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Esteri

SPAGNA/ Le ragioni degli ultimi attentati dell’Eta

La bomba esplosa ieri a Torremolinos arriva dopo altri quattro attentati nei luoghi turistici della Penisola iberica. Il giornalista spagnolo FERNANDO DE HARO (version español) ci aiuta a capire la strategia che si cela dietro a questi ultimi atti terroristici

eta_FN1.jpg(Foto)

Una bomba con scarsa carica esplosiva a Torremolinos (Malaga), una meta turistica molto popolare. In una spiaggia e in un orario in cui spagnoli, italiani, tedeschi e inglesi passeggiano e mangiano i classici spiedini, le sardine cotte al fuoco sulla spiaggia. Non c’è la conferma, ma si tratta sicuramente di un’altra delle azioni estive dell’Eta.
In dieci giorni il gruppo terroristico ha collocato cinque bombe di bassa intensità in luoghi di vacanza, quattro in Cantabria.

Si tratta di atti propagandistici che non vogliono causare danni materiali e alle persone, ma seminare paura e guadagnare le prime pagine dei quotidiani.
Le zone turistiche spagnole hanno sofferto dal 1979 molti attentati di questo tipo. Nel tempo trascorso tra le bombe in Cantabria e quella esplosa ieri a Torremolinos, è stata compiuta un’importante operazione di polizia che ha permesso lo smantellamento di uno dei commandi più attivi dell’Eta, il Commando Vizcaya.
Il 22 luglio la Guardia Civil ha arrestato nove persone, tra cui il capo di questo commando, Arkait Goikotea, responsabile diretto dei quattri attentati commessi a partire dalla scorsa estate, uno dei quali ha causato, a maggio, la morte di una persona ad Alava. Il suo arresto ha permesso di scoprire tre nascondigli sotteranei con armi ed esplosivi e di catturare altri due componenti dell’Eta nel Sud della Francia, tra cui Asier Eceiza, alto responsabile del cosiddetto “apparato militare” della banda terrorista più implicato nelle azioni violente.

Questa operazione ha permesso anche di scoprire i piani dei terroristi: già durante la tregua volevano uccidere Grande Marlaska, uno dei giudici che non si è piegato ai dettami del Governo di Zapatero e che, nonostante l’alta tensione, ha continuato a dar la caccia ai membri della banda. Ma più rilevante ancora è il fatto che abbiamo saputo che l’Eta voleva rapire il consigliere socialista di Eibar Benjamín Atuxta, ripetendo un’operazione con cui aveva sequestrato il consigliere del Pp Miguel Ángel Blanco nel 1997. Allora l’Eta pretendeva lo spostamento dei suoi prigionieri nei Paesi Baschi e siccome il Governo di José María Aznar non aveva ceduto, lo avevano assassinato. Il sequestro pianificato dal Commando Vizcaya voleva, in questo caso, costringere il Governo Zapatero a negoziare.

I propositi della banda sono dunque chiari: vuole a tutti i costi che i socialisti tornino a negoziare e che facciano concessioni politiche. Non sono chiare invece le intenzioni del Governo. Al momento, a giudicare dai fatti, Zapatero ha corretto la politica antiterroristica della prima legislatura. L’arresto avvenuto a Bordeuax di “Thyerry”, considerato il numero uno della banda, le operazioni di polizia e il recente accordo non scritto con il leader dell’opposizione Mariano Rajoy in cui si esclude che i terroristi possano ottenere vantaggi politici da un eventuale dialogo con il Governo, avvallano l’idea che Zapatero sia tornato alla politica antiterrorista che aveva dato buoni risultati ad Aznar. Ma restano dei sospetti. Per esempio, Jaime Mayor Oreja, il Ministro dell’Interno che ha fatto di più per sconfiggere i terrorisiti, ora portavoce del Gruppo Popolare del Parlamento europeo, è convinto che Zapatero tornerà, come vogliono i terroristi, a negoziare.
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