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GROENLANDIA/ Più vicina l’indipendenza dalla Danimarca, dopo il referendum di ieri

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La Groenlandia ha votato per una maggiore indipendenza dalla Danimarca in un referendum che si è tenuto ieri e che rappresenta un passo importante sulla strada della totale indipendenza. Secondo quanto riferito da funzionari del Paese, il fronte del "sì" ha incassato il 75% delle preferenze contro il 23,6% a favore del "no".

 

In un Paese in cui attualmente ci sono quasi 24 ore al giorno di buio, l'affluenza è stata del 72% dei circa 39.000 aventi diritto al voto. «Sono molto commosso: ora verremo riconosciuti come una nazione», ha commentato il primo ministro Hans Enoksen in una nota. «I nostri antenati sono nei miei pensieri in questa giornata storica e lacrime di gioia mi solcano il viso».

 

L'isola dell'Artico si autogoverna dal 1979 ma grazie allo storico passaggio di ieri sarà in grado di amministrare le sue risorse minerarie e petrolifere e anche di assumere la gestione di altri 32 settori finora sotto la responsabilità della Danimarca, tra cui giustizia e affari legali, se sarà in grado di farlo dal punto di vista economico. Il groenlandese diventerà la lingua ufficiale ma il Paese continuerà a far parte del regno di Danimarca. Per ottenere la piena indipendenza è necessario un altro referendum, che probabilmente non si terrà fino a quando la Groenlandia non sarà in grado di vivere senza gli aiuti economici provenienti dalla Danimarca.

 

Il futuro dell'isola è nelle mani dei suoi abitanti mentre la Danimarca dice che i groenlandesi da soli devono decidere quanto tagliare gli ultimi legami tra i due Paesi dopo 300 anni di controllo danese. Gli abitanti della Groenlandia sono scesi per le strade della capitale Nuuk festeggiare ancor prima che i seggi chiudessero. Nonostante le fitte nevicate e la temperatura di 5 gradi sotto zero i funzionari hanno parlato di lunghe file ai seggi per votare. Tutti i partiti della Groenalndia, eccezion fatta per uno, sono a favore dell'auto determinazione e secondo gli abitanti di Nuuk per le vie della capitale non c'erano manifesti che sollecitavano a votare per il "no".

 

 



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