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EDUCAZIONE/ "No Child Left Behind Act", la legge che promuove la libertà delle famiglie

WASHINGTON - DINO D'AGATA - Il "No Child Left Behind Act", approvato nel gennaio 2002 dall'amministrazione Bush, è stata una delle riforme dell'educazione più radicali. Ora è tema di dibattito in campagna elettorale, perchè i suoi avversari contestano la "parental choice”, la possibilità per i genitori di spostare i figli da scuole “cronicamente non funzionanti” a scuole pubbliche o parificate migliori. Se John McCain ha in programma di continuare su questa strada, Obama è contro i vouchers e vorrebbe creare nuove scuole pubbliche

InsegnanteR375_20ott08.jpg (Foto)

L’8 gennaio 2002, il Presidente americano George W. Bush mise la sua firma al No Child Left Behind Act (“Nessun bambino lasciato indietro”: NCLB), definito dal comunicato stampa della Casa Bianca: «La più radicale riforma della politica federale dell’educazione da una generazione». La legge passò al Congresso con «una schiacciante maggioranza bipartisan» e quello che contiene è, in sintesi, la creazione di forti standard statali circa ciò che ogni ragazzo da 8 a 14 anni dovrebbe sapere nella lettura e nella matematica.  Questi parametri dovrebbero essere portati a conoscenza dei genitori, affinché essi possano misurare sia la performance della scuola che il progresso del programma a livello di ciascuno stato (la legge sanziona le scuole che non raggiungono i risultati stabiliti sulla base di questi parametri). Inoltre NCLB consente una maggiore flessibilità nell’uso di fondi federali per l’istruzione diversi da quelli stanziati dal Titolo 1 (un atto approvato nel 1965 per stanziare maggiori fondi agli studenti svantaggiati) e ha incrementato i fondi federali (da 300 milioni di dollari nell’anno fiscale 2001 a 900 milioni nell’anno fiscale 2002) per un’iniziativa diretta al miglioramento della lettura che,  agli insegnanti delle scuole con bambini dai 5 ai 9 anni, offre corsi di sviluppo professionale volti all’apprendimento di componenti essenziali per l’insegnamento della lettura.

 

Tuttavia, il punto chiave della critica degli oppositori della legge è forse la cosiddetta “parental choice”, la possibilità cioè  per i genitori di spostare liberamente i propri figli da scuole “cronicamente non funzionanti” a scuole pubbliche o parificate migliori o, almeno, di concedere a questi bambini servizi di appoggio supplementari quando le loro scuole non sono in grado di offrire ciò di cui essi hanno bisogno (uno specifico incoraggiamento è dato agli erogatori di tali servizi, che generalmente sono istituzioni o comunità nonprofit o confessionali).

 

Era chiaro fin da principio che lo scopo dell’amministrazione Bush era quello di offrire una soluzione al problema delle radicate burocrazie scolastiche, nelle quali gli amministratori, con l’aiuto dei potenti sindacati degli insegnanti, hanno mantenuto un certo status quo a scapito della reale istruzione degli studenti.

 

Alla luce della politica dell’attuale amministrazione, sebbene John McCain non intenda proporre un programma federale di vouchers, preferendo espanderne uno solo nel Distretto della Colombia [Washington, DC], sta però pianificando di spingere oltre NCLB, dando ai genitori maggiore libertà di scelta nell’educazione e incrementando l’accesso ai servizi di tutoring, una componente chiave per aiutare i bambini che frequentano scuole scadenti in aree che non ne offrono di migliori, né pubbliche, né private.

 

Obama, dall’altra parte, è contro i vouchers e vorrebbe invece creare nuove scuole pubbliche, raddoppiando i fondi federali per le scuole parificate e portandoli a più di 400 milioni di dollari. Inoltre, propone di spendere più soldi nell’istruzione della prima infanzia,  periodo nel quale iniziano le deficienze nella capacità di calcolo e di lettura che causano i  maggiori problemi per il futuro successo nello studio.

 

In generale, comunque, la campagna di McCain sembra sostenere che il rimedio per la crisi dell’istruzione risieda innanzitutto nel promuovere la libertà delle singole famiglie e comunità. Si potrebbe obiettare che ciò finirà solo per spingere ancora più ai margini le scuole ed i distretti scolastici scadenti, ma la realtà è che mentre si tenta di  porre rimedio alle scuole scadenti, i bambini crescono giorno dopo giorno con una cattiva educazione, ed è quindi abbastanza evidente come l’opzione migliore sia quella di dare ai genitori la maggiore libertà possibile nel trovare una soluzione.

 

Negli ultimi sei anni è risultato chiaro che NCLB ha avuto uno degli effetti più dirompenti mai visti nell’istruzione pubblica americana. Sia all’interno dei programmi di certificazione per gli insegnanti che nei distretti scolastici e locali, le lamentele più comuni sono state la mancanza di realismo  dell’amministrazione Bush nel cercare di applicare parametri statali che né le amministrazioni scolastiche né gli insegnanti sarebbero mai riusciti a rispettare, o che non sarebbero mai stati stanziati fondi nella misura realmente necessaria. In queste critiche c’è qualcosa di vero, visto che sono stati spesi 11 miliardi di dollari in meno di quanto fosse stato promesso, ma il punto è che la soluzione non può essere quella  di far fare esami standardizzati in tutto il paese per misurare l’efficacia. Anche Obama è stato fischiato dai membri dell’Associazione Nazionale dell’Istruzione quando ha detto di voler aumentare gli stipendi agli insegnanti in base ai risultati dei loro studenti in esami standardizzati (lui sostiene che gli aumenti di stipendio agli insegnanti possano essere legati ai successi dei punteggi ottenuti in tali esami, anche se non solo a questo).

 

Ma la ragione non dichiarata del fermento attorno a NCLB è che, per la prima volta dal suo avvio, la sacralità della scuola pubblica americana come mezzo indiscusso per la formazione del cittadino ideale è stata irreversibilmente violata ed è stata data ai genitori l’opportunità di prendere le questioni nelle proprie mani.
John Dewey si starà rivoltando nella tomba.

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