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GRAN BRETAGNA/ Le regole non risolveranno la crisi del capitalismo

Secondo il noto columnist britannico PHILLIP BLOND, la ripresa dell'economia inglese deve passare dalla valorizzazione delle realtà locali, uscendo da un sistema di economia finanzaria basato sul debito per tornare a sviluppare l'economia reale

brittania_R375.jpg (Foto)

George Osborne (ministro ombra conservatore del Tesoro) ha parlato lo stesso giorno in cui Bradford and Bingley, banca specializzata nei mutui, veniva nazionalizzata con l’assunzione di 41 miliardi di sterline di mutui in sofferenza a carico del già malandato bilancio statale. In America, il più grande intervento di nazionalizzazione di tutti i tempi, 700 miliardi di dollari, sta fronteggiando una feroce opposizione da parte del Congresso.

Chi è stato biasimato quindi dal ministro ombra? Non il libero mercato, ma soprattutto Gordon Brown perché incoraggia un’economia fondata sui debiti. Come ha detto Osborne, noi siamo il paese più indebitato del pianeta con 1,449 miliardi di debiti personali, che equivalgono a 1,7 volte il reddito nazionale disponibile. I forzieri della nazione sono altrettanto vuoti, con il debito pubblico netto al 43,3% del Pil e stime che indicano per quest’anno un deficit a 65 miliardi di sterline contro i 43 pianificati, mentre le cifre per il prossimo anno portano a 90 miliardi contro i previsti 38.

Per Osborne questa enorme esplosione del debito privato e pubblico ha origine da una variante, finanziata a credito, del "capitalismo da casinò".  Sembra chiaro, oggettivamente, che l’economia  della Gran Bretagna è alimentata in modo pericoloso dai debiti. Inoltre, un debito governativo più alto, per quanto possa essere necessario sul breve termine, non è utile a nessuno a tempi lunghi, se non altro perché mantiene alti i tassi e impedisce ad una nazione di debitori di pagare i propri debiti.

Tuttavia, Osborne avrebbe potuto andare ben oltre nella sua analisi, ampliando la critica neo conservatrice. Le cause del presente indebitamento risalgono a molto prima di Brown e Blair, e   sono da ricondurre, a  livello globale,  alla abolizione del controllo sui capitali introdotta da Thatcher, Reagan e Clinton. Il casinò ha aperto le sue porte negli anni ’80, non con le elezioni vinte dal New Labour nel 1997. Il decollo della globalizzazione finanziaria ha creato la cartolarizzazione dei mutui, permettendone la moltiplicazione e infettando l’intero sistema finanziario. 

Abbiamo così permesso a un’economia che evadeva le tasse, che usava poste fuori bilancio e utilizzava paradisi fiscali di speculare a spese dei risparmi e dei patrimoni di chi rispettava le regole e pagava le tasse. Ciò che è peggio è che costoro, dopo aver perso i nostri risparmi, ora si attendono che noi si paghi ancora, attraverso le operazioni di salvataggio. I Conservatori devono cercare di capire perché in tanti, a livello nazionale o locale, si sono indebitati e la ragione è che salari e stipendi erano troppo bassi e, semplicemente, non vi era altra strada per sbarcare il lunario.

La vera storia degli ultimi trent’anni di neo liberismo non è una crescita della prosperità per tutti, ma piuttosto la completa distruzione di ricchezza e di risparmio per metà della popolazione: escludendo le proprietà, il 50% della popolazione possiede ora solo 1% della ricchezza, mentre nel 1976 era il 12%. Anche i salari della parte meno abbiente sono rimasti fermi e il tanto vantato salario minimo è stabilito a livelli così bassi che lo Stato deve integrarlo attraverso il credito fiscale.

Tutto questo significa che i Conservatori devono penare più globalmente e al contempo più localmente. È chiaro che se si deve continuare ad avere una industria finanziaria, la legislazione nazionale, per quanto migliorata, è terribilmente inadeguata alla bisogna. C’è bisogno di una nuova autorità globale per regolamentare la finanza. Titoli finanziari come i credit default swaps, che ammontano a qualcosa come 50 trilioni di dollari, sono completamente non regolamentati, così come non lo è la elevata leva finanziaria di molti hedge funds e l’esposizione delle compagnie di riassicurazione.

Vista la distruzione del capitale anglosassone e la erosione della ricchezza della nazione, l’idea che il libero mercato non abbia bisogno di essere regolato da codici e standard è semplicemente farsesca. Adam Smith pensava che se il capitalismo si fosse separato dal suo contesto ebraico-cristiano per diventare solo speculativo, ne sarebbe conseguito un disastro. Aveva ragione.

Infine, i Conservatori dovrebbero rendersi conto che la risposta alla attuale crisi è ciò che essi appoggiano più fortemente, cioè il localismo. La ripresa delle economie locali è vitale per far crescere il reddito e la prosperità di tutti noi. Il capitale globale ha trascurato le reali necessità di investimento di una economia equilibrata: i prestiti interni alla industria manifatturiera sono stati solo il 2,3% del totale dei prestiti nel 2007.

Se i Conservatori elaborassero una politica economica del locale, ciò consentirebbe a città e regioni di investire nelle proprie economie, sviluppandole. I Tories devono recuperare il concetto di capitale patriottico, in cui la ricchezza mira ad investimenti nel territorio piuttosto che a speculare tramite il sistema finanziario globale. Questo è ciò che ha aiutato la Germania a far crescere le sue aziende medie e piccole, pur rimanendo il più grande esportatore nel mondo. Far finire l’economia casinò è uno scopo nobile e la soluzione è agire globalmente e localmente.

(Philip Blond)


(The Independent 30 Settembre 2008)
 
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