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SCUOLA/ Perché studiare storia? Un problema difficile, troppe risposte facili

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Il piccolo Omran Daqneesh, salvato dalle macerie di Aleppo (Foto dal web)  Il piccolo Omran Daqneesh, salvato dalle macerie di Aleppo (Foto dal web)

Inoltre, passare in rassegna le diverse espressioni del passato è relativamente semplice e risponde alle curiosità di molti. Tuttavia è questo un approccio che finisce per creare un antiquariato delle tradizioni, alla fine poco interessante per chi desidera andare fino in fondo alle cose e che appiattisce la problematicità dei fatti trasformandoli in semplici dati da registrare e catalogare.
La prospettiva di una scuola che si rapporta alla storia come esperienza di uomini con tutte le loro domande racchiude in sé una problematica di fondo perché pretende di ricercare dietro ad ogni fatto l'esperienza umana che l'ha generato. È un approccio che rompe ogni forma di schematismo e che impone allo studioso il coraggio di fare delle scelte, magari avvicinandosi a storie che possono dialogare in modo più evidente al vissuto di ognuno. Tuttavia questo modo di fare ricerca finisce per educare uno sguardo sugli uomini e la società.
Sono convinto che oggi più che mai la scuola dev'essere in grado di proporre la storia e la cultura come espressioni di un'esperienza, altrimenti si corre il duplice rischio di uscire dalla scuola dimenticando le cose studiate e finire per godere della cultura che viene dalla nostra tradizione senza crearne di nuova.
Inoltre bisogna ricreare una memoria collettiva, che può essere tale solo se condivisa e non soltanto marginalizzata nell'angusto alveo dell'erudizione. Altrimenti, riprendendo Bloch, sarà sempre più difficile una riflessione matura da parte di una società che intenda risolvere i suoi problemi.
Uno snodo significativo per comprendere le più importanti questioni ancora aperte del mondo contemporaneo è sicuramente il '900. Alcuni anni fa Bracher definì il XX secolo come il secolo delle ideologie. Queste hanno avuto la propria incarnazione nel fascismo, nel nazionalsocialismo e nel comunismo. Sconfitti nazionalsocialismo e fascismo nella seconda guerra mondiale, crollato nel 1991 il comunismo sovietico con il suo sistema, è parso a molti che si sia aperta un’epoca "post-ideologica".
Si tratta di un passaggio fondamentale che non può essere compreso se ci si limita a considerare i singoli modelli ideologici come semplice espressione di una situazione storica o di un modello teorico. Una piena consapevolezza dei passaggi epocali a cui la fine del secolo scorso ci ha costretto ad assistere si può avere soltanto se si esplicitano questi modelli attraverso le esperienze che hanno avuto la pretesa di dare ad esse un corpo. Il continuo dialogo tra teorie politico-filosofiche e i tentativi di messa in pratica in contesti spesso distanti tra loro si offre — agli occhi non solo dello storico ma di tutti coloro che si misurano con la tradizione del '900 — come un elemento caratterizzante il secolo in grado di aprire approfondimenti interessanti e prospettive di stimolante problematicità.



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