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SCUOLA/ Meritocrazia, ecco dove funziona (e perché)

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Addirittura il dato migliore di percezione di meritocrazia è stato rintracciato all'Istituto Volta di Perugia (84%), che lo posiziona tra le migliori organizzazioni italiane in quanto a percezione di meritocrazia da parte dei dipendenti. In sostanza quasi 9 dipendenti su 10 dichiarano, se intervistati anonimamente, che c'è meritocrazia nei loro luoghi di lavoro. La preside dell'istituto è la professoressa Rita Coccia, che con il suo team di lavoro e i suoi docenti rappresenta una vera storia di merito.

Il risultato della scuola di Perugia è infatti straordinario, se consideriamo che impiega circa 160 dipendenti, ma ancora più importanti sono i risultati di performance della scuola, che dimostrano una volta di più il rapporto tra meritocrazia ed eccellenza nelle prestazioni al cittadino.

Il Volta ha infatti praticamente raddoppiato in questi anni i propri studenti da 800 a 1.600 persone. In poche parole nel territorio si è diffusa la notizia della bontà della scuola e sempre più le famiglie hanno deciso di mandare lì i propri figli, arrivando addirittura a preferire l'istituto tecnico ai licei della zona. 

Secondariamente la scuola in questione mantiene rapporti costanti con circa 400 aziende del territorio che avviano ogni anno circa 1.000 percorsi di alternanza scuola-lavoro. Lascio immaginare al lettore cosa sarebbe il nostro Paese se questi risultati fossero comuni a tutte le scuole.

Chiedendo alla professoressa Coccia quale sia il segreto di questo successo, emergono alcuni tratti importanti che caratterizzano le buone organizzazioni. Innanzitutto quello che gli inglesi chiamano "walk your talk", ovvero la capacità di essere coerenti con le proprie dichiarazioni. Quello che si promette si fa. In secondo luogo la presenza di regole chiare e certe che valgono per tutti. I docenti, anche gli ultimi arrivati, sanno cosa ci si aspetta da loro e quale supporto possono avere. Infine l'umiltà e la semplicità di chi ha valori solidi e li pratica senza grandi proclami.

Interessante è pure la lezione generale che possiamo trarre per tutto il sistema dell'Istruzione. Questo "livello di meritocrazia" è maturato infatti prima dell'introduzione delle legge 107 (Buona Scuola) e quindi senza per esempio la possibilità di distribuire bonus di merito ai docenti (che in alcuni casi ha comportato un maggiore onere di attività) né la possibilità di reclutarli per chiamata diretta. Questo significa che la meritocrazia può nascere anche prima delle riforme laddove le leggi dello Stato arrivano spesso in ritardo rispetto a best practice che spontaneamente emergono sul territorio.

Mi chiedo allora se chi ha risultati eccellenti non possa meritare una maggiore autonomia organizzativa e gestionale rispetto al Miur e se dal territorio non possano nascere dei campioni del merito che poi vengano "catturati" dagli uffici ministeriali per diffondere le loro buone esperienze. Un po' una replica di quanto fatto dal giudice Mario Barbuto, passato dal tribunale di Torino al ministero della Giustizia.

In fondo gli ottimi risultati, anche a livello locale, sono le migliori referenze e garanzie per una "promozione". Se questa modalità di "carriera" si diffondesse, vi sarebbero cambiamenti più silenziosi e meno pomposi delle grandi riforme, ma probabilmente molto efficaci.



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COMMENTI
28/09/2016 - Spottone imbarazzante... (Franco Labella)

Fossi la preside del Volta sarei in notevole imbarazzo anche per la nota saggezza insita nel "chi si loda s'imbroda". Anche se la lode sembra provenire dall'esterno, attribuire i risultati positivi alla "meritocrazia" soprattutto nella versione di Abravanel (noto "esperto" del mondo della scuola) lo giudicherei, se fossi la prof.ssa Coccia, piuttosto offensivo e riduttivo. Come ben ha argomentato Pascuzzi nel suo commento, il risultato di crescita del Volta sembra essere oltre che multifattoriale anche la corretta applicazione dei principi a cui si ispira la scuola pubblica statale nella quale, a differenza delle scuole private (sia nella versione confessionale che commerciale), la barra si tiene tutta su quel "regole certe che valgono per tutti" (e sottolineo il tutti) che la stessa preside offre come spiegazione. Cosa c'entri tutto questo con Boggian ed il suo Forum e con quell'obbrobrio denominato L. 107 è, per me, un mistero. Fossi nella preside Coccia il mistero lo diraderei... e pure subito.

 
26/09/2016 - Meritocrazia, etichetta superflua, impropria (Vincenzo Pascuzzi)

Premessa. “MERITOCRAZIA è un sistema di valori che valorizza l’eccellenza indipendentemente dalla provenienza, … ”. (Roger Aravanel). “MERITOCRAZIA spiega come in Italia l’assenza di questo sistema di valori abbia prodotto una classe dirigente debolissima: la mancanza di meritocrazia … è diventata la causa principale del declino della nostra economia. Una classe dirigente inadeguata di policy makers, leader e dirigenti della pubblica amministrazione”. (Roger Aravanel). Mi sembra che il termine MERITOCRAZIA venga usato in modo generico e confuso proprio dalla citata “classe dirigente inadeguata”, magari anche per nascondere la propria a-meritocraticità. Cioè un uso autoritario, strumentale, auto-assolvente. Veniamo all’articolo. Meritocrazia e merito sono entità o concetti soggettivi, valutabili in qualche modo, ma non misurabili in modo oggettivo. Infatti Nicolò Boggian parla di “livello di percezione” e di “modello di rilevazione adattato”. Non risulta poi che l’Istituto Volta sia stato oggetto di una specifica terapia meritocratica. Al successo del Volta avranno contribuito le scelte e l’attività pluriennale di preside e docenti, la sinergia con gli alunni e il territorio, altri fattori. Forse anche l’essersi realizzato prima della legge 107/2015! Insomma, la meritocrazia qui appare come etichetta superflua, impropria, abusiva.