BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SCUOLA/ Diploma in 4 anni, la rivoluzione necessaria (ma l'Italia non è all'altezza)

Si discute sull'opportunità di ridurre la scuola superiore da 5 anni a 4, ma il vero problema che non viene affrontato è il gigantismo dei curricoli. SERGIO BIANCHINI

Scuola (LaPresse) Scuola (LaPresse)

Il dibattito sulla sperimentazione delle superiori in 4 anni è molto istruttivo. E come spesso accade in Italia, vago e depistante.

Lo sfondo vero e pesante di tutta la faccenda, lo scheletro nell'armadio, è l'assoluto gigantismo del curricolo scolastico italiano rispetto a quello europeo. Noi viaggiamo sulle 1000 ore annue per 13 anni contro le 800 medie per 12 anni necessarie in Europa per acquisire la maturità.

La cosa è così insostenibile che le scuole italiane all'estero hanno dovuto ridurre di un anno il corso di studi altrimenti nessuno si sarebbe iscritto. Ma l'obbligo del numero totale di ore di lezione non poteva essere bypassato e così i piani di studio sono stati portati da circa 30 ore settimanali a 36 per 4 anni, mantenendo formalmente la quantità totale blindata per legge. Solo che poi, tra le righe dei programmi e nel silenzio di tutti le ore… sono di 45 minuti! Quindi l'orario reale torna ad essere di 30 ore settimanali. Cosa ottima per gli studenti, il cui orario ragionevole (per massimizzare l'apprendimento e la sopportazione) sarebbe di 4 ore al giorno cioè 20 ore settimanali di lezione alla settimana.

Nel nostro passato meno recente le ore di scuola elementare (ed anche di liceo) erano 24 quando le ore di lavoro erano 48. Il ragionamento era ovvio e adattato all'oggi comporta proprio 20 e anche 18 ore di lezione settimanale, visto lo studio individuale e il lavoro personale (i compiti).

Dicevo cosa ottima per gli studenti; ma prova della consueta doppiezza e subdola modalità di procedere dello stato italiano e del suo ceto intellettuale, che fa finta di non vedere.

E così in Italia nessun governo riesce davvero ad intaccare il gigantismo dei curricoli perché non abbandona la teoria tempopienista che domina a sinistra ma anche a destra. Ci aveva provato la Moratti, ma il suo tentativo fu demolito da contrarietà anche interne al suo governo. Ridusse di 3 ore l'orario della media riportato poi a 30 ore dalla Gelmini. Renzi all'inizio parlò della riduzione delle superiori da 5 a 4 anni ma fu bloccato dall'interno e rinunciò.

Guai a chi osa attaccare il gigantismo dei curricoli. Il tempopienismo insorge e spara a raffica.

Eppure la cosa va tentata almeno per finta, perché abbiamo il record mondiale di lunghezza del curricolo. E così la risposta è… una sperimentazione volontaria per 100 scuole su 10mila, ed una sola classe per scuola a partire dal prossimo anno. 

Se ascoltiamo i commenti di ogni genere sulla sperimentazione, vediamo che sono pieni di esortazioni generiche, delegittimazioni del presente, a volte incitamenti al totale cambiamento, mentre allo stesso tempo manca qualunque considerazione sulla quantità e sul tempo scuola, che è il centro della questione.

Anche i presidi che operano già la sperimentazione quando vengono intervistati glissano sulle ore di scuola che ogni anno fanno gli alunni e sul mantenimento o meno del minimo totale quinquennale, previsto per legge, delle singole discipline.

Eppure, se fosse chiaro che ogni disciplina viene mantenuta come numero totale delle attuali ore quinquennali, ma ridotta del 20 per cento come consente il famoso decreto 275/1999 tutto sarebbe semplice.

Resterebbe solo il problema della raschiatura del 20 per cento che, con la normativa attuale, non è libera e discrezionale ma deve ricadere su tutti gli alunni nella stessa quantità e non alterare l'impegno totale quinquennale di ciascun alunno.

Le ore totali del quinquennio attualmente obbligatorie vanno dalle 4.800 del liceo alle 5.600 degli istituti tecnici e professionali, con un peso annuale che va da un minimo di 891 ore (27 ore settimanali in prima liceo) ad un massimo di 1.056 (32 ore settimanali negli istituti). Particolarissimo è il caso del liceo artistico, che con le sue 35 ore settimanali raggiunge le 1.155 ore annue. 

 

 

Restiamo comunque sulle 5mila ore annue circa del quinquennio. Se spalmate su 4 anni senza intaccare l'obbligo di legge del tempo scuola bisogna programmare 1.250 ore in ciascuno dei 4 anni del quadriennio. Dividendo le 1.250 ore per le 33 settimane convenzionali del riferimento annuale arriviamo a 39 ore settimanali. Come fanno le scuole sperimentali ed in futuro l'intero sistema a misurarsi con quantità del genere? Nessuno ne parla. Ma sono questi i veri tormentoni da digerire.

Le scuole italiane all'estero, dove si opera già su 4 anni, fanno finta di mantenere il numero di ore quinquennale di legge, ma poi nel Pof, in una riga di una paginetta qualsiasi, dicono che fanno sì tutte le ore previste, ma portando l'ora di lezione a 45 minuti. Ennesimo esempio di eliocentrismo geocentrico all'italiana.

Se si vuole portare la quantità delle ore di scuola a livello europeo (media intorno alle 800 ore annue) non è difficile. Non sarebbe nemmeno traumatico mantenere i 5 anni attuali, riducendo però drasticamente il numero delle ore annuali. Il difficile sta nell'ammettere che il gigantismo dei nostri curricoli infiniti fu ed è un errore. Un errore costosissimo e pesantissimo per gli studenti, che ha prodotto un calo della voglia di studiare visto che difronte a 6 ore consecutive di lezione il giovane medio comincia a tutelarsi e riposare alla prima ora. Il difficile sta nell'ammettere che ridurre, oggi, in Italia, il tempo scuola obbligatorio farebbe solo bene alla salute fisica e mentale ed e alla capacità di apprendimento degli alunni. 

La vera questione che sta dietro la sperimentazione quadriennale è il bisogno di uniformarsi all'Europa dove il diploma richiede nella maggior parte dei casi 4 anni. Ma da noi non c'è, per ora, un'opinione contraria ai 13 anni trascorsi sui banchi.

Il compromesso possibile ed utile sarebbe 1 anno dopo la scuola media uguale per tutti con metà ore obbligatorie e metà opzionali per verificare le attitudini personali sul terreno disciplinare e professionale. Magari anche mediante corsi opzionali semestrali. Al termine dell'anno avverrebbe la scelta dell'indirizzo successivo, di 4 anni, in tutte le direzioni e quindi assolutamente compatibile con le iscrizioni europee.

Sull'anno di transizione si può discutere e sperimentare molto. Certamente, ripeto, il numero totale delle ore annuali continua ad essere troppo elevato, restando sulle mille o più ore. Bisogna diminuirle e i modi efficaci ci sono. Ad esempio la separazione delle lezioni dalle interrogazioni e dalle verifiche scritte, alle quali si può dedicare un pomeriggio ad hoc sgravando il lavoro mattutino, che si concentrerebbe molto efficacemente su conversazione-insegnamento-apprendimento. 

© Riproduzione Riservata.
COMMENTI
13/08/2017 - Autodecimazione volontaria dei docenti (Vincenzo Pascuzzi)

1) A settembre ai collegi docenti, alcuni presidi yes-men, volenterosi e zelanti proporranno l’autodecimazione volontaria dei docenti. Qualcosa del tipo “volete voi ridurre l’organico del 20%?” Vedremo chi abboccherà. 2) Tagli per risparmiare, come osserva Paolo Delfini. Risparmio, non ottimizzazione del rapporto costi /benefici. 3) La sperimentazione appare finta e farlocca, con esito positivo già deciso e imposto. Al Miur sono decisi a ignorare chi testimonia "Approssimazione e caos: il liceo breve non funziona". 4) Un’altra riforma di contrabbando o alla chetichella. Così scriveva Giorgio Israel nel 2014: “La tecnica collaudata per far passare un progetto senza discutere è ben nota: prima si lancia il “ballon d’essai” provocatorio – la riduzione del liceo a quattro anni, la riforma radicale del classico, il ridimensionamento della filosofia – poi si assiste in silenzio alle reazioni, senza alimentare alcun dibattito, quindi si torna alla carica su un altro terreno, quello dell’indottrinamento; il quale, manco a dirlo, è rivolto agli insegnanti. È questa una categoria che ha mele sane e marce come tutte ma che gode di uno speciale “privilegio” oltre a quello di essere la più malpagata d’Europa: di essere l’oggetto speciale dell’attenzione di “esperti” della scuola che si dedicano a riformarne le teste sulla base di teorie insindacabili e al disopra di ogni possibile contestazione”.

 
13/08/2017 - Riforme ? Sono solo tagli ! (delfini paolo)

Secondo la mia modesta opinione è solo un modo per fare cassa, e non ci si preoccupa del fatto che gli studenti non avranno alcun vantaggio da questa "riforma ", anzi...... Del resto anche le ultime precedenti "riforme" (gelmini, moratti, berlinguer, ecc) quali vantaggi hanno arrecato alla Scuola ? Solo dannosi tagli !