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CILE/ Ecco come far fronte all’emergenza educativa

Pubblicazione:venerdì 3 ottobre 2008

Morandé_PedroR375_02ott08.jpg (Foto)

In Cile l’educazione si è trasformata da molto tempo in un tema che coinvolge l’intera società. Professori e assistenti universitari si danno da fare ogni giorno per avere un’educazione di qualità per tutti gli studenti.

Su questo tema, si sono confrontati diversi organismi politici ed educativi in cerca di una proposta che possa soddisfare ciascuno dei settori educativi del Pase.

 

Di fronte a questa situazione, i professori di Comunione e Liberazione hanno deciso di riunirsi una volta al mese per comprendere qual è il vero problema e come affrontarlo. Tra questi incontri, ve n’è uno con Pedro Morandé, decano della facoltà di Scienze Sociali della Pontificia Università Cattolica, per parlare di educazione di qualità.

 

Nel 2003, in Cile c’è stata una politica di rafforzamento della classe docente, sorta come risposta a una riforma iniziata a metà degli anni ’90, con la quale si sperava di ottenere la tanto ambita qualità di educazione. Tuttavia questa iniziativa non riuscì a diminuire lo storico divario tra le scuole private (che sono molto costose) e pubbliche (che sono gratuite o a basso costo), dato che le prime continuavano ad ottenere risultati accademici migliori.

 

Dopo questa riforma, i cui risultati non riuscirono a invertire la situazione in cui si trovava il Paese, fu creato un documento chiamato Marco para la Buena Enseñanza (letteralmente Cornice per il Buon Insegnamento), per garantire che l’educazione in Cile fosse di qualità per ogni studente. Nel documento si stabilisce ciò che ogni docente deve sapere, conoscere e fare, in modo da poter determinare in che misura lo fa nelle aule e in che misura lo fanno le scuole. In sostanza, il documento cerca di descrivere tutte le responsabilità di un Professore nel suo lavoro giornaliero con gli studenti.

 

Morandé ha tenuto una relazione sul Marco para la Buena Enseñanza e sui documenti di Benedetto XVI dedicati all’emergenza educativa, aiutandoci a comprendere cosa essi intendessero per qualità. «Se voi confrontate questi due documenti, entrambi parlano di qualità, ma in termini completamente diversi: non necessiariamente contradditori, ma differenti, ed è bene chiarire qual è il punto di vista di ciascuno di essi».

 

«Il Marco para la Buena Enseñanza parla da un punto di vista tecnologico, cioè: garantiamo procedimenti e metodi affinché l’educazione sia più o meno uguale per tutti. Quando parliamo di qualità nel senso tecnologico, parliamo fondamentalmente di rendimento scolastico; rendimento in relazione o comparazione con quello di altri. Non è descritto il sistema per unire l’apprendimento di uno studente con il modo in cui questo gli ha cambiato la vita».

 

«Il documento del Papa (Lettera alla Diocesi e alla città di Roma sul compito urgente dell’educazione, 21 gennaio 2008) dice una cosa esattamente diversa. Egli scrive: “A differenza di quanto avviene in campo tecnico o economico, dove i progressi di oggi possono sommarsi a quelli del passato, nell'ambito della formazione e della crescita morale delle persone non esiste una simile possibilità di accumulazione, perché la libertà dell'uomo è sempre nuova e quindi ciascuna persona e ciascuna generazione deve prendere di nuovo, e in proprio, le sue decisioni”. Il che vuol dire, che non possiamo usare come criterio guida l’omogeneizzazione del rendimento, ma dobbiamo educare la libertà delle diverse generazioni, perché prendano nuovamente le proprie decisioni, sia che seguano un’eredità del passato, sia che credano in altre cose. Più avanti il Papa dice quali sarebbero i requisiti comuni per un’autentica educazione: “Essa ha bisogno anzitutto di quella vicinanza e di quella fiducia che nascono dall'amore […]. Ogni vero educatore sa che per educare deve donare qualcosa di se stesso”. In sostanza, ciò di cui ci si deve curare è ogni persona; fortunatamente - e grazie a Dio -, l’amore non è standardizzabile, non lo possiamo misurare con numeri dicendo: io amo questa persona 5 o 10. L’amore, giustamente, è l’assenza di misura, è la gratuità, quello che non si lascia standardizzare e quindi mostra ogni persona - tanto il professore quanto ognuno dei suoi alunni - come qualcosa di unico, che ha la propria vocazione e che merita di essere amato per quello che è, perché Dio lo ama. Ogni persona è un progetto in se stesso, non è il progetto nazionale del sistema educativo. Ogni persona è un progetto e l’unico modo di avvicinarsi a questa persona è donare se stessi».

 

Queste parole non sono vuote per noi, vogliamo andarci a fondo per essere educatori migliori, perché lo scopo dell’educazione non è solamente delle istituzioni a essa dedicate, ma si forma grazie a una persona che ne incontra un’altra.

 

(Alejandro León, Assistente alla Pontificia Università Cattolica del Cile)



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