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SCUOLA/ Giovani e video hot, elogio della vergogna

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Leggendo della tragica vicenda di Tiziana Cantone, la donna trentunenne che si è tolta la vita impiccandosi con un foulard per mettere la parola fine allo scandalo mediatico che l'ha travolta, mi sorprende il ricordo di un professore liceale solito a dividere il mondo tra chi "ha fatto" il classico e chi no, come emblema di un'indelebile distinzione intellettuale tra chi ha e chi non ha: tra chi ha avuto accesso al nobile mondo della cultura e chi sarà invece costretto a cavarsela rabberciando soluzioni alla bell'e meglio. 

Il motivo di questa libera associazione è la notizia riportata dal portale di informazione universitaria controcampus.it che Tiziana poteva vantare nel proprio curriculum l'ambita maturità classica. È una nota di merito per Tiziana che forse non è inutile segnalare nel momento in cui moltissimi hanno presentato la donna quasi come "minus habens": una "fessacchiotta" secondo l'espressione utilizzata da Oliviero Toscani, che doveva pensarci prima e che invece non ci ha pensato, forse proprio perché il pensare non era affar suo. Un'offesa, questa, della stessa portata del cyberbullismo di cui Tiziana è stata vittima. 

Se si vuole imparare qualcosa da questa triste vicenda, occorre darle la dignità attribuita a una tragedia classica, dove si assume che tutti i personaggi pensino e rispondano a una logica: condivisibile o criticabile che sia. Certo, la vicenda di Tiziana non è assimilabile a quella di una Lucrezia, di una Giocasta o alla vergini dell'arcadia ricordate da Eva Cantarella nel suo L'amore è un Dio. Il sesso e la Polis (2015) che ricorrono al suicidio per ovviare in anticipo alla vergogna dello stupro. Non lo è, se non appunto per la vergogna abbinata al suicidio, e questo basterebbe a fare di Tiziana una pensatrice. 

Non so come se la possano cavare le neuroscienze con la vergogna, avendo appiattito i sentimenti alla loro base emozionale-organica, ed entusiasmandosi al contempo per aver trovato nelle emozioni un punto di contatto tra la vita animale e quella umana, perché tra tutti i sentimenti che anche un animale può provare di certo non troveremo la vergogna, che è invece il punto di collisione di due pensieri. Non si prova vergogna senza pensare, perché essa è la manifestazione (fisica) di una contraddizione — di un conflitto di pensieri che spingono il soggetto in direzioni opposte: o come anche si dice "per-versi" diversi. 

Aristotele (a cui dobbiamo la formazione del famoso principio di non contraddizione) non ne aveva sentore, ma la contraddizione si manifesta anche con segni fisici: tra i più comuni l'arrossire. Un sintomo esclusivamente umano, nient'affatto sconosciuto per uno psicoanalista. È il segnale che si è arrivati a un bivio e che è giunto il momento di fare un bilancio della propria esperienza e fare una scelta su cosa tenere e cosa lasciare, su cosa aggiungere e cosa togliere...  



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