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DIBATTITO/ De Benedetti (kibbutznik): Israele cessi il fuoco ed Hamas dimostri buona volontà

Riceviamo e pubblichiamo la lettera - testimonianza arrivata in redazione di Israel (Corrado) De Benedetti, scrittore, che da cinquant'anni vive in un kibbutz vicino alla striscia di Gaza

sderot_01gen08_R375.jpg (Foto)

Kibbuz Ruchama, Israele

Caro Direttore,

Leggiamo sui giornali italiani articoli firmati da persone diverse in cui Israele viene accusata di crimini di Guerra, i più spaventosi. Certo, da giorni la striscia di Gaza è sotto il tiro degli aerei israeliani. Ma durante gli ultimi sette anni dove si nascondevano questi bravi giornalisti o meglio come mai hanno ignorato e passato sotto silenzio i missili che cadevano a Sderot e dintorni? Certo non erano molti, un giorno due, un giorno otto, un giorno magari nulla. Ma purtroppo a noi non comunicano mai prima quando avrebbero tirato e la gente, specie quelli di Sderot per sette anni non sapeva quando avrebbero potuto andare al gabinetto e quando era un’ora sicura per fare la doccia. I bambini di Sderot andavano a letto con gli incubi.

Certo abbiamo avuto in quel periodo solo una dozzina di morti, ma quando si sente il sibilo non si sa mai dove cadrà. Noi nei kibbutzim vicini a Sderot, andiamo quotidianamente nella cittadina per ragioni di salute (al centro medico Cuppat Cholim [il servizio di assistenza sanitaria]), per andare in Banca o semplicemente per fare acquisti. Abbiamo un chaver [membro del kibbutz]-autista che cinque volte al giorno va e torna per accompagnare chi ha necessità di recarsi a Sderot. Da sette anni a questa parte ogni suo viaggio è un terno al lotto: tornerà senza incidenti o no? Il mondo civile è pronto a che questa realtà si moltiplichi all'infinito, noi ne abbiamo abbastanza!

La scorsa settimana, mentre Israele permetteva il passaggio di una carovana di Tir per trasportare medicinali e cibi a Gaza, quelli hanno pensato bene di mandargli contro qualche colpo di mortaio. Per far piacere a chi? Evidentemente per poter continuare ad affermare che Israele affama il popolo di Gaza? Poteva Israele permettere che questa situazione continuasse tra l'indifferenza generale? Cosa avrebbe fatto un altro paese, magari l'Italia se per sette anni fossero piovuti (magari anche solo uno al giorno) missili su Trieste?

Forse certi giornalisti non sanno che quando sono caduti una ottantina di missili due settimane fa, Israele non ha reagito ma ha messo in guardia chi li spediva che non avrebbe permesso che la cosa continuasse. Per più di due settimane Israele ha messo in guardia Hamas e questi hanno risposto continuando la pioggia di missili. Detto tutto questo, il mio parere è che ora Israele deve cessare il fuoco di sua iniziativa per 48 ore, non per motivi umanitari, ma per mettere alla prova se c'è una "buona volontà" da parte di Hamas. Se cesserà il lancio di missili, si potrà iniziare a trattare una vera tregua, se continuerà sarà una ulteriore conferma della volontà di Hamas di continuare la guerra e Israele avrà ogni giustificazione per rispondere fino alla cessazione del lancio dei missili.

Due giorni dopo aver scritto queste parole, la sera di sabato 3 gennaio è iniziata l'azione sul terreno delle forze israeliane. Risultato certo altri morti e rovine. A mio parere ora è necessario un deciso intervento internazionale (che però per ora non si vede) per portare Hamas a impegnarsi a smettere del tutto l'invio di missili, e Israele a impegnarsi a ritirare le sue forze, entro i confini ante 3 gennaio.

Ieri, prima della notizia dell'attacco terrestre, ci sono state in Israele manifestazioni per la cessazione delle ostilità. Sempre a mio parere il fatto che 200,000 scolari di Israele continuino a restare a casa (la scorsa settimana un missile ha distrutto un asilo infantile e rovinata una classe di una scuola media, per fortuna non c'erano scolari), che le varie attività economiche sono bloccate in una zona dove abitano quasi un milione di abitanti, faranno sì che in ogni caso le operazioni cesseranno in pochi giorni. Noi ci auguriamo che siano pochissimi!

In questi ultimi anni Israele ha speso milioni e milioni di euro per blindare scuole e una parte delle abitazioni confinanti con la striscia di Gaza. A suo tempo, quando abbiamo evacuato le colonie che erano nella striscia, abbiamo lasciato le serre perchè i palestinesi potessero lavorare e guadagnarci. Invece da una parte e dall'altra si spendono fortune per una guerra inutile che porta solo sangue e rovine da una parte e dall'altra.

Israel (Corrado) De Benedetti

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COMMENTI
11/01/2009 - Gaza (orazio gerosa)

salve, consiglio gli interessati alla materia di leggersi i commenti di: Barbara Spinelli "Il fardello dell'uomo israeliano" pubblicata dalla "La Stampa" dell'11.01.09 nonché il commento di:Giuliana Sgrena "con il pretesto di annientare Hamas" pubblicato su "il manifesto" ed altri ancora di Amnesty International, Croce Rossa Internazionale, Medici senza frontiere, Human Right Watch e cosí via! Non solo, ma consiglio anche la lettura del libro "L'industria dell'olocausto" di Normann Fink. I miei concittadini, italiani ed europei dovrebbero(se vogliono!) liberarsi della responabilitá dell'olocausto visto che quella generazione ormai si é quasi estinta (non mi ritengo responsabile delle persecuzioni razziali pur avendo avuto un parente confinato ed uno avviato al campo di concentramento in Austria): solo cosí potranno leggere tra le righe dei diversi giornali e valutare e giudicare i fatti veri da quelli di parte. Grazie per l'attenzione O.Gerosa

 
05/01/2009 - A MAGGIOR RAGIONE ISRAELE HA INTERESSE PER LA PACE (Alessandro La Rosa)

Sono d'accordo con lei e a maggior ragione Israele ha tutto l'interesse per una pace duratura rispetto ad Hamas. Quale nazione, e qui si parla dell'unica democrazia mediorientale,che vanta esperienze politiche, culturali, economiche e religiose positive come Israele, è così folle da continuare una guerra che porta solo lutti e impoverimento del tessuto umano e sociale? Per fare alcuni esempi, per esportare le tecnologie all'avanguradia prodotte in Israele sulla dissalazione dell'acqua e la coltivazione di zone desertiche; per far conoscere la letteratura ebraica come quella di Appelfeld o Grossman per citarne due e purtroppo faccio torto a tanti altri che ammiro; per scambi e colloqui culturali e religiosi, insomma per tutto ciò che viene costruito dal cuore e dall'intelligenza del popolo ebraico c'è bisogno di pace e sviluppo. Quello che purtroppo non sta a cuore a chi in Medioriente è più preoccupato alla distruzione d'Israele.