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SCUOLA/ Addio autonomia: così la riforma costituzionale accentra tutte le competenze

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Non sempre il dibattito sul referendum costituzionale si svolge con oggettività e competenza, come invece ha giustamente invocato, in più occasioni, Luciano Violante. Da questo punto di vista il documento predisposto dalla Fondazione per il Sussidiarietà ha il merito di avere avviato un equilibrato dibattito. Ma non sempre l'esempio è stato seguito, sia dai sostenitori del Si che da quelli del No. Spesso, soprattutto sui siti internet, circolano anche affermazioni infondate, a volte dovute a semplice disinformazione, che non trovano riscontro nel testo della riforma.

Ad esempio, si è sostenuto che la riforma porterebbe ad un pieno rilancio dell'autonomia scolastica e potenzierebbe la possibilità per le Regioni di innovare autonomamente nel campo dell'istruzione e della formazione professionale. Ci si appoggia, in questa affermazione su alcuni articoli del nuovo testo. Più precisamente, sull'art. 117, II comma, che fra l'altro assegna alla competenza esclusiva statale "n) disposizioni generali e comuni sull'istruzione; ordinamento scolastico"; sull'art. 117, III comma "Spetta alle Regioni la potestà legislativa … salva l'autonomia delle istituzioni scolastiche, in materia di servizi scolastici, di promozione del diritto allo studio, anche universitario"; sull'art. 116, III comma "Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, concernenti le materie di cui all'articolo 117, secondo comma, …. o), limitatamente alle politiche attive del lavoro e all'istruzione e formazione professionale". 

Alla luce di queste disposizioni introdotte dalla riforma costituzionale si prefigurerebbe — si sostiene — una nuova fase per l'autonomia scolastica e per la legislazione regionale. 

L'affermazione è però priva di fondamento. Le cose non stanno in questi termini e un semplice confronto con l'attuale testo lo dimostra con chiarezza. Il sistema del riparto delle competenze in materia di istruzione, infatti, si compone oggi dei seguenti articoli. L'art. 117, II comma, che assegna allo Stato la competenza esclusiva su "n) norme generali sull'istruzione"; l'art. 117, III comma, che aggiunge: "Sono materie di legislazione concorrente quelle relative a: …. istruzione, salva l'autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale" (per la formazione professionale quindi, per l'effetto congiunto dell'esclusione dalla potestà concorrente e della clausola di residualità del IV comma dello stesso art. 117 Cost., è riconosciuta una competenza primaria alle Regioni). Dal confronto tra il nuovo e il vecchio testo si dimostra quindi, con tutta evidenza, che già quello attuale riconosce l'autonomia delle istituzioni scolastiche e che quello novellato si limita a riprodurne semplicemente l'affermazione. 

Per quanto riguarda poi le competenze regionali non sembra cambiare nulla nella sostanza, posto che lo Stato oggi ha competenza riguardo alle norme generali e ai principi fondamentali (perché alle Regioni è assegnata una competenza concorrente) e domani allo Stato rimarrebbe assegnata la competenza sulle norme generali e comuni in materia di istruzione. 



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COMMENTI
09/09/2016 - I titoli non li scrive l'autore... (Franco Labella)

E' notorio che i titoli sono del titolista e non dell'autore, quindi nessuna meraviglia per quelli che, partendo dal titolo, poi passano alla lettura del testo. Che, lo ricordo a me stesso, non era un saggio sull'autonomia scolastica ma una messa a punto in vista ed in funzione delle scelte che ognuno di noi farà nel 2016 come già nel 2006. Quando, come ricorda Pellegatta, una riforma altrettanto confusa e sbilanciata fu bocciata dai cittadini. Esito analogo che personalmente mi auguro anche sulla scorta della lettura di quest'articolo.

 
08/09/2016 - L'autonomia rimane, ma conta ben poco (ROBERTO PELLEGATTA)

Non sono un sostenitore del si o del no ad ogni costo ma anch'io leggo nel testo di Antonini (e di questo ho trovato conferma altrove dalla lettura di un amministrativista) che l'autonomia scolastica "attuale" rimane, mentre il titolo dell'articolo afferma il contrario. Inoltre il testo di riforma permette anche alle regioni virtuose (ma quante saranno?) di riappropriarsi anche della Formazione professionale. E questa mi pare una proposta interessante, come avviene già in Spagna. Mi pare invece che il vero problema è che l'autonomia scolastica attuale praticamente è super-limitata, cioè la legge istitutiva è rimasta lettera morta. La precedente proposta di riforma costituzionale invece (questa sì mi pare sia stata abbandonata) la trasferiva al livello di quella degli Enti locali, delle Camere di Commercio e della Università. Ma, se non mi sbaglio, quella non è passata.

 
08/09/2016 - Filosofia e referendum (Franco Labella)

Dunque, allora non mi ero sbagliato: a Mereghetti non interessa ragionare partendo dal testo dell'articolo ma è interessato ai massimi sistemi. Libero lui di farlo, liberi il prof. Antonini (ché altrimenti avrebbe scritto, evidentemente, altro) ed il sottoscritto (abituato a non andare, come si dice, fuori traccia) di non seguire questa sua inclinazione. E' il bello della democrazia di cui il referendum (accidenti, ancora lui!!!) è la massima espressione. Certo che per essere il commento ad un articolo che si apriva con l'invito ad entrare nel merito delle questioni oggetto del referendum in uno con la constatazione dell'autore di un diverso atteggiamento, a volte, di entrambi gli schieramenti, Mereghetti non fa un gran regalo a Renzi e ai sostenitori ideologici del SI. Che dire, contento lui....

 
07/09/2016 - Ne sono convinto, Renzi non tocca il principio (Gianni MEREGHETTI)

"Spetta alle Regioni la potestà legislativa in materia di rappresentanza delle minoranze linguistiche, di pianificazione del territorio regionale e mobilità al suo interno, di dotazione infrastrutturale, di programmazione e organizzazione dei servizi sanitari e sociali, di promozione dello sviluppo economico locale e organizzazione in ambito regionale dei servizi alle imprese e della formazione professionale; salva l'autonomia delle istituzioni scolastiche, in materia di servizi scolastici, di promozione del diritto allo studio, anche universitario; ....". Mi sembra che questo garantisca che Renzi & company non vogliano toccare l'autonomia scolastica, anzi sottolineano che va salvaguardata. La questione non è il testo di riforma costituzionale, ma che cosa sia autonomia e parità, di questo si dovrebbe dibattere e su questo fare un'inversione di tendenza decisiva.

 
07/09/2016 - Libero pensiero (Franco Labella)

E' un mio limite e lo dichiaro: non sempre capisco, sarà l'età che avanza.... Stavolta è il commento di Mereghetti che non mi è chiaro. Il tema dell'articolo, magari specialistico visti anche riferimenti e terminologia (es. novellato), non è libero, ci sono riferimenti precisi e non si può valutarne il contenuto come di carattere generale o omnicomprensivo. O meglio, lo si può pure fare ma allora più che un commento, anche allargato, si stanno scrivendo le proprie libere tesi. Anche questo assolutamente consentito, ci mancherebbe... Sarebbe, perciò, interessante capire meglio le tesi del lettore il quale, però, non credo possa ignorare, nella sua costruzione teorica, il testo della Costituzione oggetto di riforma e di referendum confermativo. Perché il tema questo è. Anche perchè il titolo del suo commento sembrerebbe postulare una tesi (che il prof. Antonini negherebbe l'esistenza dell'autonomia nel nuovo testo costituzionale) che non mi pare proprio si possa ricavare dalla lettura dell'articolo, punto di partenza di tutto. "Dal confronto tra in nuovo ed il vecchio testo si dimostra, quindi, in tutta evidenza che già quello attuale riconosce l'autonomia delle istituzioni scolastiche e che quello novellato si limita a riprodurne semplicemente l'affermazione". Questo scrive il prof. Antonini... libero il prof. Mereghetti di scrivere altro. Ma è altro, appunto.

 
07/09/2016 - L'autonomia è salva (Gianni MEREGHETTI)

L'autonomia nella riforma costituzionale è salva, senza ombra di dubbio, questa riforma tocca tutto, ma l'autonomia scolastica no, riconosce come sostenne e legiferò Berlinguer che la scuola italiana non poggia sullo stato o sulle regioni ma sulle singole istituzioni scolastiche. Questo è il realismo. Della riforma costituzionale l'aver capito che vi è un limite al potere dello stato e delle regioni, questo limite nella scuola si chiama autonomia. Il problema non è questo, è un altro, se autonomia significhi anche parità scolastica o no. Questo non si capisce, è lasciato appositamente oscuro perché non si vuole entrare in una delle questioni più delicate della scuola italiana, la parità scolastica. Autonomia significa anche parità? Dovrebbe essere così, ma non è stato esplicitato come dovrebbe essere. Si potrebbe lavorare sul diritto allo studio che è di competenza regionale e può assicurare alle scuole paritarie autonomia piena. Questo però non è esplicito!

 
07/09/2016 - Un buon esempio da seguire (Franco Labella)

Ho molto apprezzato il contenuto ma soprattutto il tono dell'articolo del prof. Antonini. Conoscere per decidere potrebbe essere il sottotitolo ideale. Sono un dichiarato sostenitore del #No al referendum costituzionale ma anche docente di Diritto alle superiori. Per la prima qualità potrei esprimere la mia soddisfazione per quanto scrive Antonini visto che smonta un pezzo (non certo l'unico) di propaganda renziana. Ma è per la mia seconda qualità che apprezzo molto l'articolo. Perchè permette di capire, senza ombra di dubbio, che se si tornasse a studiare il Diritto a scuola, le scelte future dei cittadini sarebbero certamente meno ideologiche e più consapevoli e robuste. Sarà per questo che il fiorentino (che promette tour elettorali nelle scuole dove spero l'accolgano Costituzioni alla mano ed articolo 70 della "riforma" Boschi sui cartelloni), il suo ministro dell'istruzione con il sottosegretario più presenzialista sono assolutamente contrari a reintrodurne lo studio nelle scuole? Su questo e spero di non meravigliare nessuno sono assolutamente andreottiano... Prof. Franco Labella - Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia