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Educazione

SCUOLA/ Quel bisogno di felicità che resta fuori dalla classe

"Nel mio corso di filosofia della undicesima classe ho posto la seguente domanda: che cosa vi sta a cuore?" Dalle risposte si vede che il mondo è piccolo. ROBERTO GRAZIOTTO

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LIPSIA — Nel mio corso di filosofia della undicesima classe (17 anni) ho posto la seguente domanda: che cosa vi sta a cuore? Ho precisato brevemente che con la parola "cuore" non intendevo solo "emozione", ma anche "ragione". Ho raccolto le risposte in una mind map: la prima risposta è stata la cerchia di amici e la loro unità. Le altre risposte le riporto così come si trovano nei raggi della mind map, un po' casualmente, dall'alto in senso orario: benessere per la propria persona (nel senso di aver tempo per sé); benessere della società; possibilità di distrarsi con giochi, film e musica; l'essere apprezzato dagli altri; animali domestici; un luogo in cui non si debba simulare se stessi; fare e sentire musica e così dimenticare tutto il resto; salute; libertà; famiglia. 

Non vi è traccia della scuola in queste risposte! Sebbene in essa i giovani passino tantissimo tempo: dalla mattina presto (noi cominciamo alle 7.30) fino al pomeriggio inoltrato, l'ultima campanella suona alle 15.40. Visto che il raggio di frequentazione di studenti della nostra scuola è di circa 30 chilometri, bisogna aggiungere a questo tempo scolastico ancora un'ora di bus all'andata e una al ritorno. Nel bus però è possibile già fare alcune delle cose che stanno a cuore agli studenti, ossia ascoltare musica e chattare; anche se propria questo aspetto, che riempie molto del loro tempo, non è stato nominato.  Poi non sono stati nominate cose che forse a scuola non si possono dire: bere la birra con gli amici, sigarette, forse anche droghe leggere. 

Il secondo passo è stato chiedere che cosa ci fosse di sbagliato nella scuola, per non annoverarla minimamente nelle cose che stanno a cuore agli studenti (comunque, preciso che nel mio corso di filosofia in dodicesima vi sarebbero anche state persone che vedono la scuola come un luogo positivo; lo dico per non assolutizzare la mia piccola ricerca con i ragazzi dell'undicesima). 

Ecco le loro risposte: la scuola è un luogo in cui si sperimenta spesso un senso di tristezza, dato che gli insegnanti o gli studenti stessi ti fanno pesare ciò di cui non sei capace; è un luogo in cui si sommano grandi problemi — paure, genitori che si arrabbiano per la non riuscita, voti brutti, l'essere messi sotto pressione, la mancanza di vita; è un luogo di costrizione, forse anche opportuna, ma che non rende felici; si è continuamente sottoposti ad aspettative a cui non si è capaci di corrispondere; non si capisce cosa la scuola abbia a che fare con la realtà, né con i propri interessi; un luogo in cui si è sempre paragonati con gli altri e con la loro superiorità; un luogo in cui la salute non viene curata: troppe ora in cui si deve stare seduti, con la conseguenza di aver mal di schiena, eccetera.