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MENO IVA NELLE BOLLETTE/ L'esperto: bene le proposte dell'Autorità, ora tocca al governo

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MENO IVA PER BOLLETTE DELL'ENERGIA MENO CARE «La proposta che ha lanciato Bortoni è semplice ed efficace: portare parte del gettito prodotto dalla maggiorazione sull’Ires, la cosiddetta Robin Tax, introdotta alcuni anni fa e applicata alle aziende energetiche, verso una riduzione dell’Iva sulle componenti tariffarie energetiche nelle bollette dei consumatori». Insieme a Silvio Bosetti, Direttore generale della Fondazione Energy Lab, commentiamo la relazione annuale dell’Autorità per l’Energia presentata ieri dal presidente Guido Bortoni. «In pratica l’ipotesi annunciata da Bortoni prevede di riutilizzare parte dei soldi ottenuti con la Robin Tax nel mondo dell’energia e su attività di ricerca e innovazione. E’ una proposta interessante e intelligente - spiega Bosetti - e, nonostante esista già un collettore di compensazione sulle bollette che paghiamo, questa ulteriore idea appare possibile e positiva».

Nel corso della presentazione, lo stesso Bortoni ha spiegato alla Camera che “il consumo interno dell’energia complessiva del 2011 si è allineato all’analogo dato del 1999”, ma il dato più preoccupante è che “nel biennio 2010-2011 il 10% delle famiglie era in condizioni di morosità, percentuale che sale al 19% nel caso delle piccole o medie imprese”. Bosetti ci spiega quindi che ci troviamo di fronte a «due dati entrambi preoccupanti: il fatto che si deroghi e che quindi si consumi meno energia è un dato purtroppo ormai evidente che dimostra la diminuzione dell’attività produttiva e manifatturiera nel nostro Paese. L’altro aspetto riguardante la morosità, invece, non fa altro che sottolineare le difficoltà finanziarie che famiglie e imprese stanno attraversando».

L’Authority ha recentemente annunciato l'avvio di un'indagine conoscitiva per capire come mai la liberalizzazione delle tariffe elettriche e del gas stenti ancora a produrre i benefici sperati. Anzi, confrontando le condizioni economiche per la fornitura di energia elettrica applicate alle famiglie fornite nel regime di tutela e i clienti forniti nel mercato libero, “sembra risultare che i prezzi unitari applicati dai venditori al mercato libero siano, in diversi casi, più alti di quelli del mercato tutelato e, quindi, dei livelli che si avrebbero trasferendo sul cliente il prezzo di un paniere ragionevole acquistato nel mercato all'ingrosso”, ha detto Bortoni. «Esiste innanzitutto un fattore strutturale del nostro Paese che da tempo ci porta a pagare un sistema di costi dell’energia più alto rispetto ad altri paesi europei - spiega Bosetti -. La liberalizzazione non ha di fatto ridotto le tariffe, ma piuttosto calmierate. Oltre a questo aspetto fondamentale, credo che tra i diversi operatori energetici ci sia una reale difficoltà a mantenere i prezzi competitivi per tutta una serie di meccanismi di sistema che del resto lo stesso Bortoni ha spiegato: l’impatto di tutti gli investimenti fatti sull’energia rinnovabile, in particolare sul fotovoltaico, dei sussidi e dei gravami arrivati sul sistema elettrico, sostanzialmente alla fine finiscono in bolletta».

Resta dunque il fatto che il mercato libero in Italia stenta ancora a produrre quei benefici invece giunti, per esempio, a seguito della liberalizzazione della telefonia, che ha realmente prodotto un netto calo dei prezzi a favore dei consumatori: «Sono due mondi molto diversi - ci dice Bosetti - Infatti, da un lato Bortoni spiega che bisogna innanzitutto accrescere la consapevolezza dei consumatori sul fatto che il mercato sia libero: a oggi solo il 13% delle famiglie ha cambiato fornitore del gas e solo il 18% quello dell’elettricità, quindi è evidente che esiste una scarsa conoscenza da parte dei consumatori del fatto che il mercato sia libero. Inoltre, come detto, nessun operatore energetico ha di fatto spinto realmente sulla competitività, anzi, è avvenuto piuttosto un allineamento».



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