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INDIA/ A Mumbai oltre 100 morti. Forse anche alcuni italiani nelle mani dei terroristi

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Oltre 100 morti, tra cui sei stranieri, e quasi 200 feriti. È soltanto provvisorio il bilancio degli attacchi terroristici che stanno sconvolgendo Mumbai, capitale finanziaria dell'India.

Un commando con esplosivi e armi ha attaccato obiettivi turistici e alberghi di lusso - in primo luogo il Taj Mahal, l'Oberoi e il Trident -, frequentati da occidentali, dando caccia in particolare a britannici e americani. Alcuni testimoni riusciti a fuggire parlano di decine di ostaggi in mano agli attentatori.

La Farnesina ha attivato l'Unità di crisi e segue con attenzione la situazione. Almeno 15 italiani sarebbero barricati ancora negli alberghi, tra questi c'è una donna con una bambina di sei mesi che, nascosta dentro l'hotel Oberoi, si è messa in contatto con il consolato e ha detto di stare bene.

L'ambasciatore d'Italia in India, Roberto Toscano, ha sottolineato che «alcuni dei nostri connazionali sono riusciti ad uscire dagli alberghi e ora sono ospiti del nostro Console Generale». Non è possibile né confermare né smentire che ci siano italiani tra le vittime e tra gli ostaggi. «La cosa seria - ha affermato - è che non è' finita, ci sono ancora degli elementi asserragliati negli alberghi Oberoi e Trident».

Da ore continuano a susseguirsi sparatorie ed esplosioni. Il governo indiano ha inviato l'esercito per affiancare la polizia di Mumbai e centinaia di uomini dei corpi speciali come la Rapid Action Force e i commandos della National Security Guard (NSG), specialisti delle operazioni anti-terrorismo. Quattro terroristi e undici poliziotti sono morti negli scontri a fuoco. Le forze speciali indiane hanno avviato blitz per liberare gli ostaggi e all'alba si sentivano ancora colpi d'arma da fuoco nel Taj Mahal hotel.

Gli attacchi sono stati rivendicati dai Deccan Mujahideen, un gruppo estremista sconosciuto finora. Alcuni dei terroristi, asserragliati nell'hotel Oberoi, parlando con l'emittente India Tv hanno detto che «i musulmani in India non devono essere oppressi». Hanno affermato di essere in sette e di avere un numero imprecisato di ostaggi: rilasceranno gli ostaggi solo dopo che saranno stati liberati «tutti i mujaheddin», cioè i guerriglieri musulmani, detenuti in India.

Unanime condanna della comunità internazionale. Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, ha definito «inaccettabile» l'esplosione di violenza in India. Mentre il Dipartimento di Stato Usa ha espresso ripulsa, aggiungendo di non essere a conoscenza di vittime americane. Gli Stati Uniti «stanno valutando la situazione» e le eventuali contromisure da prendere.

Il presidente George W. Bush, che si trova a Camp David, è tenuto costantemente informato su quanto sta accadendo. Così come il ministro degli Esteri Franco Frattini, che ha espresso «la più ferma condanna per tali atroci e ingiustificati atti di violenza che hanno coinvolto un gran numero di civili inermi».



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