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Esteri

Quanto costa la campagna elettorale americana?

Sui fondi raccolti, John Mc Cain (64 milioni) è nettamente dietro ai Democratici Barack Obama (193 mln) e Hillary Clinton (170 milioni). Leggi l'intervista a JOHN SAMPLES (Cato Institute) (ENGLISH VERSION)

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New York - A John McCain mancano i Pioneers e i Rangers. Lui vorrebbe avere piuttosto i Trailblazers e gli Innovator. Per ora ha un conto bancario che soffre il complesso di inferiorità. I democratici sono una macchina da soldi, il senatore dell’Arizona pare un piccolo risparmiatore. Conti alla mano gli mancano proprio i soldi dei Pioneers. Un passo indietro. Pioneers e Rangers altro non sono che i soprannomi (o singolari titoli di merito) che nel 2000 e nel 2004 vennero affibbiati dalla campagna elettorale di Bush ai superdonatori. A quanti si sono mobilitati riuscendo a far giungere nelle casse dell’allora candidato alla presidenza almeno 100.000 e 200.000 dollari. Ebbene, quattro anni dopo aver contribuito a travolgere ogni record precedente in quanto a raccolta fondi (Bush incassò nelle primarie del 2004 dove non aveva rivali la cifra di 274 milioni di dollari), molti dei donatori sono rimasti ai margini della campagna elettorale. Altri hanno optato per Giuliani e Romney lasciando al senatore dell’Arizona solo le briciole.

La guerra dei fondi - Basta scorrere i dati della Commissione elettorale per rendersi conto della penuria di dollari che McCain ha racimolato: appena 64 milioni di dollari (ne ha spesi però 56 milioni), contro i 170 milioni di Hillary e i 193 di Obama.
Da qualche settimana le cose pare che stiano cominciando a marciare nel verso giusto per McCain. A New York una serata organizzata dall’ex senatore Alfonse D’Amato ha fruttato 2 milioni di dollari. Ma colmare il gap non sarà facile. In gennaio e in febbraio, ha incassato rispettivamente 11,7 milioni e 11 milioni. Nulla se paragonato ai numeri dei democratici: 36 milioni per l’ex first lady e 55 per il senatore dell’Illinois.
Così, conquistata aritmeticamente la nomination il 4 marzo, McCain ha iniziato a battere palmo a palmo l’America e a infarcire il suo calendario elettorale di “fundraising events”. Le difficoltà del fundraising avevano spinto l’estate scorsa John McCain sulla soglia del ritiro. Una cattiva gestione del denaro e una strategia sbagliata avevano lasciato il senatore dell’Arizona quasi senza quattrini. Poi il cambio ai vertici del management della campagna elettorale e il ritorno in campo dello Straight Talk Bus. E con esso una maggior oculatezza sul piano finanziario.

Sostenitori diffidenti - Il portafoglio di McCain ha patito comunque lo scetticismo che attorno alla sua candidatura si è creato nell’establishment del partito repubblicano e della galassia conservatrice. Basti pensare che dei 548 super donatori che hanno sostenuto Bush nel 2004, appena 64 fino alla fine di gennaio erano schierati con McCain. Dallo staff del senatore trapela che ora 125 grandi donatori hanno sposato la causa di McCain. E si starebbe pensando, sulla falsariga di Pioneers e Rangers, di offrire il titolo di Trailblazers e Innovator a chi porterà in dote assegni da 100.000 dollari e 250.000 dollari. Almeno così spera McCain. Che intanto sta corteggiando Romney e Giuliani - che più di lui hanno raccolto fino a quando sono rimasti in corsa - per valutare come integrare i rispettivi network.
Il braccio di ferro prolungato fra i democratici offre più tempo per colmare il divario. Ma se non attirerà gli “amici” di Bush lo sprint di novembre rischia di essere un corsa ad ostacoli.

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