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ELEZIONI COMUNALI 2011/ 1. Il "gran pasticcio" di Milano regala il paese a Bossi?

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Letizia Moratti in campagna elettorale (Imagoeconomica)  Letizia Moratti in campagna elettorale (Imagoeconomica)

Il voto di Milano è naturalmente presentato come un test con ripercussioni immediate sul piano nazionale. È non solo la città più importante, ma è anche l’unica, tra i capoluoghi di Regione al voto, a essere di centrodestra e dove Berlusconi misura la sua popolarità dopo gli attacchi subiti, il Pd la capacità di recupero e Fini il suo “valore aggiunto” passando al Terzo Polo. Eppure è proprio qui che i tre partiti protagonisti hanno compiuto i propri più evidenti errori di posizionamento. Il finale infiammato è stata la conseguenza da un lato del voler recuperare l’area del non voto e di ridimensionare un astensionismo minaccioso, e dall’altro di cercare di rimediare a errori compiuti e meglio riposizionare le proprie liste.

Cominciamo dal Pdl. Colpisce come di fronte alla scissione di Fini e dovendo fronteggiare il tentativo di un insidioso attacco sulla sua “sinistra” (ovvero l’elettorato moderato di centro) si è invece spostato a destra dando l’impressione di essere una sorta di conglomerato tra Destra del vecchio Pli e  Movimento Sociale. Alla base c’era il fatto che Gianfranco Fini sin dall’estate era ricorso al “richiamo della foresta”, all’ammutinamento nei confronti di Berlusconi in nome di una identità perduta nella confluenza nel Pdl.

Che tra fuoriuscite, tentennamenti e ripensamenti nell’area ex missina in seno al Pdl si sia dato spazio a una marcatura a uomo anche scambiandosi reciprocamente - tra Fini ed ex colonnelli - accuse di tradimento e richiami alla coerenza e alla propria storia è del tutto naturale. Ma era un capitolo che andava chiuso con la “conta” sulla fiducia in dicembre e comunque è stato sbagliato trasferire questo schema di caccia al militante in caccia all’elettore. A Milano il Pdl doveva recuperare al centro e non nell’ex Msi. Lo sbandamento politico a destra del Pdl più dannoso è stato indubbiamente l’attacco a Tremonti “socialista” (coinvolgendo così gli ex Psi che stanno con Berlusconi e votano Letizia Moratti). Si è agitato un rilancio dello “spirito del '94” tutto, appunto, destra liberale e missini ignorando il fatto che la vittoria contro Occhetto fu ottenuta da Berlusconi soprattutto grazie all’elettorato democristiano e socialista. All’attacco a Tremonti si sono poi aggiunte inopportune contestazioni della Moratti, dando l’impressione che nel Pdl - tra i “fedelissimi” di Berlusconi - stesse prevalendo uno spirito di “duri e puri” imperniato sulla categoria dell’“epurazione” di partito che è l’esatto contrario dell’“allargamento” ovvero della ricerca del consenso elettorale. La cacciata degli “infedeli” è un modulo elettorale inedito. Contestare l’estrema sinistra da posizioni riformiste ha un senso e un effetto, farlo da posizioni di destra ne ha un altro e - soprattutto a Milano - è tempo perso.



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