BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

USA/ La dignità delle donne di Kampala che ha colpito George Bush

Durante il suo discorso al Congresso nazionale dell’Office of Faith-Based and Community Initiatives il Presidente degli Stati Uniti George W. Bush ha citato un gruppo di donne ugandesi che dopo l'uragano Katrina hanno consegnato all'ambasciata Usa mille dollari da destinare ad aiuti umanitari. Quelle donne fanno parte del Meeting Point international di Rose Busingye, che accoglie orfani di guerra e malati di Aids. Dopo il premio assegnato a Cannes da Spike Lee ad EMMANUEL EXITU autore del documentario su questa realtà (che ilsussidiario.net intervistò) arriva un altro riconoscimento di stima da uno degli uomini più importanti del mondo. Leggi anche l’intervista a ROSE BUSINGYE

donne_meeting_point_FN1.jpg (Foto)

Alla fine di giugno, il presidente Bush ha preso parte al Congresso nazionale dell’Office of Faith-Based and Community Initiatives, cioè dell’ufficio creato da Bush  stesso per sostenere tutte quelle iniziative sociali generate da realtà comunitarie e di origine religiosa. Proprio per la loro impronta “confessionale”, in passato queste organizzazioni avevano incontrato difficoltà ad accedere ai fondi pubblici o ad essere scelte come partner del governo nei vari programmi di assistenza e di aiuto.

Nel suo discorso, il Presidente degli Stati Uniti ha sottolineato che questo ufficio è uno dei risultati della filosofia che ha posto alla base del suo modo di governare, e cioè il “compassionate conservatism” (conservatorismo compassionevole), cioè, secondo la sua definizione, compassionevole perché radicato nel dovere di amare il prossimo come se stessi, conservatorismo perché riconosce i limiti dell’azione governativa: la burocrazia può mettere soldi nelle mani delle persone, ma non può mettere la speranza nei loro cuori.. Questa è la missione dei gruppi e delle comunità.

Bush ha voluto anche sottolineare  che la costituzione di questo ufficio risponde sia alla Costituzione che alle migliori tradizioni della nazione: il governo non deve mai sovvenzionare l’insegnamento di una fede, ma deve sostenere le opere buone dei fedeli.

In effetti, molti sono i risultati raggiunti e descritti dal presidente uscente, in molti campi e spesso con innovazioni sensibili nel modo di occuparsi di assistenza. Per esempio, nel ricupero dei drogati, con circa 200000 persone aiutate, o nel reinserimento degli ex carcerati: tra quelli aiutati dai gruppi e comunità, il 15% ritorna in carcere nell’arco di un anno, contro il 44% che rappresenta la media nazionale.
Un altro intervento importante è l’aiuto ai figli dei carcerati, che ha coinvolto 90000 bambini; qui Bush riafferma che “ Il governo non può abbracciare questi bambini, ma può sostenere coloro che possono farlo”.
Le iniziative si estendono anche fuori degli Stati Uniti, creando spesso perplessità in chi non ne capisce la ragione: la risposta sta nella convinzione che a chi viene dato molto, molto viene chiesto ed anche qui Bush elenca una serie di risultati: per esempio, a Zanzibar si è riusciti a ridurre la percentuale dei bambini nati con l’Aids è scesa dal 20% all’1%. O il programma di aiuti a 15 paesi africani nella lotta contro la malaria e che ha raggiunto nel corso di due anni più di 25 milioni di persone.

Avviandosi alla conclusione del suo discorso, Bush ha affermato che ha fiducia nella bontà di queste iniziative, anche perché lo spirito compassionevole può diffondersi e ha citato un esempio che, dichiara, lo ha molto colpito. Il PEPFAR, l’organismo creato dalla Casa Bianca per combattere l’Aids, ha aiutato un gruppo di donne in Uganda che si guadagnavano da vivere spaccando pietre in una cava per ricavarne ghiaia. Quando queste donne vennero a conoscenza del disastro causato dall’uragano Katrina, in qualche modo raccolsero tra di loro 1000 dollari, che recapitarono all’ambasciata americana per le vittime dell’uragano. Una di queste donne disse con orgoglio: «Ora siamo diventate donatrici», e non più solo persone che l’aiuto lo ricevono.
Ma chi sono queste donne? E come è stato possibile arrivare in questa situazione di disagio estremo a questo gesto così apparentemente incomprensibile? Queste donne che hanno, giustamente, colpito il presidente degli Stati Uniti, vivono nello slum di Kireka, il cosiddetto quartiere Acholi di Kampala, la capitale dell’Uganda. Il nome deriva dal popolo Acholi, che vive nel nord del paese devastato da una guerra più che ventennale, che ha creato una moltitudine di profughi, tra cui quelli venuti a vivere in questa zona della capitale.

Alle condizioni durissime di vita si è presto aggiunto il flagello dell’Aids ed è dall’incontro di Rose Busingye con una di queste donne ammalate che è poi nato, con il sostegno dell’Avsi, il Meeting Point International, una realtà che aiuta loro e le loro famiglie a lottare contro la malattia e a recuperare la speranza e il desiderio di felicità. L’esempio citato da Bush dimostra che, nonostante le condizioni estremamente difficili in cui vivono, è stato possibile ritrovare il senso della propria vita e diventare a loro volta "donatrici", cioè in qualche modo di "comunicarlo" non solo con quei dollari guadagnati con grande sacrificio, ma soprattutto con quella speranza e dignità ritrovata valida anche per la grande e ricca America.

© Riproduzione Riservata.