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SCUOLA/ Giovani e video hot, elogio della vergogna

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Arrivare al quel bivio senza riuscire in questo bilancio può significare essere travolti dalla confusione o consegnarsi alla per-versi-one, al tanto peggio tanto meglio: come scelta per l'inconcludenza, o secondo la formulazione dello psicoanalista Giacomo Contri, come "passaggio dall'inconcludenza nevrotica all'anti-concludenza". La genesi della diffusione dei video hot che è all'origine della tragedia non è ancora stata chiarita a fondo dalle indagini, salvo nell'evidenziare che Tiziana vi avesse avuto un parte attiva. Secondo le parole della madre, Tiziana è stata manipolata dal compagno per compiacere il quale avrebbe realizzato i famosi video con terze persone. Un triangolo destinato presto a moltiplicare i propri lati trasformandosi in un poliedro indefinito, come indefinito è il confine tra manipolazione subita e le condotte istrioniche e seduttive con le quale la donna potrebbe aver cercato di soddisfare un profondo bisogno di considerazione. 

Trovarsi al bivio in questa situazione significa domandarsi come sia possibile che l'azione di un amico produca in chi la riceve un danno irreparabile: come sia possibile, in altri termini, che un amico sia simultaneamente (nello stesso tempo e sotto il medesimo rispetto, avrebbe detto Aristotele) anche non-amico. Ci vuole tempo per fare certi bilanci, ma alla lunga diventa un caso di tertium non datur: o amico o non amico... 

Torniamo un attimo a Contri. "Cosa ti è venuto in mente?! Cosa non ti è venuto in mente?!" Questo binomio col quale lo psicoanalista milanese apriva la serie dei video di presentazione della sua Opera Omnia, altrimenti detta ironicamente "eredità a babbo vivo" (2011, nuova edizione on line 2016), delinea l'attività del pensiero che è presente anche quando "in blocco" ovvero quando ancora non ci arriva, o quando un pensiero non viene in mente al momento buono, ma solo tardi. A volte troppo tardi. È, quella di Contri, una domanda che avrebbe certamente aiutato Tiziana a fare un bilancio più pacifico e meno tragico della sua esperienza: "Ma cosa mi è venuto in mente, e soprattutto cosa non mi è venuto in mente?" I giochi sarebbero rimasti aperti e una soluzione sarebbe rimasta pensabile.

Di aver inforcato il corno sbagliato del bivio e di aver provato a cercare dei rimedi Tiziana ha dato prova, ipotizzando una soluzione per via giudiziale, cercando nello Stato un aiuto che non è prontamente arrivato e che l'ha probabilmente spinta a farsi giustizia da sola, trasformando con l'impiccagione il suo corpo in un punto esclamativo, come un indice puntato contro la folla farisaica dei suoi lapidatori, le orecchie dei quali si sono fatte ormai insensibili alla frase "Chi è senza peccato scagli la prima pietra". Bene ha fatto la Chiesa, in rappresentanza del Socio fondatore, a ricevere Tiziana per l'ultimo saluto, perché senza l'attualizzazione della frase "Dove sono, donna, i tuoi accusatori, nessuno ti ha condannata neppure io ti condanno", tale rappresentanza verrebbe inesorabilmente meno.



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