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ELEZIONI USA/ E' tra la gente il motivo della sconfitta dei Repubblicani

La mancanza di credibilità dei Repubblicani ha giocato un riolo determinante nella vittoria di Barack Obama. Le bugie per giustificare la guerra in Iraq sono state pagate a prezzo altissimo e molti elettori repubblicani, come anche cattolici, hanno optato per il senatore dell'Illinois. Per il partito dell'elefantino  si apre un lungo periodo di riflessione. DINO D'AGATA da Washington ci racconta il clima che si respira negli Usa tra la gente comune

mccain_R375_05nov08.jpg (Foto)

Un paio di anni fa, ad una cena di beneficenza organizzata dalla mia scuola, l'ex capo della CIA, George Tenet, il cui figlio si era laureato da noi, disse scherzando a chi lo ascoltava, che pensava di avere le stesse difficoltà di apprendimento di suo figlio a scuola, vista la sua incapacità di trovare tracce di missili in Iraq, sulla cui esistenza invece George Bush insisteva tanto.

 

Senza dubbio, in questa elezione è risultato evidente quanto la credibilità dei repubblicani sia stata danneggiata senza rimedio, fino al punto da rendere impossibile, in un paese manicheo come questo, di convincere persino i cattolici che McCain aveva a cuore il loro interesse, nonostante gli sbagli del suo partito. Per la vittoria di Obama, quindi, possiamo  ringraziare  Bush ed i neocon, e le loro bugie per giustificare la guerra irachena.

 

Stamattina alle 8 (ieri per chi legge ndr), come responsabile nella mia scuola per la diffusione radiotelevisiva delle notizie quotidiane (insegno giornalismo ad un gruppo di 18 studenti e insieme conduciamo un piccolo studio Tv e una rivista mensile), approfittando del fatto che la nostra palestra è usata da sempre come seggio elettorale, ho chiesto a  due giovane croniste  di fare un breve servizio con una videocamera. Volevo vedere cosa stava succedendo al seggio, per poi fare una diffusione "live" in tutta la scuola. Tra i vari commenti, interessante quello di una signora residente a Northwest D.C., cioè nella zona ricca, bianca  ed elitaria della città, che ha dichiarato di aver votato Obama: «Dato che  ci sono tanti capi internazionali di colore e dato che il nostro è un paese che deve essere il più multiculturale possibile, io penso di fare parte della storia votando per Obama».

 

Ciò non stupisce, perché in questi giorni essere dalla parte della giustizia e della verità vuol dire essere contro tutto quanto viene prima (compresa la creazione e il suo ordinamento, particolarmente per quanto riguarda le questioni inerenti alla vita o il rapporto tra uomo e donna) e quindi essere contro i repubblicani. Dato questo Zeitgeist, questo “ spirito dei tempi”, avevo un certo timore di essere detestato dai miei studenti, rispondendo alle loro domande che avrei votato per McCain . È stato perciò sorprendente per me trovare molti di loro d’accordo e in particolare una mia cronista egiziano-sudanese  (americana "di colore", cioè), che in questo momento sta scrivendo una storia per il nostro giornale sulla persecuzioni dei cristiani in Iraq e su come la guerra ne sia una concausa (vi ricordate Giovanni Paolo II e la sua "avventura senza ritorno"?).

 

Mi spiace, ma domani non potrò condividere l'euforia di tanti per la vittoria strepitosa del 44 esimo presidente degli Stati Uniti, ma non perché il mio candidato ha perso o per risentimenti verso Obama; anzi, pregherò per lui, perché solo Dio sa quanto bisogno ne avrà, appena passata la soddisfazione di essere il primo presidente Americano "di colore". Il fatto é che non riesco a condividere questa euforia, del tutto americana, che prende spunto dal sentimento trionfalista che possiamo farci giustizia da soli, rimediando così alla  nostra storia di razzismo,  e che con questo risolviamo tutto. Un’euforia che ha un’origine sentimentale, ma a me il sentimento non basta, ho bisogno di un "piu'" che c'e' adesso, c'e' sempre stato, e ci sarà, anche dopo la mia morte. 

 

Questa è la ragione per cui non riesco a condividere l’illusione che l'elezione di Obama risolverà tutti i problemi americani, non li risolverà come neppure Bush è riuscito a risolverli, come essere dalla parte giusta, fra i "politically correct", non può risolverli, come non li risolve la politica, essere
repubblicano o democratico.

 

Al centro di tutto rimane un problema culturale, un modo di affrontare la realtà che risponda alle esigenze del cuore, di tutti, anche di coloro che non ci credono, e a noi toccherà lottare, e soffrire, perché questo accada.

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COMMENTI
05/11/2008 - Illusione di risolvere tutti i problemi americani? (Martina Saltamacchia)

Dino, "l’illusione che l'elezione di Obama risolverà tutti i problemi americani" non ce l'ha nemmeno Obama stesso: un uomo che dice "Ci saranno battute d'arresto e false partenze, ci saranno molti che non saranno d'accordo con le decisioni che prendero' da Presidente, e sappiamo bene che la politica non puo' risolvere tutti i problemi" (victory speech, Chicago, 5/11/08) mi sembra piu' realista che retorico...

 
05/11/2008 - Obama primo presidente nero (Paolo Raffone)

Auguri al primo presidente nero degli Stati Uniti; mi auguro che possa veramente imprimere un nuovo corso e contagiare anche il nostro occidente. Ma nutro dei dubbi .... Per cambiare è necessario riscoprire la centralità dell'uomo, della persona, delle più vere e profonde necessità del cuore di ciascuno e dei 'valori dimenticati'. E' necessario che non ci si nasconda dietro alla presunzione di far da sè, ma riscoprire l'esigenza di aggrapparci ad un Dio fatto uomo che è capace di accompagnarci nei nostri passi. Nutro dei dubbi che ciò possa accadere in nazioni che hanno la pancia piena come gli USA dove l'euforia di oggi non potrà da sola mutare il sentire dei cuori. Ma in ogni caso auguri ad Obama e ad una Nazione che è capace di dare lezioni di democrazia a tutti noi.

 
05/11/2008 - Elezioni Americane (Luca Papini)

Grazie Dino. In un mondo dove ormai tutto sembra essere uguale, ma dove la persecuzione della ragione, nel suo rapporto costitutivo con la realta', e' ormai pane quotidiano mi offri un punto di speranza. Gli Uomini non sono allora tutti morti! La battaglia continua!