Energia e ambiente
sabato 4 febbraio 2012
Nel pieno di una crisi economica e finanziaria che sta smobilitando l’Europa non si può scordare che anche il tema energetico svolge un ruolo prioritario e che esso può aiutare a fare le mosse per non sprofondare in situazioni ancora più gravi, ponendo inoltre le basi per una reale fase di riscatto e sviluppo. Prendo spunto dall’allarmante prezzo dei carburanti alle pompe, ma non mi riferisco esclusivamente a esso.
I cambiamenti che negli ultimi cinque anni si sono susseguiti sul fronte internazionale hanno di fatto inciso in maniera importante sugli scenari energetici dei vari paesi, europei in particolare. Nei primi mesi del 2008, quando è deflagrata la crisi economica innescata l’anno precedente negli Stati Uniti dalla crisi dei mutui subprime, il prezzo del petrolio aveva superato i 100 dollari al barile e, per la prima volta nella sua storia, è continuato a salire nei mesi successivi fino ad arrivare a circa 150 dollari al barile a luglio. Negli anni successivi si è dimezzato e, mentre scriviamo queste note, il prezzo si attesta attorno ai 100 dollari. Nel frattempo la crisi economica ha inoltre riportato indietro l’orologio dei consumi elettrici europei di dieci anni.
Tra questi fatti eclatanti del settore energetico occorre anche rammentare che, sul finire del 2010, sono iniziati i primi disordini e tumulti popolari che, partendo dalla Tunisia, sono arrivati, nel gennaio 2011, a contagiare Egitto, Yemen e Bahrein, fino alla rivoluzione in Libia. I mercati energetici hanno reagito con impennate dei prezzi indotte da timori sulle forniture future. Nonostante gli approvvigionamenti di greggio libico siano stati praticamente azzerati, così come è stato bloccato il gas che fluiva in Italia, si è mantenuta una fragile situazione di calma. Tuttavia, per quanto potenzialmente seria sia la crisi nordafricana, essa è passata in secondo piano quando l’11 marzo 2011 si è verificato il disastro della centrale nucleare di Fukushima in Giappone.
In tutto ciò la situazione energetica italiana è caratterizzata da un paio di decenni da ben note anomalie che possono essere così sintetizzate: forte sbilanciamento del mix produttivo elettrico verso le fonti fossili (gas naturale); aumenti modesti dei consumi; elevata dipendenza dalle importazioni (con oltre l’80% siamo primi in questa classifica); rilevanza assoluta del prezzo del petrolio ed elevata “fattura” energetica; arresto dell’opzione nucleare fin dagli anni ‘80; scarso utilizzo del carbone rispetto ad altri paesi industrializzati (che nella media mondiale rappresenta la metà della fonte per la produzione di elettricità!); rilevante quota d’importazione (15%) di energia elettrica, per lo più nucleare; costo dell’energia (carburanti, gas ed elettricità) significativamente superiore a quello degli altri paesi europei sia per il privato che per l’industria; prevalenza del trasporto su gomma rispetto a quello ferroviario o marittimo.
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