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RINNOVABILI/ Altro che bolla, il fotovoltaico soffre ma corre

martedì 13 dicembre 2011

Le rinnovabili, e in particolare l’energia solare, continueranno per lungo tempo a essere una risposta “marginale” al problema energetico, oppure saranno in grado nei prossimi decenni di prendere la guida della produzione energetica globale sino ad arrivare - come il Wwf ha sostenuto nel suo recente Energy Report - a coprire il 100% del fabbisogno mondiale entro il 2050? Probabilmente la verità sta nel mezzo. Una cosa però è certa: la direzione intrapresa è irreversibile. E se ne possono osservare gli esiti anche in Italia.

Nel 2008 le rinnovabili coprivano il 16,7% della richiesta di energia elettrica in Italia. Nel 2010 questa fetta è salita al 22,8%. Protagonista indiscusso di questa crescita impetuosa è il fotovoltaico. Nel mese di ottobre 2011, il fotovoltaico da solo ha coperto il 4,9% della produzione italiana di energia elettrica (era allo 0,1% nel 2008). Il 2011 sarà per il nostro Paese un anno record: per la prima volta l’Italia sarà il Paese al mondo con la maggior potenza fotovoltaica installata nel corso dell’anno, superando la Germania che da tantissimo tempo deteneva indisturbata questo primato.

Eppure, nonostante questa avanzata travolgente, il mercato del fotovoltaico sta attraversando un momento di grandi cambiamenti, anche drammatici. Molte aziende sono in gravi difficoltà. I big player quotati sulle principali borse americane, europee e asiatiche hanno chiuso trimestrali con utili ridotti all’osso se non addirittura in perdita. Altri stanno cercando di recuperare redditività mettendo mano a razionalizzazioni e licenziamenti. Cosa ha portato il mercato in questa centrifuga?

Negli ultimi anni i tassi di crescita delle installazioni fotovoltaiche sono aumentati oltre ogni aspettativa. A cavallo tra 2009 e 2010 si era verificato uno shortage di enormi dimensioni. La produzione mondiale di celle e moduli fotovoltaici non era in grado di reggere la domanda del mercato. Le aziende leader si distinguevano per la capacità di assicurarsi forniture costanti; e intanto la scarsità di prodotto apriva le porte all’arrivo di tante aziende che portavano dal Far East prodotti spesso di dubbia qualità. È in questa situazione che i principali nomi dell’industria del fotovoltaico decidono di mettere mano agli investimenti per potenziare la capacità produttiva di celle, moduli e inverter. Dovunque (Italia compresa) vengono realizzate nuove linee. La parola d’ordine è “produzione integrata”, cioè realizzare linee in grado di coprire tutte le fasi di lavorazione, dai wafer di silicio al modulo finito.

Ma improvvisamente, nella primavera del 2011, il mercato si blocca. Le due piazze più importanti, Germania e Italia, subiscono una frenata dovuta alla rimodulazione verso il basso delle tariffe incentivanti del Conto Energia. Un anno fa i due paesi coprivano circa metà del business mondiale del fotovoltaico. E quindi non basta la crescita di altri mercati (Usa, India, Cina, ecc.) a compensare il rallentamento di Italia e Germania. A questo punto la situazione si inverte: la domanda rallenta e il mercato non è più in grado di assorbire i nuovi volumi di produzione. Molte linee produttive appena inaugurate restano ferme. Chi si è riempito i magazzini di merce temendo un nuovo shortage, si trova in difficoltà. I prezzi cominciano a scendere e non si arrestano più. Ma sono soprattutto i margini a essere messi sotto pressione.




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