Energia e ambiente
domenica 12 febbraio 2012
L’ultimo Piano energetico nazionale dell’Italia risale agli inizi degli anni ‘80. È passato troppo tempo. Sono cambiati gli scenari tecnologici ed economici, ma sono soprattutto intervenuti cambiamenti normativi che cambiano la prospettiva e hanno definitivamente reso desueta la parola “pianificazione”, che a lungo ha caratterizzato la nostra politica energetica quando sostanzialmente esistevano e operavano sul mercato due monopoli statali (idrocarburi ed elettricità) e quando i costi delle materie prime e degli investimenti infrastrutturali erano essenzialmente posti a carico delle bollette dei consumatori.
La libera iniziativa degli operatori va oggi assicurata, pur nell’ambito di un sistema legislativo e regolatorio che assicuri stabilità in termini di quadro normativo e scelte ambientalmente accettabili e che, soprattutto, sia inquadrata in uno schema generale di priorità. La Strategia energetica nazionale (Sen), di cui abbiamo parlato nel precedente articolo, non potrà quindi essere di tipo dirigistico, come accaduto fino agli anni ‘80: occorre riconoscere e sottolineare la scelta ormai consolidata del mercato libero.
Risulta inoltre “obbligata” la necessità di considerare il tema in ottica europea e di apertura del mercato estero (nuove linee elettriche, strategie comuni o complementari con altri paesi europei, reti di trasporto dal Nord Africa, ecc.). C’è poi un altro nodo politico: resta infatti da affrontare l’attribuzione delle competenze, suddivise tra Stato e Regioni, poiché al momento il tema dell’energia è difatti materia concorrente tra Stato e Regioni secondo il Titolo V della Costituzione.
Il ruolo di regista e attore principale resta comunque ben assegnato: la stesura del testo della Sen non può che competere al Ministero dello Sviluppo economico (nello specifico alla Direzione generale dell’Energia e delle risorse minerarie), sebbene sulla base di un’ampia consultazione cui devono essere invitate le Regioni e le istituzioni competenti, come l’Autorità per l’energia elettrica e il gas.
Il rapporto con le Regioni è necessario non solo in base al Titolo V, ma perché l’attuazione della Strategia - almeno per quanto riguarda l’aspetto delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica - non può non coinvolgere le Regioni. Con esse si sta, ad esempio, sviluppando la collaborazione per arrivare almeno a definire il cosiddetto “burden sharing” (suddivisione a livello locale) degli obiettivi europei messi in capo all’Italia. La Strategia è perciò a tutti gli effetti nazionale, sebbene caratterizzata da un duplice strabismo, verso l’Europa e verso le Regioni. Da certi punti di vista, la scala nazionale è anche perfino limitativa, sebbene l’Europa non appaia pronta a scelte coordinate e vincolanti, ma solo a indirizzi generali.
In tutto ciò è un vero peccato che non sia mai stata indetta la più volte annunciata “Conferenza dell’energia”. Essa va invece rapidamente pensata e convocata, non come fase decisionale, ma come un importante momento di comunicazione e un’occasione per esprimere consensi e dissensi che potranno contribuire alla redazione finale della Strategia. Ci sono molti aspetti che si trascinano da anni e che bisogna affrontare.
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