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Educazione

SCUOLA/ Dalla matematica alle scienze, una lezione di realismo lunga 20 anni

Nei suoi 20 anni di vita la rivista ha sempre affermato il valore pedagogico, formativo ed educativo dello studio scolastico delle discipline scientifiche. CARLO DI MICHELE

(Pixabay)(Pixabay)

Il ventennale di Emmeciquadro segna una tappa importante non solo per la rivista stessa, ma per tutto il panorama didattico italiano. Dalla sua nascita nel 1998 molto è cambiato nel contesto, non solo scolastico, del Paese.

La comune percezione della scienza e della sua importanza nella vita culturale, sociale ed economica è, almeno in parte, mutata. Da una diffusa e forse a volte ingenua fiducia nei risultati della scienza — si pensi a quante pubblicità affermavano che l'efficacia di un certo prodotto era "scientificamente provata" — si è passati, infatti, a posizioni anche fortemente critiche, spesso propagate attraverso i social, in particolare in ambito medico.

L'importanza di sviluppare maggiori competenze scientifiche negli studenti, inoltre, è emersa dalla fine degli anni 90 come una delle priorità che il nostro Paese si è assunto assieme agli altri della Ue per affrontare e vincere le sfide della cultura contemporeanea. Le ragioni sono chiare: nella società della conoscenza, in cui la tecnologia e la scienza hanno un ruolo determinante per lo sviluppo economico, è avvertita come determinante la formazione dei giovani nelle discipline di riferimento. L'Italia, da questo punto di vista, per una serie di ragioni, si segnala purtroppo come uno dei paesi in maggiore difficoltà: ce lo dicono i dati delle rilevazioni Invalsi e Ocse, così come la crisi di laureati in determinate facoltà a carattere scientifico.

D'altro canto, la scienza e le sue scoperte continuano ancora a destare curiosità e interesse generale: non solo per quanto è suscettibile di ricadute applicative — i risultati in campo biomedico, informatico, delle comunicazioni — ma anche per la cosiddetta ricerca fondamentale. Ne sono un esempio l'ampia eco avuta da scoperte quali quella del Bosone di Higgs, o meglio dalla conferma sperimentale della sua esistenza, e della rilevazione delle onde gravitazionali con gli interferometri Ligo e Virgo.

Sostenere e documentare il valore culturale dell'impresa scientifica quale forma di conoscenza umana autentica — ancorché parziale — della realtà, evitando sia le sue esaltazioni ingenue, sia le possibili riduzioni alle sue applicazioni pratiche, è la prima sfida raccolta e finora vinta dalla rivista.

La seconda, e non meno decisiva, sfida che Emmeciquadro ha ingaggiato è stata quella del valore pedagogico, formativo ed educativo per i ragazzi e per i giovani dello studio scolastico delle discipline scientifiche, attingendo in ciò al patrimonio di idee e di esperienze del gruppo Seed (Scienze educazione e didattica), che era nato in seno a Diesse. Non si tratta qui soltanto della (ovvia) necessità, per le giovani generazioni, di possedere un minimo bagaglio di conoscenze scientifiche e tecnologiche per potersi muovere con più consapevolezza in una società complessa, quanto della possibilità di fare esperienza di un particolare metodo di conoscenza.

Questa seconda sfida può essere allora formulata attraverso alcune domande: lo studio delle discipline scientifiche può contribuire allo sviluppo integrale della persona? Se sì, come? Qual è il proprium del metodo scientifico che vale la pena comunicare ai propri studenti? Quali atteggiamenti tende a promuovere la scienza nel rapporto del soggetto con la realtà?

È a livello di queste domande e dei tentativi di rispondervi attraverso adeguati percorsi didattici, proposti in abbondanza nei settanta numeri della rivista, che emerge quello che ne è forse l'aspetto fondamentale: la lealtà con il dato del reale. La lealtà, cioè, con ciò che la realtà stessa, adeguatamente interrogata, ci dice. Una forma di realismo, quindi; più che mai preziosa in un'epoca come la nostra, in cui le opinioni sembrano prevalere sempre più sui fatti.

Allo stesso tempo, deve aumentare anche la consapevolezza della rilevanza di una rivista di questo tipo. Se pensiamo ai progetti di Indire indirizzati agli insegnanti delle cosiddette Stem (l'acronimo, ormai sempre più utilizzato, di Science, Technology, Engineering and Maths), sia per diffondere fra i docenti nuove metodologie e pratiche didattiche per insegnare in modo più coinvolgente ed appassionante queste discipline ritenute spesso ostiche dagli studenti, sia per far conoscere le molteplici possibilità di impiego e di carriera offerte oggi dai settori industriali e tecnologici, ebbene la rivista, con il suo patrimonio di documentazione e di professionalità, non solo rappresenta un prezioso archivio da cui attingere, ma può e deve ancora svolgere un ruolo incisivo come spazio di riflessione e di confronto a vantaggio dell'intero sistema scolastico.

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