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USA/ Una guida per leggere la lunga corsa alla Casa Bianca di Obama e McCain

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Tra poche settimane le elezioni americane sanciranno il nome del successore di George W. Bush alla Casa Bianca. Da una parte c’è il democratico Barack Obama, il vero front-runner secondo le ultime rilevazioni, dall’altra il repubblicano John McCain, che punta al colpo di coda per sovvertire i sondaggi. Obama e McCain sono i protagonisti di due visioni completamente opposte dell’America, usano linguaggi differenti e hanno un background personale e politico lontano anni luce l’uno dall’altro.

Il 4 novembre, giorno del voto, sarà una data cruciale non solo per il futuro degli Stati Uniti, ma per l’intera comunità internazionale, stante il ruolo guida che Washington continua ad avere nel mondo. “La corsa più lunga”, scritto da John Samples e Alberto Simoni per Lindau, è a questo proposito una guida eccellente per entrare nei risvolti dei programmi e anche delle storie personali dei due candidati alla Casa Bianca. Perché é un’analisi che permette anche a chi non ha dimestichezza con la politica americana di farsi facilmente un’idea sulle principali questioni che hanno agitato in questi mesi la campagna elettorale Usa, quella delle primarie prima e delle presidenziali poi.

Scrivono i due autori che sì, anche gli europei vorrebbero partecipare al grande gioco delle elezioni americane, “e, pur impotenti, si schierano, si dividono come guelfi e ghibellini, fanno il tifo per i duellanti per la Casa Bianca come se più che la presidenza della nazione guida del mondo ci fosse in palio un trofeo sportivo. Perché l’America è sempre passione”. Una passione che gioca questa volta soprattutto sulle storie personali del primo nero candidato alla presidenza e dell’eroe del Vietnam simbolo dei “maverick”, dei “cani sciolti” che non sottostanno facilmente alle regole dei conservatori. Ma è anche una passione che a un certo punto non può fare a meno della concretezza (o presunta tale, visto che si parla ancora di promesse elettorali), e allora è utile e necessario leggere tra le pieghe dei programmi lanciati dai due candidati, come fanno appunto con lucidità Samples e Simoni.

E infatti dopo una prima parte dedicata alle “regole del gioco” – utile a svelare le procedure che si celano dietro una candidatura, ma anche per capire il ruolo degli esperti di comunicazione e il meccanismo in base al quale la maggioranza dei voti popolari rispetto al rivale potrebbe anche non bastare per accedere alla Casa Bianca – “La Corsa più lunga” si immerge nei manifesti dei due candidati, entrambi da mesi attenti a conquistare in particolare i voti dei moderati e degli indipendenti, entrambi quindi con l’obiettivo di non mostrarsi troppo condiscendenti con le tradizioni dei rispettivi partiti. Ma è un tentativo, secondo i due autori, appena abbozzato. Ad esempio sul fronte economia, dove McCain dà comunque voce a uno dei dogmi per eccellenza dei conservatori, “lo small government, il governo ristretto, quello che limita le sue interferenze nella società e nell’economia e che si tiene per sé pochi ma fondamentali poteri”. Mentre Obama, dal canto suo, è ancora per molti tratti un liberal della vecchia scuola “tassa e spendi”: “prima si prendono i soldi dalle tasche dei contribuenti, poi si finanziano progetti federali”.

Le differenze più marcate, più che dai rispettivi partiti, sono naturalmente quelle tra i due candidati stessi. Sull’health care, ad esempio, lì dove il programma di McCain “fa leva sulla politica fiscale e parla di crediti d’imposta per agevolare l’acquisto di polizze ai cittadini, aumentare la competizione e migliorare la qualità delle cure”, mentre Obama “risponde con un tetto ai premi delle assicurazioni, il controllo dei prezzi sui farmaci e la creazione di una sorta di Borsa della salute”, dove acquistare polizze a costi contenuti.

Samples e Simoni, peraltro, non si limitano ad analizzare i programmi dei due candidati, ma guardano anche in faccia a coloro che il 4 novembre saranno chiamati a scegliere. Come gli abitanti dei piccoli centri dell’Iowa, che si trovano anche loro a convivere da qualche anno con le problematiche causate dall’immigrazione ispanica, o le comunità nelle quali non è raro imbattersi in automobilisti con la scritta pro life sulle targhe  delle loro vetture (sì, il tema aborto spacca ancora gli Usa), o i tanti Dick Boice del Missouri che avevano previsto di vendere casa e spostarsi in Arizona per godersi la pensione e che sono invece ancora lì ad aspettare un acquirente, e con la grave crisi economica degli ultimi tempi staranno lì ad aspettare per un pezzo.

Volti e storia dell’America, insomma, che si intrecciano in un anno elettorale dopo il quale inevitabilmente nulla sarà più come prima. A far ottenere ai due candidati qualche voto in più del rivale, al di là dei programmi elettorali, sarà con tutta probabilità l’emozione veicolata dal loro messaggio. “Obama ha deciso di parlare una lingua transrazziale incassando qualche mugugno della vecchia guardia dei leader delle comunità di colore come Al Sharpton e Jesse Jackson”, fanno notare Samples e Simoni mostrando il tentativo di Obama di uscire dal cliché del candidato di nicchia. McCain, a lungo bersagliato dai commentatori della destra, si è imposto grazie alla sua energia e alla sua tenacia, anche se tra i conservatori permangono perplessità sulla sua candidatura. Per entrambi i candidati, insomma, resta una qualche diffidenza da parte delle loro “squadre”. Ma sono diffidenze sopportabili, visto che in gioco questa volta c’è un sogno più grande. Quello di guidare l’America del dopo-Bush, e di fatto assumere la leadership nel mondo per i prossimi quattro anni.

 

(Paolo M. Alfieri)



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