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SCUOLA/ Alternanza, attenti alla fregatura del "lavoro" virtuale

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I collegi docenti di tutta Italia sono alle prese in questi giorni con la patatona bollente della cosiddetta "alternanza scuola-lavoro" introdotta dal governo Renzi. Una "bella idea", hanno commentato molti quando hanno sentito parlare di giovani che cominciano già sui banchi di scuola a prendere contatti col mondo del lavoro. Nessuno ha pensato che dalla parola "idea" deriva una parolaccia, "ideologia", e che questa parolaccia esprime l'applicazione violenta di un'idea alla realtà. Cosa che è puntualmente accaduta con il provvedimento di cui ci stiamo occupando.

Innanzitutto diciamo che si tratta di un'idea vecchia, perché in diversi paesi europei già si chiede ad uno studente di accompagnare l'esperienza scolastica con un'esperienza lavorativa. Noi siamo arrivati in ritardo, come al solito, ma non basta. Abbiamo voluto strafare. Non risulta, infatti, che altrove sia stato messo sulle spalle dello studente un carico di 200 ore in tre anni come da noi. E poi abbiamo fatto le cose all'italiana: abbiamo introdotto questo nuovo sistema a metà anno scolastico. E così studenti e docenti che avevano iniziato l'anno programmandolo in un certo modo, si sono ritrovati improvvisamente a far fronte ad una misura rivoluzionaria, che cambia la vita di tutti. Solita sperimentazione sulla pelle della gente, solita operazione di macelleria.

Fosse solo questo, direte. Ma non è solo questo. C'è dell'altro. Il problema è come applicarla, questa benedetta alternanza scuola-lavoro, e qui entra in ballo la creatività degli italiani, per i quali sembra un triste destino il detto "fatta la legge (male), trovato l'inganno (per sopravvivere)". All'interno di una direttiva che sembra fatta apposta per creare problemi a chi lavora nella scuola e a chi la frequenta, e che tra l'altro ha il solito vizio di essere centralista e quindi ideologica, cioè di non tenere conto delle cose, ogni scuola ha cercato di galleggiare in qualche modo.

C'è, per esempio, chi manda gli studenti presso ditte o aziende durante il periodo estivo. E allora invece che di alternanza scuola-lavoro bisognerebbe più correttamente parlare di "aggiunta" di lavoro alla scuola (con tutti i problemi relativi allo sfruttamento di manovalanza gratuita, su cui si dibatte). Insomma, dall'anno scorso alcuni studenti italiani oltre al tempo da dedicare allo studio devono trovare del tempo (e che tempo!) da dare allo Stato per le sue fumose trovate. Con un problema di fondo enorme: è difficile trovare le aziende (specie con la crisi che c'è, e specie in contesti poco industrializzati) che assorbano questa gigantesca mole di potenziali lavoratori. Ma anche ammesso che una piccola azienda ci sia, che vantaggio avrà a pagare qualcuno che segua una manovalanza despecializzata e, soprattutto, senza prospettive? Che senso ha insegnare il lavoro a uno studente che sta lì solo per un obbligo scolastico e che finito il suo stage farà tutt'altro? Perché mai un'azienda (con la crisi che tira) dovrebbe investire in un tale soggetto? E' facile criticare le aziende e dire che "devono stare al passo coi tempi". Bisogna possederla e gestirla, un'azienda, prima di sparare giudizi e avanzare pretese. 



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COMMENTI
11/09/2016 - Fastidi... (Gabriella Villa)

Cortese prof. Labella ritengo eccessivo richiedere a chi commenta gli articoli del sito di "argomentare" nel dettaglio le posizioni manifestate. I commenti, a mio modesto avviso, dovrebbero aiutare chi osserva una parte di realtà da un punto di vista definito, a considerare che - forse - il reale è più complesso di quanto un osservatore vede. Dal basso consiglierei la lettura del libro "Il teorema del lampione" di J.P. Fitoussi, sperando di non urtare la suscettibilità di chi vanta un "palmarès" riconosciuto. Buona continuazione.

 
10/09/2016 - Fra signori e mortali (Franco Labella)

Gentile preside Villa, fra comuni mortali il "signore" rivolto ad un collega (perché che Zappa sia un collega lo si evince non solo dall'articolo ma anche dalle note biografiche) non è esattamente un segnale di dialogo. Anch'io in passato sono stato gratificato, sempre qui, da un collega col "signore". Verrebbe facile rispondere, con Totò "...ed io lo nacqui... ". Battute a parte, suggerirei, perciò, sommessamente, di considerare i commenti per quello che sono anche nella filosofia del Sussidiario (http://www.ilsussidiario.net/ChiSiamo/ cfr. paragrafo "Una sfida comune"): un'occasione di dialogo e di confronto con gli autori. Si può non essere d'accordo con quanto scrive in maniera circostanziata Zappa: perfetto, provi a contestarne le argomentazioni. Ma tacciare di immobilismo uno che si prende la briga di scrivere, diciamo così, controcorrente rispetto alla brutta scuola non mi pare ragionevole. E l'empireo lasciamolo ai teologi... Buona serata

 
10/09/2016 - Tra il dire e il fare (Gabriella Villa)

Cortese sig. Zappa non si abbassi la prego, resti nell'empireo. Noi mortali continueremo a lavorare per avvicinare la scuola alla realtà, senza fermarci alla superficie delle cose. PS: spero di non aver disturbato troppo con il mio infimo intervento... e detto ciò, mi ritiro in buon ordine e lascio continuare i sapienti.

 
10/09/2016 - Allora giochiamo a Monopoli! (gianluca zappa)

Gentilissima Gabriella Villa, spero che non si sia fermata al titolo, ma abbia letto l'articolo fino in fondo. Dal suo commento non mi pare. Con una simile battuta di spirito molto semplificatrice potrei risponderle che se confrontarsi con la realtà e aprire la scuola alla realtà è trasformare i docenti in spettatori di una partita a Monopoli, spiegata e arbitrata da formatori esterni. meglio tenersi il vecchio uovo autoreferenziale. Ma non farò questa battuta, per non abbassarmi a questo livello della discussione. Saluti. GZ

 
09/09/2016 - La Buona Scuola di cartapesta del timoniere Renzi (Vincenzo Pascuzzi)

Anche l’ASL (alternanza scuola-lavoro) si sta rivelando come un pupo o personaggio di cartapesta, cioè una rappresentazione inutile, falsa, grottesca, carnevalesca e paesana della realtà. Esattamente come chiamata diretta, ambiti disciplinari, supplentite superata, precariato assorbito, maggiori poteri ai presidi, ed altro ancora. Era prevedibile, previsto, ed era stato detto e gridato in tutti i modi ai volenterosi, testardi, incaponiti ma incapaci artefici della riforma epocale e risolutiva della scuola, agli ordini del grande e valoroso timoniere Matteo Renzi, assistito dal mozzo Stefania Giannini. Forse ha qualche attinenza, ragione e significato il fatto che il primo impegno istituzionale dell’allora neo-nominato sottosegretario Davide Faraone sia stato alla Scuola di Cartapesta di Termini Imerese (il video si trova ancora in rete). Adesso Renzi ha promesso un tour preelettorale nelle scuola (ce lo ricorda Franco Labella) cominciando con la scuola antisismica di Bagnolo Piemonte appena inaugurata e che non dovrebbe avere problemi. Che senso e utilità possono avere simili visite? Ammesso che alle promesse seguano davvero i fatti, solo quello di effimera passerella, di occasione per esaltazione mediatica personale con rituale comizietto infarcito di io-io-io, di bugie e di ulteriori annunci per il futuro. Altra cosa erano vent’anni fa i blitz a sorpresa negli ospedali di Raffaele Costa allora ministro della Sanità.

 
09/09/2016 - Sempre a proposito di uova... (Franco Labella)

Ma io mi chiedo: è mai possibile che a fronte di critiche circostanziate, invece di rispondere si tira in ballo sempre il preteso "immobilismo"? Insomma, santa pazienza, ma se non hai nè le uova, nè la padella e manco l'olio, la frittata come la fai? Con la realtà virtuale?

 
09/09/2016 - Ho fatto un sogno... (Franco Labella)

Renzi ha promesso di fare un tour preelettorale nelle scuole prima del referendum. La suggestione deve avere avuto un peso nell'attività onirica perché leggendo l'analisi precisa e condivisibile di Zappa ora mi è tornato in mente. Il sogno: Renzi va nelle scuola portando anziché la versione Boschi della Costituzione (ché quella è decisamente difficile da spiegare, secondo i costituzionalisti gufi) uno, due, tre articoli tratti da quotidiani e siti. Uno di questi è quello di odierno di Zappa. Il fiorentino lo legge e poi prova a rispondere, nel merito, a quello che c'è scritto. Il tour, a quanto pare, sarà lunghetto (magari dipende dai fischi come a Salerno per la Giannini) e c'è tutto il tempo per sognare. Ma potrebbe pure essere che a qualcuno venga in mente di trasformare il sogno in realtà. Invece che le slides si potrebbero preparare antiquati cartelloni (così aiutiamo gli ornitologi) con due o tre domandine come quelle relative alla scopiazzatura dell'alternanza. Una cosa tipo: ma è meglio l'azienda virtuale o Sim City? Un'altra domandina sulla chiamata diretta. Cose semplici come: ma Cantone ha ragione di preoccuparsi anche di questo? Nelle poche scuole in cui ancora s'insegna il Diritto la domandina semplice semplice (così diamo anche un senso alla sua faticaccia) potrebbe essere: ce lo spiega l'art. 70 della Costituzione versione Boschi? Ma è solo un sogno.. magari arriveranno un'altra volta i coretti degli alunni, in stile Ventennio, come a Siracusa nel 2014.

 
09/09/2016 - Delle due ... la terza (Gabriella Villa)

Il lavoro non c'è. Allora non esiste alcun interesse a tramandarne la pratica. Il lavoro non c'è. Allora simularne le condizioni è una perdita di tempo. Soluzione: l'uovo scuola è autosufficiente, non serve che si confronti con la realtà. Ogni cambiamento disturba i conducenti. Tutto va ben, madama la marchesa!

RISPOSTA:

Gentilissima Gabriella Villa, spero che non si sia fermata al titolo, ma abbia letto l'articolo fino in fondo. Dal suo commento non mi pare. Con una simile battuta di spirito molto semplificatrice potrei risponderle che se confrontarsi con la realtà e aprire la scuola alla realtà è trasformare i docenti in spettatori di una partita a Monopoli, spiegata e arbitrata da formatori esterni, meglio tenersi il vecchio uovo autoreferenziale. Ma non farò questa battuta, per non abbassarmi a questo livello della discussione. Saluti.