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Esteri

DOPO-ELEZIONI/ Il "caso Palin" e la crisi repubblicana: quale futuro per un partito fermo al dopo Reagan?

All'indomani delle elenzioni presidenziali non sembra ci sia pace per i vinti, in particolare sotto i riflettori c'è Sarah Palin, di cui vengono prese di mirala (vera o presunta) ignoranza geografica e di politica internazionale. Ma sembra che il vero obiettivo di certa stampa sia denigrarla in quanto cattolica praticante, Questo attacco sembra voler essere un grimaldello per danneggiare il partito repubblicano

palin_todd_R375.jpg(Foto)

Una delle storie che ha tenuto banco nel dopo elezioni è nata da una serie di pettegolezzi forniti ai media da consiglieri di John McCain sulla colossale ignoranza della candidata alla vicepresidenza Sarah Palin. Dallo staff Repubblicano è stato dichiarato che le sue conoscenze geografiche e politiche non sono migliori di quelle di uno studente delle scuole superiori.

Certamente la giovane governatrice dell’Alaska è inciampata spesso e malamente nelle interviste e non si è dimostrata particolarmente versata in politica internazionale, ma è credibile che non sapesse neppure che l’Africa è un continente? Come posto in evidenza da alcune analisi, la sua selezione e la verifica del suo passato è responsabilità di quegli stessi consiglieri, di una forte indicazione di McCain ed è senza dubbio un fattore della sua sconfitta.

Durante tutta la campagna, i media si sono mostrati molto propensi a indulgere a simili derisioni, con un particolare obiettivo: la cristiana evangelica. Uno dei pochi a denunciarlo sui grandi media è stato Daniel Henninger del Wall Street Journal: «Senza preoccuparsi di esaminare a fondo i dettagli delle proposte di governo dei candidati, i media si sono divertiti con i calci di punizione contro la governatrice Palin. Il mio ex collega Tunku Varadarajan ha compilato un glossario delle invettive lanciate alla Palin e io ne ho aggiunte alcune: “bambola gonfiabile Repubblicana”, “idiota”, “una sottomessa moglie cristiana”, “ invasata di Gesù”, “Caribou Barbie”, “una scema”, “un cancro fatale per il Partito Repubblicano”, “una bugiarda”, “ una disgrazia nazionale” e “pretende di essere una donna”. Se la politica americana è arrivata molto in basso è perché molti dei suoi commentatori godono a rimestare nel torbido».  

Al contrario della fabbrica di dicerie nel campo di McCain, la squadra di Barack Obama è stata disciplinata e ha controllato fermamente le fughe di notizie. Anche quando il futuro presidente si è dissociato dal suo ex pastore, il Reverendo Jeremiah Wright, o dalla professoressa Samantha Power (già consigliere di Obama e dimessasi dopo aver attaccato Hillary Clinton in un’intervista), si tenne alla larga da ogni possibile diffamazione. Quando uscì la storia della gravidanza della figlia di Sarah Palin, dichiarò pubblicamente che l’argomento era "off limits", escludendo anche ogni riferimento negativo alle famiglie dei candidati. Da martedì, gli arrabbiati sconfitti hanno soprannominato la famiglia Palin “gli zoticoni di Wasila”(la cittadina della Palin).

Si dice che la frattura tra McCain e Palin sia stata provocata almeno in parte dalle sue ambizioni per il futuro. Ci si può chiedere come mai un vecchio statista possa risentirsi per il futuro politico di una collega più giovane, soprattutto dopo la tenacia dimostrata durante la campagna nella coppia meno popolare.

I consiglieri di McCain controllavano le apparizioni sui media della Palin e i suoi discorsi. È stato riferito che, a un certo punto, Todd Palin abbia chiamato gli assistenti di McCain per chiedere perché la stessero isolando dai suoi consiglieri. Adesso Sarah Palin sta conquistando terreno, minimizzando ogni divisione e non rispondendo alle accuse screditanti. Per esempio, circa le accuse di aver fatto spese folli, si è appurato che i suoi vestiti erano stati scelti dallo staff, che qualche capo non fu neppure indossato e che molti furono restituiti ai negozi.    

Che fosse o meno pronta a diventare vicepresidente degli Stati Uniti, il suo compito particolare era di galvanizzare la destra religiosa, tiepida verso McCain, nel migliore dei casi. Lei è riuscita nel compito e se così il partito si è spostato a destra perdendo il centro, chi si deve biasimare è chi ha ideato una tale strategia. Ci si può interrogare sulla accortezza dei sapientoni del partito nel sacrificare una personalità ancora acerba, ma promettente.

Fred Barnes, del Weekly Standard, scrive: «Palin, per dirla al meglio, trasuda una specie di magnetismo della classe media. È sottomessa ma ciononostante molto potente. Che lo sappiano o meno, i Repubblicani hanno una grossa opportunità nella Palin. Se dopo le elezioni la lasceranno scivolare nell’oscurità politica, faranno un tragico errore».

La tensione nel Partito Repubblicano era evidente già prima delle primarie, con una parte impegnata nelle questioni culturali e un’altra nei programmi di politica conservatrice in economia e in politica internazionale. Mentre la battaglia tra Obama e la Clinton era sulla esperienza piuttosto che sulle piattaforme politiche, il confronto in casa Repubblicana metteva in luce forti differenze ideologiche. Il fare un capro espiatorio di Sarah Palin è un tentativo di staccarsi dal conservatorismo sociale? Se è così, il Partito Repubblicano non ha ancora iniziato a effettuare quella sintesi che fece Reagan e che è necessaria per il suo futuro.

L’analista della CNN Gloria Borger l’ho ha ricordato quando ha detto: «La guerra civile latente esploderà se McCain perde e il partito dovrà decidere cosa vorrà essere nel dopo Reagan».

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