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SCUOLA/ Quel 25 per cento di istituti che fa "regredire" gli studenti

Variabilità tra le classi, valore aggiunto, effetto-scuola: alcuni numeri dell'ultimo rapporto Invalsi possono dire molto agli insegnanti (e alle famiglie). BRUNELLA FIORE

Scuola (LaPresse) Scuola (LaPresse)

Molte conferme e alcune novità nel rapporto sulle rilevazioni Invalsi per l'anno scolastico 2016/2017. Partiamo dalle novità, soprattutto metodologiche: la modalità Cba (computer based assessment) in sostituzione alla compilazione tradizionale di tipo cartaceo è stata utilizzata sul grado 10 (classi seconde, secondaria di II grado) per la compilazione del questionario studente. Questa novità ha consentito di raccogliere 500mila questionari a fronte dei soliti 400mila: è un miglioramento importante ai fine dell'affidabilità e della qualità dei dati, in particolare per la ricostruzione dello status socio economico e culturale dello studente.

Sempre in modalità Cba è stato avviato il pretest sul grado 8, 10 e 13. Sono molti gli aspetti positivi di questa modalità una volta a sistema (prevista dall'anno prossimo): innanzitutto la possibilità per lo studente di svolgere un numero minore di item perché il computer si focalizza progressivamente su domande che circoscrivono rapidamente il livello di competenze effettivo dello studente. In secondo luogo perché le prove computer based potranno essere svolte da gruppi di studenti su più giornate, consentendo a dirigenti scolastici e insegnati tempi organizzativi di più ampio respiro. 

Ciò che più ha reso di buon umore i ricercatori Invalsi sono, però, le percentuali più alte che mai di partecipazione complessiva degli studenti alle prove e, parallelamente, la riduzione crescente e progressiva dei livelli di cheating (copiatura): anche questo elemento contribuisce a dati e analisi più affidabili sia a livello di sistema sia per le singole scuole. 

Se entriamo nel merito dei principali esiti, come detto, troviamo una serie di conferme sulle precedenti annualità con in testa le solite regioni Trento in primis, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Lombardia e, in coda, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna. Ancora, si conferma come nel passaggio degli studenti da un ordine di scuola all'altro le prove rivelino una crescita di competenze nel Nord del paese, stabilità al Centro e una sostanziale gap di crescita nelle regioni del Sud e Sud Isole (Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna). 

La variabilità tra le classi si conferma, sebbene in diminuzione, più spiccata nelle regioni del Sud del paese: ricordiamo come la variabilità tra le classi sia data in buona sostanza dalle modalità di composizione delle classi stesse sin dall'atto dell'iscrizione. Quanto più le classi sono differenziate al loro interno per le caratteristiche degli studenti e delle relative famiglie di provenienza, tanto più la variabilità nelle classi sarà alta e, per contro, quella tra classi risulterà bassa. 

Dopo il suo esordio nel 2016, anche per quest'anno è stato rispiegato il funzionamento del valore aggiunto ovvero del cosiddetto effetto-scuola. Nella sostanza, l'effetto-scuola è calcolato attraverso una procedura statistica che tiene sotto controllo e distingue le caratteristiche individuali e familiari dello studente e il suo pregresso percorso scolastico. La misura del valore aggiunto viene effettuata con delle prove "ancorate": negli ultimi 5 anni alcuni gruppi di studenti hanno svolto sia le prove previste dal Snv per l'anno in corso e sia quelle tenute "segrete" e ripetute ogni anno che consentono all'Invalsi per l'appunto di "ancorare" i due test e metterli sullo stesso piano di difficoltà con il test poi svolto da tutti gli studenti. È dall'ancoraggio che nascono i livelli di competenza da 1 a 5 e le relative rubriche di valutazione (vere miniere d'oro per il lavoro degli insegnanti) su modello dell'Ocse-Pisa. 

La restituzione degli esiti sull'effetto-scuola evidenzia che circa il 20 per cento delle scuole — trasversalmente a tutte le aree del paese — produce del valore aggiunto. La maggior parte delle scuole mostra un effetto-scuola nullo e una quota che raggiunge il 25 per cento di scuole del Sud e Isole mostra un effetto negativo, ovvero di scuole che non riescono a garantire quanto atteso nella preparazione prevista per gli studenti in quell'ordine e grado di scuola. 

Il rapporto tecnico, il rapporto complessivo e una sintesi in dieci punti del rapporto sono disponibili sul portale di Invalsi.

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