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SCUOLA/ Addio autonomia: così la riforma costituzionale accentra tutte le competenze

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Del tutto infondata è poi l'affermazione che la riforma aumenterebbe le possibilità di differenziazione. Il testo attuale dell'art. 116, III comma, già prevede infatti la possibilità per le Regioni di ottenere competenze ulteriori sia riguardo alle norme generali sull'istruzione, sia riguardo alla legislazione statale recante i principi fondamentali. L'attuale art. 116, III comma Cost. infatti recita: "Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, concernenti le materie di cui al terzo comma dell'articolo 117 [cioè tutte le materie concorrenti e quindi anche la materia istruzione] e le materie indicate dal secondo comma del medesimo articolo alle lettere l), limitatamente all'organizzazione della giustizia di pace, n) [ norme generali sull'istruzione] e s), possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato …". 

Anche su questo punto, dal confronto tra il vecchio e il nuovo testo, quindi, emerge che non cambia nulla. Anziché un potenziamento, quanto piuttosto una decisa trasformazione in peius della posizione costituzionale delle Regioni anche nella materia dell'istruzione, si evidenzia, invece, considerando che a favore dello Stato la riforma fa militare la clausola di supremazia di cui al nuovo art. 117, IV comma: "Su proposta del Governo, la legge dello Stato può intervenire in materie non riservate alla legislazione esclusiva quando lo richieda la tutela dell'unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell'interesse nazionale". Si tratta della cosiddetta clausola di supremazia, emblematicamente definita dalla dottrina come "clausola vampiro", che consentirà alla legge dello Stato di travalicare — semplicemente invocando la sussistenza di un interesse nazionale (id est dell'indirizzo politico della maggioranza) — qualsiasi competenza regionale, comprese quelle in materia di istruzione: altro che fermarsi alla statuizione di norme generali e comuni! Anche sopra i modelli regionali virtuosi la riforma fa quindi pendere quindi la spada di Damocle di un deciso riaccentramento di competenze: considerando le ataviche tendenze del nostro legislatore nazionale, troppo spesso propenso allo statalismo e fare di ogni erba un fascio, c'è poco da stare tranquilli. 



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COMMENTI
09/09/2016 - I titoli non li scrive l'autore... (Franco Labella)

E' notorio che i titoli sono del titolista e non dell'autore, quindi nessuna meraviglia per quelli che, partendo dal titolo, poi passano alla lettura del testo. Che, lo ricordo a me stesso, non era un saggio sull'autonomia scolastica ma una messa a punto in vista ed in funzione delle scelte che ognuno di noi farà nel 2016 come già nel 2006. Quando, come ricorda Pellegatta, una riforma altrettanto confusa e sbilanciata fu bocciata dai cittadini. Esito analogo che personalmente mi auguro anche sulla scorta della lettura di quest'articolo.

 
08/09/2016 - L'autonomia rimane, ma conta ben poco (ROBERTO PELLEGATTA)

Non sono un sostenitore del si o del no ad ogni costo ma anch'io leggo nel testo di Antonini (e di questo ho trovato conferma altrove dalla lettura di un amministrativista) che l'autonomia scolastica "attuale" rimane, mentre il titolo dell'articolo afferma il contrario. Inoltre il testo di riforma permette anche alle regioni virtuose (ma quante saranno?) di riappropriarsi anche della Formazione professionale. E questa mi pare una proposta interessante, come avviene già in Spagna. Mi pare invece che il vero problema è che l'autonomia scolastica attuale praticamente è super-limitata, cioè la legge istitutiva è rimasta lettera morta. La precedente proposta di riforma costituzionale invece (questa sì mi pare sia stata abbandonata) la trasferiva al livello di quella degli Enti locali, delle Camere di Commercio e della Università. Ma, se non mi sbaglio, quella non è passata.

 
08/09/2016 - Filosofia e referendum (Franco Labella)

Dunque, allora non mi ero sbagliato: a Mereghetti non interessa ragionare partendo dal testo dell'articolo ma è interessato ai massimi sistemi. Libero lui di farlo, liberi il prof. Antonini (ché altrimenti avrebbe scritto, evidentemente, altro) ed il sottoscritto (abituato a non andare, come si dice, fuori traccia) di non seguire questa sua inclinazione. E' il bello della democrazia di cui il referendum (accidenti, ancora lui!!!) è la massima espressione. Certo che per essere il commento ad un articolo che si apriva con l'invito ad entrare nel merito delle questioni oggetto del referendum in uno con la constatazione dell'autore di un diverso atteggiamento, a volte, di entrambi gli schieramenti, Mereghetti non fa un gran regalo a Renzi e ai sostenitori ideologici del SI. Che dire, contento lui....

 
07/09/2016 - Ne sono convinto, Renzi non tocca il principio (Gianni MEREGHETTI)

"Spetta alle Regioni la potestà legislativa in materia di rappresentanza delle minoranze linguistiche, di pianificazione del territorio regionale e mobilità al suo interno, di dotazione infrastrutturale, di programmazione e organizzazione dei servizi sanitari e sociali, di promozione dello sviluppo economico locale e organizzazione in ambito regionale dei servizi alle imprese e della formazione professionale; salva l'autonomia delle istituzioni scolastiche, in materia di servizi scolastici, di promozione del diritto allo studio, anche universitario; ....". Mi sembra che questo garantisca che Renzi & company non vogliano toccare l'autonomia scolastica, anzi sottolineano che va salvaguardata. La questione non è il testo di riforma costituzionale, ma che cosa sia autonomia e parità, di questo si dovrebbe dibattere e su questo fare un'inversione di tendenza decisiva.

 
07/09/2016 - Libero pensiero (Franco Labella)

E' un mio limite e lo dichiaro: non sempre capisco, sarà l'età che avanza.... Stavolta è il commento di Mereghetti che non mi è chiaro. Il tema dell'articolo, magari specialistico visti anche riferimenti e terminologia (es. novellato), non è libero, ci sono riferimenti precisi e non si può valutarne il contenuto come di carattere generale o omnicomprensivo. O meglio, lo si può pure fare ma allora più che un commento, anche allargato, si stanno scrivendo le proprie libere tesi. Anche questo assolutamente consentito, ci mancherebbe... Sarebbe, perciò, interessante capire meglio le tesi del lettore il quale, però, non credo possa ignorare, nella sua costruzione teorica, il testo della Costituzione oggetto di riforma e di referendum confermativo. Perché il tema questo è. Anche perchè il titolo del suo commento sembrerebbe postulare una tesi (che il prof. Antonini negherebbe l'esistenza dell'autonomia nel nuovo testo costituzionale) che non mi pare proprio si possa ricavare dalla lettura dell'articolo, punto di partenza di tutto. "Dal confronto tra in nuovo ed il vecchio testo si dimostra, quindi, in tutta evidenza che già quello attuale riconosce l'autonomia delle istituzioni scolastiche e che quello novellato si limita a riprodurne semplicemente l'affermazione". Questo scrive il prof. Antonini... libero il prof. Mereghetti di scrivere altro. Ma è altro, appunto.

 
07/09/2016 - L'autonomia è salva (Gianni MEREGHETTI)

L'autonomia nella riforma costituzionale è salva, senza ombra di dubbio, questa riforma tocca tutto, ma l'autonomia scolastica no, riconosce come sostenne e legiferò Berlinguer che la scuola italiana non poggia sullo stato o sulle regioni ma sulle singole istituzioni scolastiche. Questo è il realismo. Della riforma costituzionale l'aver capito che vi è un limite al potere dello stato e delle regioni, questo limite nella scuola si chiama autonomia. Il problema non è questo, è un altro, se autonomia significhi anche parità scolastica o no. Questo non si capisce, è lasciato appositamente oscuro perché non si vuole entrare in una delle questioni più delicate della scuola italiana, la parità scolastica. Autonomia significa anche parità? Dovrebbe essere così, ma non è stato esplicitato come dovrebbe essere. Si potrebbe lavorare sul diritto allo studio che è di competenza regionale e può assicurare alle scuole paritarie autonomia piena. Questo però non è esplicito!

 
07/09/2016 - Un buon esempio da seguire (Franco Labella)

Ho molto apprezzato il contenuto ma soprattutto il tono dell'articolo del prof. Antonini. Conoscere per decidere potrebbe essere il sottotitolo ideale. Sono un dichiarato sostenitore del #No al referendum costituzionale ma anche docente di Diritto alle superiori. Per la prima qualità potrei esprimere la mia soddisfazione per quanto scrive Antonini visto che smonta un pezzo (non certo l'unico) di propaganda renziana. Ma è per la mia seconda qualità che apprezzo molto l'articolo. Perchè permette di capire, senza ombra di dubbio, che se si tornasse a studiare il Diritto a scuola, le scelte future dei cittadini sarebbero certamente meno ideologiche e più consapevoli e robuste. Sarà per questo che il fiorentino (che promette tour elettorali nelle scuole dove spero l'accolgano Costituzioni alla mano ed articolo 70 della "riforma" Boschi sui cartelloni), il suo ministro dell'istruzione con il sottosegretario più presenzialista sono assolutamente contrari a reintrodurne lo studio nelle scuole? Su questo e spero di non meravigliare nessuno sono assolutamente andreottiano... Prof. Franco Labella - Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia