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CANADA/ C’è bisogno di Obama per tornare a sperare?

Come spiega LAURA ROCCA, il governo canadese dovrà continuare a lavorare seriamente per coinvolgere l’Amministrazione Obama e convincerla alla collaborazione

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Magliette Obama, inni Obama, bandiere Obama, Obama mania! Sull’altra faccia della medaglia, però, un’economia canadese che, seguendo il “buon” esempio dei nostri vicini meridionali, si è fermata nonostante l’approccio conservativo e prudente del suo sistema politico e bancario.

 

Sebbene le politiche di investimento bancario tipiche degli Stati Uniti siano proibite in Canada, il collasso di Fanny Mae, Freddie Mac e del mercato dei prestiti Usa, fondato su eccessivo liberismo e speculazione, hanno danneggiato seriamente i fornitori canadesi. In venti anni la bilancia commerciale tra i due paesi è balzata da 10 a 577 miliardi in favore del Canada e, quindi, la domanda cruciale per i canadesi è ora: che farà Obama?

 

I canadesi sono in maggioranza a favore di Obama sulla base di fattori ideologici, dato che la sua posizione progressista su ambiente ed educazione sembra in sintonia con i valori e la prassi “canadesi”, e Obama ha spesso citato il sistema nazionale sanitario del Canada come un modello per gli Stati Uniti.

 

Tuttavia, secondo il Dottor Alexander Moans, autore di “ Canada e Obama: la partecipazione canadese nelle elezioni Usa del 2008” e senior fellow del Fraser Institute, i canadesi devono rendersi conto che «in tutte le materie chiave tra i due nostri paesi, compresi commercio, energia, gestione delle frontiere e difesa, un’Amministrazione Obama rappresenta una sfida maggiore agli interessi immediati del Canada». I canadesi hanno cercato di interpretare certi messaggi conflittuali di Obama su temi come commercio ed energia in chiave di retorica elettorale diretta ad accaparrare voti; ora sono ansiosi di vedere come il suo governo si porrà realmente nei confronti degli interessi del Canada.

 

Durante la campagna elettorale Obama si è guadagnato l’appoggio di gran parte dei maggiori sindacati e ha preso parte attiva nel dibattito sulla possibile revisione del North American Free Trade Agreement (NAFTA), suggerendo l’aggiunta di emendamenti e standard vincolanti per proteggere gli interessi statunitensi e mostrando così una inclinazione protezionistica. Inoltre, in occasione delle discussioni con i tre big dell’industria automobilistica sul pacchetto di interventi per il loro salvataggio, Obama ha proposto che tali misure fossero condizionate al permanere dei nuovi investimenti all’interno degli Stati Uniti.

 

Tuttavia, Obama ha nominato come consiglieri economici persone che sono in favore del libero mercato, quali Timothy Geithner, Lawrence Summers and Austan Goolsbee, e queste nomine sembrano in contrasto con le promesse fatte al movimento organizzato dei lavoratori. In effetti, Obama può anche avere una propensione a proteggere gli interessi dei lavoratori americani attraverso la restrizione del commercio e l’aumento dei dazi sui prodotti stranieri, ma non può ignorare la complessa e delicata situazione esistente con tutti i partner, soprattutto in questi momenti difficili.

 

Obama ha fatto più volte cenno alla necessità di un controllo sui prodotti a basso prezzo provenienti dalla Cina, ma la Cina possiede una parte rilevante del debito estero degli Usa e ora che la campagna elettorale è finita, i suoi consiglieri gli stanno forse ricordando le migliaia di miliardi di dollari in mano ai cinesi.

 

Obama e la sua squadra hanno anche espresso riserve sulla dipendenza degli Stati Uniti dalle importazioni di petrolio dal Canada e in molti dei suoi interventi recenti vi sono continui riferimenti alla futura creazione di milioni di posti di lavoro nel settore delle energie rinnovabili.

 

Se questa sembra essere la linea di Obama, il Canada rimane tuttavia il più grande e più sicuro fornitore di energia degli Stati Uniti; non è perciò chiaro come Obama possa ridurre, almeno nel breve termine, il bisogno americano di energia canadese.

 

Nel 2006, il governo canadese a guida conservatrice è uscito dal Protocollo di Kyoto sui cambiamenti climatici e si è finora focalizzato sulla riduzione delle intensità delle riduzioni piuttosto che sull’imposizione di limiti netti. Dopo però la proposta di Obama di introdurre un sistema cap-and-trade simile a quello dell’Unione Europea, il ministro dell’Ambiente Jim Prentice ha dichiarato ai giornalisti che le nuove politiche canadesi rifletteranno in parte le linee indicate da Obama.

 

Nonostante i discorsi di Obama siano tutti improntati al cambiamento, alla cooperazione e al lavoro comune, i suoi primi annunci politici sembrano evidenziare una tendenza verso l’attrazione di risorse e il protezionismo industriale. In questa situazione, i canadesi hanno difficoltà a esprimere un giudizio chiaro su come interpretare i messaggi discordanti che stanno ricevendo dal nuovo governo del loro più grande partner commerciale.

 

Il governo canadese dovrà continuare a lavorare seriamente per coinvolgere l’Amministrazione Obama e convincerla che è interesse di entrambi collaborare per affrontare al meglio la crisi economica.

 

Già da prima dell’elezione di Obama, il nostro governo era cosciente del rischio di fondare le nostre speranze su un’economia basata sulle materie prime e con il 60% del nostro commercio estero concentrato sugli Stati Uniti. Di conseguenza, sono stati messi in atto una miriade di fondi, sovvenzioni per la ricerca, prestiti speciali e fondi per la formazione per aiutare la forza lavoro canadese a reinventarsi.

 

Ora più che mai sembra che l’idea di lavorare insieme per creare un grande mercato unificato nord-americano stia lentamente, ma sicuramente, appassendo.

 

(Laura Rocca)

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