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SCUOLA/ Prof di lettere, "censurare" il senso è l'errore più grande

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La ricerca, la scuola e la critica hanno sostituito lo studio dei mezzi a quello del significato che è il fine; le impalcature necessarie per costruire un edificio ne hanno preso il posto, dice Todorov. Il lettore, invece, "oggi come un tempo, non legge le opere per padroneggiare meglio un metodo di lettura, né per ricavarne informazioni sulla società in cui hanno visto la luce, ma per trovare in esse un significato che gli consenta di comprendere meglio l'uomo e il mondo, per scoprire una bellezza che arricchisca la sua esistenza; così facendo riesce a capire meglio se stesso". 

Sotto accusa è l'insegnamento universitario in particolare, ma poi di ogni ordine e grado, che intende l'opera letteraria come "un regno che obbedisce a leggi e logiche proprie, escludendo ogni rapporto con il mondo empirico o con la realtà. In altri termini, l'opera letteraria viene ormai rappresentata come un oggetto linguistico chiuso, autosufficiente, assoluto". Così, "senza stupore alcuno, i liceali apprendono il dogma secondo cui la letteratura non ha alcun rapporto con il resto del mondo e studiano soltanto le relazioni che intercorrono tra gli elementi dell'opera". Conclusione? Agli studenti non interessa più la letteratura. 

Ma il formalismo non è l'unico virus che mette in pericolo la letteratura: altrettanto male sta procurandole anche la concezione nichilista secondo cui non c'è più nemmeno bisogno di negare che essa possa descrivere il mondo: la letteratura, infatti, diviene una sorta di rappresentazione della negazione stessa, no ha più alcun rapporto con una verità del mondo. 

Nello stesso terreno di coltura vive e si moltiplica l'altro virus, il narcisismo o solipsismo: gli autori descrivono minuziosamente la loro più piccole emozioni, le loro più insignificanti esperienze, le più futili reminiscenze. Se il mondo esterno non esiste, o se è ripugnante, l'oggetto affascinante diventa il sé.

Tutte queste concezioni hanno in comune l'idea di una rottura radicale che separa l'io e il mondo, in ultima analisi hanno in comune che non esiste un mondo comune. Il mondo esterno, il mondo comune a me e agli altri è ugualmente negato o svalutato. Todorov ripercorre nelle pagine centrali del suo libro, in una sintesi preziosa e chiarificatrice, il percorso che, nella storia del pensiero moderno, ha portato a una concezione riduttiva dell'arte, a quell'idea dell'arte autonoma che ha portato infine ad una sacralizzazione dell'arte stessa: per Todorov i virus contemporanei crescono dentro un lungo tragitto del pensiero in cui arte e letteratura non hanno "alcun rapporto significativo con il mondo", un dogma che costituisce oggi, attraverso il formalismo, il nichilismo e il solipsismo, una posizione dominante nella cultura europea. 

Todorov, nelle sue conclusioni, richiama le parole di Charlotte Delbo, arrestata a Parigi dagli occupanti nazisti. Nella sua cella, di fronte all'estremo, la Delbo scrive: "Le creature del poeta sono più vere di quelle in carne e ossa, perché sono inesauribili. Ecco perché sono miei amici, miei compagni, grazie ai quali siamo legati agli altri uomini".