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Esteri

Si è concluso a Damasco il ventesimo vertice della lega araba. Il commento di Camille Eid

Per capire meglio l'esito del vertice dei capi di stato arabi disertato dai maggiori leader, ilsussidiario.net ha intervistato il corrispondente di Avvenire Camille Eid, esperto di questioni mediorientali

amr mussa_FN1.jpg(Foto)

Il vertice di Damasco – Si è concluso il vertice arabo di Damasco. Il ventesimo summit della storia della Lega araba si è distinto innanzitutto per il fatto di essere stato boicottato dalla metà dei maggiori leader del medio oriente. Un episodio che inciderà non solo sul concreto valore della risoluzione finale del vertice, ma anche in generale sul futuro, almeno quello prossimo, della Lega stessa.

La risoluzione – «La continuazione da parte araba nel presentare l'iniziativa di pace è collegata alla realizzazione da parte di Israele dei suoi impegni nei confronti delle risoluzioni internazionali per raggiungere la pace nella regione», ha affermato, leggendo una «Dichiarazione di Damasco», il segretario della Lega Araba Amr Mussa (nella foto) al termine della riunione. Nel testo, si afferma che Israele deve ritirarsi da tutti i territori arabi che occupa sin dalla guerra del 1967.

La questione libanese – Dal vertice di Damasco non è uscita alcuna indicazione sulla crisi istituzionale in Libano (dove dal novembre scorso non viene eletto il presidente della Repubblica), ma solo una dichiarazione in cui si afferma che i leader regionali - gran parte dei quali hanno disertato la riunione - sostengono l'iniziativa araba, risultata fino ad ora inconcludente sin da quando è stata avviata all'inizio di gennaio. «Sosteniamo l'iniziativa araba – si legge nel comunicato finale - per aiutare il Libano e gli sforzi del segretario generale della Lega Araba (Amr Mussa) per incoraggiare le parti libanesi a raggiungere un consenso per risolvere la loro crisi».

Il commento di Camille Eid – Per comprendere a fondo il significato e le conseguenze del vertice della Lega araba, ilsussidiario.net ha intervistato il corrispondente di Avvenire Camille Eid, esperto di questioni mediorientali.

Il vertice della Lega araba appena svoltosi a Damasco è stato disertato da molti Paesi. Qual è il significato di un evento simile?

È la prima volta che metà dei leader arabi non solo non partecipano, ma nemmeno delegano a qualche rappresentante di primo livello. In passato era capitato che mancasse un re, un presidente, ma c’era comunque un vice, un numero due o numero tre del regime; questa volta certi paesi arabi hanno mandato come propri delegati figure di ottava, nona o decima classe, nemmeno con un rango di ministro. Questo ha pesato parecchio su questo ventesimo vertice nella storia della Lega araba. Ciononostante la Siria ha sorvolato sulla questione, e nella conferenza stampa conclusiva ha parlato, per bocca del ministro degli esteri siriano, di «successo», parola che è stata ripetuta più volte. Si è addirittura parlato del primo vertice che ha impedito l’influenza americana sulle vicende arabe.

Quali sono i punti essenziali della risoluzione finale, e qual è il suo valore?

Per quanto riguarda la risoluzione finale, bisogna innanzitutto constatare che la delegazione irachena ha espresso forti riserve sulle decisioni riguardanti il proprio Paese, e questo è già un punto negativo. Sul Libano, poi, hanno detto di non potersi pronunciare vista l’assenza dei leader libanesi; si sa che si è parlato durante il vertice della questione libanese, invitando il direttore generale della Lega araba a proseguire nei suoi sforzi di mediazione. Ma questo non risolve assolutamente, perché ci sono diverse e divergenti interpretazioni sul significato di questa mediazione: i capi arabi dovevano almeno specificare cosa si intende per mediazione araba, e quali sono i suoi punti. Appoggiarne semplicemente il proseguimento senza chiarire esattamente in cosa consista non ha alcun valore in termini concreti.

Quali invece le decisioni sulla questione palestinese?

I paesi arabi hanno ribadito la decisione del vertice di Beirut del 2002, la cosiddetta iniziativa araba «territori in cambio della pace»; quindi hanno chiesto a Israele di porre fine alla propria occupazione e di togliere l’assedio dal popolo palestinese.

Parliamo del boicottaggio del vertice da parte del Libano: qual è il significato di questa azione, e quali le possibili conseguenze sulla vicenda libanese e, in particolare, sui rapporti con la Siria?

Innanzitutto la presenza del Libano in tutti i vertici arabi aveva una propria specificità molto particolare: il Libano per tradizione ha un presidente della Repubblica che è cristiano, ed era l’unico cristiano a sedere tra capi arabi. Questo era il peso tutto particolare della presenza del Libano. In secondo luogo, specifichiamo che il motivo del boicottaggio era dovuto al fatto che il vertice si svolgeva in Siria, e il governo libanese ritiene la Siria una parte del proprio conflitto, un Paese che esercita o che vorrebbe continuare a esercitare la propria influenza in Libano. La Siria infatti, secondo il Libano, si comporta in modo da intralciare la mediazione araba per arrivare all’elezione di un nuovo presidente libanese; ricordiamo infatti che il 24 novembre scorso è scaduto il mandato del presidente Lahoud, e a tutt’oggi il Libano è senza guida.

Come il Libano ha motivato ufficialmente la propria assenza?

Il leader libanese Siniora ha rivolto un appello, proprio nel momento in cui si apriva il vertice arabo a Damasco, ai re e presidenti riuniti, e a quelli assenti, per spiegare come mai il Libano ha deciso di boicottare, lanciando in particolar modo questo messaggio: «Noi non vogliamo mandare nessu rappresentante, come se fosse un fatto normale l’inesistenza del presidente della Repubblica». Per contestare il ruolo siriano, Siniora ha poi elencato alcuni punti per specificare che cosa chiede il Libano alla Siria. Primo, stabilire delle relazioni diplomatiche come esistono per tutti gli stati arabi; secondo, definire i confini comuni tra i due Stati, che aiuterebbe il Libano a risolvere anche le questioni che sono alla base della contesa con Israele; terzo, risolvere la questione dei detenuti libanesi nelle carceri siriane, di cui la Siria nega l’esistenza. Questi sono alcuni dei punti importanti, ai quali i siriani non vogliono dare ascolto.

La Siria come ha commentato questa presa di posizione da parte del Libano?

Alla conferenza stampa conclusiva, qualcuno ha chiesto al ministro degli esteri siriano cosa la Siria intendesse fare, in qualità di presidente di turno della Lega, per risolvere le questioni aperte con chi ha boicottato il vertice; il ministro siriano ha candidamente riposto che in ogni storia d’amore ci devono essere due controparti. Questa non è una risposta politica. Ed è una conclusione che non è certo coerente con il titolo del summit, che era «il vertice della solidarietà», cui l’emittente Al Jazeera faceva anche seguire tre punti esclamativi, per sottolineare la doppia valenza, come per noi, del vocabolo «vertice» nel senso di «culmine, massimo». Non è stato proprio così.

Nel vertice si è anche parlato dell’Iran e della sua corsa al nucleare?

L’Iran, non essendo paese arabo, non era presente, ma se ne è parlato molto, a margine e anche durante i lavori; tra l’altro si è discussa la questione nucleare in generale, senza però alcun riferimento esplicito all’Iran. Nella conclusione i Paesi arabi chiedono all’Aiea di intervenire per trasformare il medio oriente in area sprovvista di armi nucleari o di distruzioni di massa, specificando che bisogna intervenire per impedire ad Israele di sviluppare l’armamento nucleare. Nessun accenno all’Iran; parlando di medio oriente libero da armi nucleari, ovviamente, bisognerebbe parlare degli uni e degli altri. Sappiamo che l’Iran, nelle intenzioni siriane, doveva partecipare in veste di osservatore, ma poi alcuni paesi arabi hanno contestato la scelta siriana ; in particolare la stampa egiziana ha accusato la Siria di favorire l’influenza iraniana nel medio oriente. Queste erano le accuse, che hanno poi giustificato la diminuzione della rappresentanza egiziana. L’Iran era dunque, in un certo senso, l’assente-presente del vertice. Qualcuno oggi nella conferenza stampa ha invece chiesto se era vera la notizia di una mediazione congiunta dell’Iran e del Qatar per favorire l’affronto della questione libanese, ma il segretario della Lega araba ha risposto con la battuta: «se sapete qualcosa, fatemelo sapere». Come si vede, è tutto un gioco di ambiguità, e di cose non dette. Il tutto ha generato un grande imbarazzo, perché in questo vertice si è evidentemente toccato il fondo delle divergenze arabe.

Qual è il futuro della Lega araba, dopo un insuccesso del genere?

Noi sappiamo che queste risoluzioni non hanno alla fine nessun meccanismo simile a quello, per esempio, dell’Unione europea o degli altri organi istituzionali dei Paesi occidentali. Sono leader che si incontrano, mettono sul tavolo le questioni pendenti, però poi tutto rimane come prima; non esiste un meccanismo vero e proprio per l’applicazione concreta delle risoluzioni. Questo lo si sta constatando in Libano, con una mediazione araba che va avanti da tre mesi e non ha portato ancora a nulla, sia per quanto riguarda la divergenza fra il governo di Hamas a Gaza e quello di Ramallah. In Iraq poi sappiamo che la Lega araba non ha nessun ruolo. Non c’è una sola crisi in cui la Lega araba abbia giocato un ruolo di protagonista, portando la pacificazione.

(Foto: Imagoeconomica)
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