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SCUOLA/ I supplenti e l'ipocrisia di certi inni alla "continuità didattica"

Il supplente è stato gravato di una supplenza in più: quella di catalizzare il malcontento nei confronti della scuola. Ma anche di tutto ciò che non va nella legge 107. GIULIANA ZANELLO

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"Supplente": pacifico ed innocuo participio, atto ad infilarsi dappertutto. Essendo il limite nostra dimensione essenziale, passiamo la vita a supplire ed essere suppliti, di supplenze più o meno efficaci abbisogna ogni piega del nostro quotidiano. Il supplente per antonomasia, però, è nella scuola, si sa, e negli ultimi tempi è stato gravato di una supplenza in più, sembra: quella di catalizzare il malcontento nei confronti di questa istituzione, capro espiatorio a buon mercato, nella penuria di spirito critico che affligge il mondo dell'informazione quando si parla di scuola (il che è istruttivo, forse, anche se non molto bello, e forse dice delle vere carenze della scuola più di molto altro).

Insomma, il supplente è diventato, dalla 107 in poi, il nemico da abbattere, mentre acuminati strali e gogne a tutta pagina si riversano sui cattivoni che, osando lamentarsi del sistema di assegnazione dei nuovi immessi, condannano innocenti pargoli a contentarsi di supplenti.

Ora, a parte il fatto che consta, a chi è nella scuola almeno, che molti di coloro che si lamentano deplorano per l'appunto di dover lasciare a supplenti cattedre su cui da precari erano stabilissimi per avventurarsi nel mare aperto delle assegnazioni algoritmiche; a parte il fatto che si potrebbe forse far notare che, se è vero che la scuola è fatta per gli studenti e non per gli insegnanti, ciò non comporta che sia buono e santo tutto quanto fa stare i secondi il peggio possibile; a parte tutto ciò, guardiamo al positivo, suvvia! Tutta questa faccenda dei supplenti, tutto questo inneggiare ai pregi della continuità didattica è motivo di conforto: è una bella sorpresa scoprire che dunque tale continuità ha ancora valore agli occhi del mondo… 

Tiriamo un respiro e tratteniamo il valore. Difficile però trattenere lo stupore. Sì, perché che fosse così non si era proprio capito. Anzi, molta enfasi si è posta negli ultimi anni sul dovere del prof di pensarsi fungibile, così armonizzato con Pof, Ptof eccetera eccetera da essere pronto, ad ogni inizio d'anno, ad andare dove lo si manda, senza una lacrima, senza un plissé: sono i dirigenti a fare le cattedre e la "continuità didattica" è solo uno degli elementi in gioco. Tanti sforzi per mettere in piedi una scuola così perfetta da non avere bisogno di uomini ma solo di funzioni; tanto tuonare contro l'inguaribile individualismo presuntuoso dell'insegnante che crede di danneggiare qualcuno se deve passare il testimone; e tutto per trovarsi paginate di quotidiani, nonché plurimi interventi ministeriali, inneggianti alla continuità didattica?

Viene da ridere, ma il modo un po' offende.


COMMENTI
10/01/2017 - depistaggio sulle responsabilità della l. 107 (Vincenzo Pascuzzi)

Da condividere e apprezzare nel titolo il riferimento all’ “ipocrisia di certi inni alla ‘continuità didattica’”. Più avanti nel testo dell’articolo, è giustissima e pertinente l’osservazione che “se è vero che la scuola è fatta per gli studenti e non per gli insegnanti, ciò non comporta che sia buono e santo tutto quanto fa stare i secondi il peggio possibile”. Infatti quello che sta accadendo è una diffusa operazione di depistaggio sulle responsabilità della l. 107, cercando di addossarle ai soliti docenti (e ai loro sindacati, peraltro silenziati ed emarginati del governo negli ultimi due anni) e assolvendo i veri autori e responsabili della c.d. Buona Scuola, cioè Renzi per primo, e poi Giannini, Faraone, Malpezzi, Puglisi, … Supplenze e discontinuità didattica sono, in certi limiti, situazioni normali e fisiologiche, causate da: a) assegnazioni delle classi da parte DS; b) docente pensionato, trasferito per vari motivi, in malattia breve o lunga, in gravidanza, aspettativa, distacco; c) disorganizzazione degli uffici Miur che a inizio a.s. prima nominano e poi revocano supplenti a vario titolo (anche 5 volte in pochi mesi!); d) mancata o non adeguata predisposizione organizzativa alla mobilità dovuta alla l. 107.

 
09/01/2017 - Era ora... (Franco Labella)

Ancora una volta Giuliana Zanello (anticipandomi) ha scritto parole chiare e che dovrebbero aiutare a capire la demagogia di certi interventi. Se poi non è demagogia ma è "conoscenza" della scuola che si era frequentata alcuni decenni prima... è pure peggio. E se posso aggiungere: sulla continuità la brutta scuola della L.107 ha aggiunto pure la perla del c.d. potenziamento perchè anche lì ci sono state "decisioni" di alcuni dirigenti scolastici che hanno contribuito alla discontinuità. Ma allora non ci si è preoccupati degli studenti e delle loro esigenze... Idealmente questa storia mi viene da accomunarla all'indecente decisione di sospendere i dirigenti medici di un ospedale (Nola) per aver fatto il loro dovere. Il populismo allo stato puro di De Luca fa il paio col populismo della "continuità didattica" violata dai docenti che, evidentemente, non hanno alcun diritto ad una vita privata. Insomma se non temesse di apparire blasfemo scriverei di "medici ed insegnanti, santi subito"... Grazie collega Zanello.