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Educazione

SCUOLA/ Iscrizioni, l'equivoco di "scegliere senza scegliere"

I dati relativi alle iscrizioni alla scuola superiore parlano di un successo dei licei e in particolare del liceo scientifico, in tutte le sue varianti. Il commento di GIORGIO CHIOSSO

Studenti in protesta (LaPresse)Studenti in protesta (LaPresse)

Sono ormai noti e sono stati autorevolmente e ampiamente commentati i dati relativi alle iscrizioni al prossimo anno scolastico. Li riassumo per comodità del lettore: la scelta liceale continua a essere quella preferita (54,6%), stabili gli istituti tecnici (30,3%), in costante declino gli istituti professionali (15,1%). Se questi dati vengono confrontati con quelli degli anni precedenti emerge con maggiore evidenza un possibile andamento futuro dell'istruzione secondaria. Per il quarto anno i licei vengono complessivamente scelti da oltre il 50% dei ragazzi che entrano in prima superiore (nel 2010/2011 erano il 46,2%) con un aumento di oltre 8 punti percentuali. I tecnici erano al 31,7% (–1,4%) e i professionali erano al 22,1% (–7%). 

Se si scompongono i dati relativi alle diverse tipologie scolastiche spicca il primato del liceo scientifico che nelle sue varie ramificazioni raccoglie le preferenze di un quarto degli iscritti con il 25,1% (contro il 22,7% del 2010/2011) oggi così ripartito: 15,6% nell'indirizzo tradizionale; 7,8% per l'opzione delle scienze applicate e 1,6% nel curriculum sportivo. Crescono anche il liceo delle scienze umane (7,9% contro il 6,5% del 2010/2011) e quello linguistico (9,2% contro il 5,6%), mentre il liceo classico, nonostante il lieve incremento di quest'anno, non riesce ancora a colmare la caduta precedente (6,6% contro il 6,9%). Restano di nicchia i restanti comparti liceali.

Quale tendenza è possibile ricavare da questi dati? Propongo qualche breve osservazione, anche se è facile cadere in generalizzazioni superficiali (spero non sia questo il mio caso). Cresce la fiducia nella scuola liceale, ma è legittimo chiedersi a quali condizioni: perché percepita dalle famiglie come una scuola "seria" e che fornisce durevoli e solide basi culturali oppure soluzione che consente di prendere tempo e rinviare più avanti le decisioni forti? 

La progressiva licealizzazione dell'istruzione secondaria è favorita da una duplice percezione critica: l'idea che la cultura con la C maiuscola è prerogativa della licealità e la convinzione, talvolta approssimativa e un po' generica, che oggi sia difficile associare gli studi e un lavoro coerente con il titolo scolastico. Nonostante ogni sforzo per la loro valorizzazione, non si arresta conseguentemente la caduta dei professionali sempre più — purtroppo e spesso ingiustamente — percepiti come la serie C della scuola italiana. Ai licei vanno gli alunni migliori come rendimento e con le famiglie economicamente più solide, il rovescio di quanto accade nei corsi professionali. In mezzo stanno gli istituti tecnici. Cose risapute, nessun cambiamento in un quadro singolarmente stabile dalla riforma Gentile di cent'anni fa.  

Qualche ulteriore riflessione merita il liceo scientifico. Questa tipologia scolastica presenta molti caratteri "rassicuranti": corso liceale, ma non impegnativo come il classico e considerato socialmente più "nobile" rispetto ai corsi tecnico-professionali; piano di studi dalla natura abbastanza enciclopedica con un saggio mix di cultura umanistica e scientifica e nell'opzione delle scienze applicate con un adeguato rinforzo di informatica; scuola che non orienta in modo preciso verso le future scelte universitarie (come accade, ad esempio, anche se blandamente, per i licei delle scienze umane e linguistico e più significativamente per quelli artistico e musicale). 


COMMENTI
17/02/2017 - Qualche spunto senza pretese (Giuliana Zanello)

Nelle linee generali il professor Chiosso coglie nel segno. Credo però che ci siano altri aspetti meritevoli di approfondimento. Provo ad elencarne qualcuno, da insegnante e madre, umilmente e senza spirito polemico. 1) L'osservazione di Moeller Martin: è vera, praticamente mai contraddetta dai fatti, e basterebbe da sola ad indebolire qualunque altro argomento. 2) Le cose potrebbero essere diverse se il liceo fosse davvero ciò che dovrebbe essere, ovvero la scuola in cui si impara la dura professione dello studio, la quale, come ogni altra, richiede almeno un filo di vocazione; così non è, inutile negarlo, e tutte le ultime riforme (compresa, nei suoi effetti reali, l'autonomia) sembrano intese a spalancare la porta di una cosa chiamata 'liceo', che spesso non si sa più bene che cosa sia, anche o soprattutto a chi di studio non vuol sentire parlare. 3) I genitori, giusto o sbagliato che sia, sono preoccupati in primo luogo dell'affidabilità sociale ed educativa dell'ambiente in cui si inseriscono ragazzi alle prese con i problemi dell'età più fragile; perciò è urgente che ci si adoperi per costruire questa affidabilità anche là dove non c'è, senza lesinare mezzi: che i mezzi vadano dove le situazioni sono più complesse e difficili ma potrebbero sprigionare molto di vivo e di nuovo; al contrario, l'alternanza scuola-lavoro nei licei potrebbe aspettare.

 
17/02/2017 - Polemiche vecchie e assurde (Moeller Martin)

Chissà se il Professore ordinario di Storia dell'educazione Giorgio Chiosso ha scelto per i suoi figli una scuola professionale, grazie alla quale hanno potuto apprendere l'arte del perfetto cameriere o del conduttore di muletto. Ne dubito fortemente e temo sia solo l'ennesimo che "predica bene ma razzola male". P.S. In quale mondo il liceo classico è migliore del scientifico? Forse nei mondi paralleli che certi esperti si inventano per trovare conferme alle loro tesi.

 
17/02/2017 - Grazie. Ma chi ci riflette? (ROBERTO PELLEGATTA)

Ringrazio Il prof. Chiosso per riflessioni che vanno approfondite da presidi e professori, prima che dalla famiglie. Il dramma sta proprio nell’illusione della scelta liceale e, di converso, nella svalutazione di scelte per scuole per preparano anche al lavoro. Quanti disagi così vengono creati. Ma purtroppo la corporazione è vasta: scuole medie, università, televisione, giornali e spettacoli sostengono questa distorsione culturale. Per poi scoprire con l’indagine AlmaMater che metà degli studenti maturati sono convinti di aver sbagliato scelta e che più di un terzo degli studenti liceali abbandonano l’Università dopo il primo anno. La corporazione che sostiene il cosiddetto “primato del liceo italiano” fa fatica a riflettere su questi problemi.