un tratto, alle 8 di un giorno qualsiasi di settembre, comparvero gli studenti. Chi sono questi qua?!? Lo scontro frontale con quella rumorosa voglia di vivere e con quella incorreggibile malavoglia è uno schiaffo in faccia: un ritorno, brusco, della realtà. 

Non tutti, però, accusano il colpo. Gli anestetici sono potenti. Eppure l'impatto umano dei primi giorni dice tutto. Ci sono insegnanti che il primo giorno non trovano altro da proporre che un test d'ingresso: per conoscere la classe, dicono. Come se si potesse conoscere una persona attraverso un test: chissà se anche i loro mariti e i loro figli li hanno conosciuti così. Altri si rifugiano nell'evergreen del predicone su quest'anno che sarà diverso dagli altri perché ora faremo sul serio e bla bla bla. La noia dopo pochi minuti appesta l'aria impadronendosi di tutto lo spazio vuoto. Qualcuno però non vuole lasciare il proprio cuore in alto mare. Incuriosita dalla materia nuova, una ragazza chiede al suo insegnante cosa l'abbia spinto a studiare filosofia: e lui non le offre altra risposta se non "prima mi ero iscritto ad architettura ma poi ho capito che non era per me". Complimenti. 

Sara fa il secondo liceo scientifico, e il primo giorno torna a casa con «la sensazione che tutto sia poco, anche se ho davanti il mondo da scoprire, perché nessuno mi fa vedere la bellezza che c'è in quello che studio e, se ci provo, non ne sono capace». È un dolore acuto, che si apre un varco fra la rassegnazione collettiva all'ineluttabile ovvietà dell'andare a scuola perché ci tocca. Chiedi a qualche ragazzo, dopo i primi giorni di scuola, se c'è stata almeno un'ora di lezione bella: qualcuno sbarra gli occhi quasi fosse una domanda totalmente assurda. Chi però si sente trafitto dalla pochezza generale vive «la sensazione di essermi persa un sacco di cose», con l'aggravante che «quella voglia che ho di capire viene spenta da com'è l'ambiente»: un ambiente in cui si comincia dando per scontato il motivo per cui un ragazzo dovrebbe mettersi a studiare. "Quest'anno leggiamo I promessi sposi": e perché, scusi? ne vale la pena? Su questa domanda si continua a glissare. Il primo giorno avverti tutto lo stridore, l'insensatezza, ma il giorno dopo ti abitui di nuovo, e il cuore si arrende al così fan tutti: non rimane che abbassare la testa e di tanto in tanto chiacchierare con i vicini di banco. Ma alla fine di una mattinata passata così, Sara sente che è molto più umano il disgusto del primo giorno, che almeno le aveva fatto sentire, dirompente, «il cuore che affermava di volere altro», infinitamente di più.  



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COMMENTI
22/09/2016 - L'umanesimo e le domande (Sergio Palazzi)

Bravo Capasa (come sempre), e grazie per aver tirato in ballo proprio la chimica. Quando qualcuno dice "dunque, qui ci sono le materie umanistiche..." di solito aggiungo "allora ci sono anch'io, perchè la chimica è umanistica" - con inevitabili risolini, specie di chi ha fatto un liceo... Va beh, trascuriamo che la chimica è stata inventata dagli umanisti, che proprio grazie alla chimica cercavano di dare un senso nuovo all'uomo nell'universo - maledizione, però la chiamavano diversamente, fisica, filosofia naturale, alchimia: eh no, sul Libroditesto non c'è scritto "chimica", quindi racconti balle! Ma, SE è chimica, allora DEVE essere la prima, la più profonda, la più sensata delle materie umanistiche: perchè, come dice qualcuno, la filosofia fa le domande e la chimica - pian piano, man mano che le trova - dà le risposte. Che non sono "formulette". Guai se Alessandra, o Lorenzo o Ahmed, non riescono a capire perchè "devono" studiare chimica. (Guai se non capiscono perchè studiare qualsiasi cosa, in effetti: che senso ha studiarla?). E non voglio entrare sul fatto che almeno la metà degli studenti italiani sente parlare di chimica da qualcuno che non ha una adeguata preparazione per comprenderla realmente: è storia vecchia, triste e risaputa. Il problema è che, anche chi ce l'ha, deve ripensare ogni giorno, ad ogni lezione: Alessandra, lo capisci perchè ti dico queste cose? riesco a mostrarti che sono la chiave per capire la tua e la mia presenza, almeno in "questo" mondo?