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ENI/ La "metamorfosi americana" del cane a sei zampe

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Paolo Scaroni (Infophoto)  Paolo Scaroni (Infophoto)

«Nel futuro di Eni dobbiamo attenderci operazioni molto importanti, che vadano nella direzione di fusioni o acquisizioni sul modello di quanto attuato in passato dalle compagnie petrolifere americane». A sottolinearlo è Riccardo Gallo, professore di Economia applicata alla Sapienza, Università di Roma. In un’intervista a Repubblica l’ad di Eni, Paolo Scaroni, ha spiegato quale sarà il suo piano di sviluppo dopo lo scorporo da Snam ordinato dal governo.

 

Professor Gallo, per quale motivo è convinto che dopo lo scorporo arriverà una serie di altre operazioni molto importanti?

Per rispondere, dobbiamo guardare alla storia del cane a sei zampe. Nel 2004 realizzai una ricerca molto approfondita su questo tema i cui risultati furono pubblicati su “L’Industria. Rivista di Economia e Politica Industriale”, il cui comitato scientifico è presieduto da Romano Prodi. Il titolo del mio lavoro era “Tendenze dell’industria petrolifera statunitense e di quella italiana”. Vi si operava un confronto tra la struttura economica, patrimoniale, finanziaria e strategica dell’Eni e quella delle multinazionali Usa del petrolio.

 

A quali conclusioni giunse attraverso questo confronto?

Nella mia ricerca osservavo che l’Eni ricalcava in modo esatto la strategia delle compagnie petrolifere americane. Il cane a sei zampe ripeteva le stesse identiche scelte come quella di ritirarsi dalla chimica, rinunciare alla raffinazione petrolifera, dedicarsi all’esplorazione di giacimenti, investire in un campo piuttosto che in un altro, entrare nel settore non energy. Così è stato fino al 2005, cioè finché nel ruolo di amministratore delegato c’è stato Vittorio Mincato, predecessore di Scaroni.

 

Se l’Eni ha “copiato” le compagnie Usa, anche le performance economiche sono state identiche?

In realtà, l’Eni fino almeno al 2004, se non anche in una fase successiva, ha avuto una redditività superiore alla media delle compagnie petrolifere americane. Un dato quest’ultimo che in parte si spiega con il fatto che la società italiana è stata più brava delle sue concorrenti d’oltreoceano, e in parte con il fatto che l’Eni ha beneficiato del monopolio del gas. Con il suo arrivo in Eni nel 2005, Paolo Scaroni ha scelto di resistere alle liberalizzazioni e allo scorporo di Snam Rete Gas e Snam.

 

Che cosa ne pensa del tema delle trattative con i paesi esteri toccato da Scaroni nella sua intervista?



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