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ISRAELE/ Card. Martino: raccogliamo i frutti dell’egoismo. L’unica speranza è il dialogo

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Mentre il conflitto tra Israele e Hamas va avanti con rinnovata ostilità, il Papa è tornato ad invocare il dialogo come unica strada possibile per costruire la pace in Terra Santa. Secondo il cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace, la soluzione più ragionevole rimane quella del dialogo tra israeliani e palestinesi. Essi sono fratelli, figli della stessa terra. Purtroppo «nessuno vede l’interesse dell’altro. Ma le conseguenze dell’egoismo sono l’odio per l’altro, la povertà e l’ingiustizia. E a pagare sono sempre le popolazioni inermi. Impariamo dall’Iraq».

 

Eminenza, nella sua omelia del 1° gennaio Benedetto XVI ha affermato che la vera pace è “opera della giustizia” e che «anche la violenza, l’odio e la sfiducia sono forme di povertà – forse le più tremende – da combattere». Perché il dialogo è l’unica condizione della pace?

 

L’alternativa al dialogo è solamente il ricorso alla forza e alla violenza. Ma la violenza non risolve i problemi e la storia è piena di conferme. L’ultimo esempio è quello della guerra in Iraq. Cosa ha risolto? Ha complicato le cose. La diplomazia della Santa Sede sapeva bene che Saddam era pronto ad accettare le richieste delle Nazioni Unite. Ma non si è voluto aspettare. In Terra Santa vediamo un eccidio continuo dove la stragrande maggioranza non c’entra nulla ma paga l’odio di pochi con la vita. Abbiamo appena celebrato i trent’anni della mediazione tra Cile e Argentina, di cui la Santa sede a suo tempo fu grande promotrice. Quello è stato un frutto del dialogo.

 

Che cosa manca nello scenario mediorientale per intraprendere la strada del dialogo?

 

Un senso più acuto della dignità dell’uomo. Nessuno vede l’interesse dell’altro, ma solamente il proprio. Ma le conseguenze dell’egoismo sono l’odio per l’altro, la povertà e l’ingiustizia. A pagare sono sempre le popolazioni inermi. Guardiamo le condizioni di Gaza: assomiglia sempre più ad un grande campo di concentramento.

 

Eminenza, durante l’Assemblea plenaria del Consiglio Giustizia e Pace, commentando la Populorum progressio, Lei affermò «non c’è sviluppo senza un disegno su di noi e senza noi come disegno»; e che per questo lo sviluppo non è «qualcosa di facoltativo, ma un dovere da assumere». Alla luce degli ultimi avvenimenti che compiti impone questa considerazione?

 

Abbiamo appena celebrato i quarant’anni della stupenda enciclica di Paolo VI Populorum progressio, dove Paolo VI ha detto che “lo sviluppo è il nuovo nome della pace”. Benedetto XVI non ha mancato di richiamarlo nel suo Messaggio per la celebrazione della giornata mondiale della pace. Se si vuole costruire la pace occorre favorire lo sviluppo, non solo lo sviluppo dei paesi ma quello personale, di ogni uomo. La stessa assistenza alle nazioni in via di sviluppo non può essere un’elemosina, ma dev’essere un partenariato, un aiuto a far divenire tutti protagonisti del proprio sviluppo. Solo così l’aiuto a tutti può diventare aiuto allo sviluppo di ciascuno. Questo vale naturalmente anche e soprattutto per il Medio Oriente.

 

Come interroga la coscienza di un cristiano quello che accade in Terra Santa? Come mai questa terra, molto più di altre, appare lontana dalla pace e ogni tentativo di raggiungerla sembra frustrato in partenza?

 

Non siamo solamente noi cristiani a chiamarla Terra Santa, ma anche ebrei e i musulmani. E sembra una disdetta che proprio questa terra debba essere il teatro di tanto sangue. Ma occorre una volontà da tutte e due le parti, perché tutte e due sono colpevoli. Israeliani e palestinesi sono figli della stessa terra e bisogna separarli, come si farebbe con due fratelli. Ma questa è una categoria che il “mondo”, purtroppo, non comprende. Se non riescono a mettersi d’accordo, allora qualcun altro deve sentire il dovere di farlo. Il mondo non può stare a guardare senza far nulla.

 

Nonostante le continue esortazioni delle diplomazie, prevale una sensazione generalizzata di impotenza.

 

Si mandano missioni di pace in tutto il mondo, lì si sono fatte tante proposte ma i veti hanno sempre prevalso. Ora ho sentito che anche il presidente Bush ha cominciato a pensare che forse una missione di pace sarebbe auspicabile. Per cominciare sarebbe una misura efficace. Se venisse la pace tra palestinesi e israeliani, sarebbe un beneficio inestimabile per tutto il Medio oriente.

 

Quale compito spetta ai cristiani in quella terra martoriata?

 

Testimoniare la loro unità. In tutto il Medio Oriente i cristiani stanno perdendo la speranza e hanno cominciato ad andarsene, soprattutto dall’Iraq. Quando ero a New York, alle Nazioni Unite, ho incontrato moltissimi rifugiati negli Usa che mi dicevano: che futuro potevo io assicurare ai miei figli? È un grido di dolore al quale è difficile dare una risposta. Lo può fare solo la speranza che viene dalla fede. Ma al mondo questo non importa e sta a guardare.

 

I cristiani, ai quali quella terra appartiene al pari di ebrei e musulmani, pagano un prezzo alto ma silenzioso. Perché?

 

Ogni anno sono troppi i sacerdoti, i religiosi e le religiose, i missionari, i laici che perdono la vita nell’esercizio della missione più cristiana di tutte, quella di aiutare i sofferenti e i bisognosi. Perché i cristiani alla fine soffrono più degli altri? Per l’apertura del cristianesimo a considerare tutti come fratelli, mentre l’estremismo islamico non ammette né conversioni né altra religione che la propria. E questo è fonte di inimicizie e violenza.

 

 (Federico Ferraù)



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COMMENTI
11/01/2009 - Il Jihad rende liberi - o no? (Michele Tringali)

Il giudizio del card. Martino «Guardiamo le condizioni di Gaza: assomiglia sempre più ad un grande campo di concentramento» aggiunge ulteriore confusione. In un certo senso è appropriato, perchè Hamas ha di fatto recluso la popolazione residente in Gaza. Ai valichi di ingresso la scritta tristemente famosa ("Arbeit macht frei" - il lavoro rende liberi) è stata metaforicamente aggiornata da Hamas in qualcosa tipo "Il Jihad rende liberi". Ma l'appropriatezza del giudizio del porporato si ferma qui. Espresso fuori tempo massimo, quando Israele si difende e smonta il campo di concentramento, presta il fianco a chi critica Israele a senso unico. Ma soprattutto insinua il sospetto che, per il Cardinale, l'uso della forza militare per difendersi dalla ferocia dell'islam militante (da parte di Israele adesso o da altri, Italia compresa, in futuro) sia da bollare come comportamento ideologico totalitario. Ed insinua il sospetto che il campo di detenzione palestinese con la scritta "Il Jihad rende liberi" in fondo può ben rimanere tale, perchè - orrore orrore - non sia mai detto che per liberarvi i reclusi occorra usare la forza. Militare. Quale altra? La "superiore resistenza spirituale" cara a Dossetti? Un cardinale dalla Chiesa Cattolica ed il suo staff potrebbero usare maggiore prudenza quando rilasciano dichiarazioni. Tutto il resto del comunicato-intervista del Cardinale è ragionevole, condivisile, autorevole. Ma quel dettaglio mina alla radice il ragionamento. Peccato ..

 
09/01/2009 - GAZA: CAMPO DI CONCENTRAMENTO? (Giancarlo Castagna)

Il problema a mio avviso non è tanto se essere o meno a favore del "dialogo", parola magica che sembra poter appianare ogni problema oppure essere o meno d'accordo sugli alti principi che permeano tanti discorsi fatti da tante persone "giuste", a cominciare dall'ONU in giù. Portare l'esempio dell'accordo fra Cile e Argentina è superficiale e fuorviante: sempre la Chiesa ha cercato di metter pace, qualche volta riuscendovi, tra Stati e Nazioni "cristiane" che nel comune sentire potevano trovare un accordo, a cominciare dalla spartizione, decisa dal Papa, tra Spagna e Portogallo dell'America del sud ai tempi della conquista. Mentre invece ha ovviamente bandito le Crociate contro l'Islam(non dimentichiamo: guerre eminentemente "difensive"). In cui, come in ogni guerra, ci furono putroppo ogni genere di efferatezze. Per tornare al tema, il fatto è, e bisogna finalmente rendersene conto, che oggi tutto il mondo sta diventando un "lager", o forse si direbbe meglio un "gulag" visto la durata e l'ampiezza del fenomeno, perchè tutto il mondo è assediato dal terrorismo per lo più islamico (non tutti gli islamici sono terroristi ma tutti i terroristi sono islamici). Ormai tutti, dall'11 settembre, viviamo coll'incubo del terrorismo al quale, per ora, facciamo una resistenza passiva (o finta di non vedere). Avete mai preso un aereo? E' giusto sopportare tale situazione? Purtroppo è una guerra totale e globale in cui siamo o saremo costretti a scegliere una parte. Quale è evidente.

 
09/01/2009 - Medio Oriente (fedrica chiarolini)

I missili kassam, che vengono fatti passare come caramelline, contengono ciascuno 5 kg di esplosivo. L'esplosione di uno di questi, insieme alle conseguenze dirompenti dello scoppio, è stato recentemente mostrato su un canale nazionale: terrificante. Bene, i missili kassam lanciati su Israele in un anno (6 gennaio 2008-6 gennaio 2009) sono stati...8126, la media di 22 al giorno. Cos'altro deve tollerare uno stato? Che misura deve ancora colmarsi? Che risposta sorridente o pacifica può fornire una nazione democratica, quando l'interlocutore non perde occasione, spalleggiato da altri stati-amici come l'Iran, di gridare al mondo che la sua guerra, contro l'infedele e contro il mondo occidentale in genere, cesserà solo quando l'islam regnerà sovrano, come realtà religiosa e politica mondiale?!Cosa ribattere, in termini diplomatici, politici o bellici, a che dichiara di volerti ANNIENTARE? Credo solo nell'intervento di Dio nel cuore degli uomini. Le risposte umane non possono funzionare.

 
09/01/2009 - I l Cardinale ha pienamente ragione (bruno russo)

Le parole del Cardinale Martino trovano riscontrono e conferma in numerevoli organi internazionali ed innumerevoli giudizi di persone rispettabilissime.Tra queste va senz'altro segnalato il rappresentante delle Nazioni Unite per i diritti umani a Gaza Richard Falk. Richard Falk,ebreo-americano,non e` un politicante,non e` un uomo di parte,bensi` un uomo di legge,quindi il suo parere e` sopratutto un parere professionale.Richard Falk e`, difatti, Professore Emerito di Diritto Internazionale all'Universita` di Princeton,USA ,non un azzeccagarbugli,di certo.

 
08/01/2009 - Fatemi capire (Lindo Caprino)

Nell'ultima risposta del card. Martino viene riconosciuto che i cristiani soffrono più degli altri queste situazioni perché sono portati più di altri al dialogo, mentre l'estremismo islamico non ammette altra religione che la propria e (si dovrebbe aggiungere) altro Stato che il proprio. Per me quest'ultima risposta è tutta una implicita smentita di tutta l'intervista, dove vengono affermate cose ovvie per noi cristiani (la scoperta dell'acqua calda?), portati come siamo alla tolleranza ed al dialogo (molte volte "compromesso") con tutti, perché ce lo impone il Vangelo ed il nostro concetto di laicità e libertà. Ma per chi non ha questi nostri valori, il dialogo viene scambiato per debolezza mentale e come minimo viene colto come un'occasione di prevaricazione sull'altro. Si ha un bel dire "voglio mettermi d'accordo con te su alcune cose" mentre l'altro ti punta un'arma! L'altro dice: "Non c'è possibilità di accordo, perché per me tu non devi esistere" e ti spara! Che dialogo è stato? Come minimo un dialogo tra sordi! Questo perché i due aspiranti dialoganti hanno un concetto diverso del termine "dialogo". E' ovvio che poi, quando uno si difende, possono succedere cose orrende come in questi giorni a Gaza, ma questa situazione era ampiamente prevedibile e voluta da Hamas, che si fa scudo dei suoi concittadini (ed elettori!) e per il cui spirito terroristico uno o mille morti non fa proprio differenza. L'importante è il perseguimento del proprio concetto di "dialogo"

 
08/01/2009 - Dichiarazioni che non aiutano la pace (Riccardo Caniato)

Il paragone tra Gaza e un campo di concentramento suggerito dal cardinale Martino è alquanto infelice e non aiuta la pace. È vero che pagano sempre gli inermi, ma spiace che gli inermi vengano usati dai terroristi come scudi umani, come avviene regolarmente a Gaza. Se l'Associazione nazionale palestinese vuole godere dei diritti di un qualunque Stato autonomo impedisca ai terroristi di agire indisturbati sul suo territorio e di usare questo territorio come una piattaforma di attacco. La storia di interi decenni sembra dimostrare che i palestinesi sono in balia di correnti bipartisan per le quali, mentre si implora e si parla di pace, si opera in segno contrario. Israele oggi è vittima di questa situazione. La prevaricazione, semmai, è stata all'origine: quando lo Stato di Israele è stato creato occorreva dare subito una terra ai palestinesi e la diplomazia avrebbe dovuto operare in tutt'altro modo a favore di un'azione non violenta. Ma così non è stato. Dichiarazioni come quelle del cardinale Martino sembrano rinviare a questo grave difetto originario, da cui dipende, ancora oggi, una mancata accettazione di fondo dello Stato di Israele da parte di molti proprio in seno alla Santa Sede.

 
08/01/2009 - IL campo di concentramento di Gaza (michele maioli)

C'è gente che parla da anni di Gaza come campo di concentramento. Martino (Dio gliene renda merito) non è neanche il primo uomo di Chiesa a farlo. Abbiamo bisogno di persone pronte a perdere la faccia e ad essere calunniate a costo di dire le cose come stanno. Oggi queste persone anche nella Chiesa sono una eccezione.

 
08/01/2009 - Espressione (1565 malta)

Certo che anzichè utilizzare l'immagine del campo di concentramento poteva trovarne un'altra.

 
07/01/2009 - Israel (Naftali naftali)

So the Christian church which butchered our people for centuries, which robbed us blind, which burned us at the stake, which inflicted horrific tortures on us and which incited the hatred that led to the Holocaust in which most of my extended family was destroyed now dares to preach morality to us Jews. Where were you when the Palestinians have been committing terror acts against our civilians for over 60 years? Where were you when Hamas has been firing over 8000 rockets at Israeli civilians. Then again, why am I surprised at any actions against Jews coming from the Vatican. We Jews have had centuries of your abuse without fighting back. No more.

RISPOSTA:

Vorremmo solo far notare che attribuire l'Olocausto alla Chiesa Cattolica è un falso storico e che chi sta predicando lo sterminio degli ebrei non sono i cristiani.

 
07/01/2009 - Abbiamo perso il senso della ragione. (Graz P.)

Mi congratulo con il Card.Martino per la dichiarazione coraggiosa e dai toni forti riguardante la striscia di Gaza. Non è possibile continuare ad ignorare la catastrofe umanitaria che si consuma sulla pelle degli innocenti, gli unici e ripeto gli UNICI che stanno pagando con il loro sangue l'ennesima inutile guerra, che alimenterà solo odio, violenza e terrorismo. Quale orribile creatura ancora crede alle bombe, alla violenza, al sangue versato dei bambini, come strumento per evitare altra violenza, altro sangue altri lutti? Quando si esauriscono gli argomenti acquista forza la violenza che nasconde la sconfitta, come popolo e come pensiero. Un padre e una madre che vedono i propri figli sventrati da un razzo o da una bomba come potranno mai compredere le ragioni dell'altro? Non esiste giustificare, sia da una parte che dall'altra, le ragioni delle bombe! Loro lanciano i razzi, noi non ci sentiamo più sicuri in casa nostra, allora annientiamo tutto e tutti, perchè non è possibile altrimenti. Loro nascondono le bombe nelle scuole allora siamo costretti a bombardare scuole e bambini, nascondono bombe nei rifugi allora distruggiamo rifugi e rifugiati...non è possibile, è orribile! Abbiamo perso il senso della ragione.

 
07/01/2009 - Occorre costringerli al dialogo (Luca Rossini)

Ha ragione il Cardinale Martino, se due fratelli non dialogano, bisogna costringerli a farlo. Occorre che chi, parte della comunità internazionale, è d'accordo, si unisca e faccia valere le proprie ragioni. Inviare l'esercito italiano, francese, e di qualunque altro paese che è d'accordo, per fermare il lancio di razzi da parte dei terroristi di Hamas e bloccare i crimini di guerra dello stato israeliano, la peggiore disgrazia causata dalla Gran Bretagna (con ampie complicità di sinistra e destra, nonché degli stati arabi) nell'ultimo secolo di vicende coloniali europee. Occorre eliminare i terroristi e mettere Israele con le spalle al muro: accetti le risoluzioni delle Nazioni Unite una volta per tutte. Molto strano che gli USA, che da sempre intervengono militarmente ovunque, dal Vietnam all'Iraq, non sentano il bisogno di intervenire in una situazione del genere. Speriamo che Obama, nel caso in cui dovesse dedicarsi allo sport preferito dagli yankee, almeno prenda bene la mira.

 
07/01/2009 - raccogliamo i frutti dell'egoismo (intervista) (orazio gerosa)

Gaza: 702 morti e 3.100 feriti palestinesi (dal corriere della sera di poco fa) queste ultime notizie parlano da sole! se poi consideriamo che la Palestina occupata da piú di mezzo secolo ha perso qualcosa come piú di ca.45-50000 persone questo dovrebbe indurci a commenti piú seri!

 
07/01/2009 - dialogo con chi ha giurato il tuo sterminio?? (Alberto Speroni)

assolutamente incomprensibile cosa vuol dire "dialogo" con certi assassini; forse farsi sgozzare come agnelli sperando che il boia di turno prima o poi si stanchi?

 
07/01/2009 - gaza (luciano pallini)

Il Card. Martino ignora che Gaza è ostaggio degli estremisti islamici di Hamas, longa manus dell'Iran. E' la loro violenza, la volontà di distruggere Israele che ha trasformato Gaza che è simile sempre più ad un grande campo di concentramento, chiuso da Israele ma anche dall'Egitto anche perché nemmeno l'Egitto vuole una forza terroristica che approfitti delle sue frontiere. E' Hamas che ha rotto ripetutamente la tregua, è Hamas che non vuole trattare con Israele. Nessuno stato può accettare di vivere sotto il lancio indiscriminato di missili che sono lanciati sempre e solo contro obiettivi civili israeliani. Tutto ciò premesso, sì al dialogo ma con la accettazione da parte di Hamas del diritto all'esistenza di Israle: non può esserci dialogo con chi non rinuncia alla volontà di distruggerti.

 
07/01/2009 - commento (MARIO UMBERTO MORINI)

La parola dialogo etimologicamente definisce due soggetti due persone che parlano. Quindi per dialogare bisogna essere almeno in due e soprattutto essere consenzienti al "parlare" con l'altro interlocutore. Nel caso in specie non è così da moltissimi anni e il Card. Martino chiaramente ne è cosciente quando afferma nell'ultimo paragrafo: "Per l’apertura del cristianesimo a considerare tutti come fratelli, mentre l’estremismo islamico non ammette né conversioni né altra religione che la propria. E questo è fonte di inimicizie e violenza." Io sono pienamente d'accordo con questa affermazione e purtroppo constato che una parte chiaramente NON vuole dialogare, anzi vuole distruggere lo Stato d'Israele e gli ebrei. La guerra di Gaza ha fatto subito scomparire lo scempio di Mumbai operato dai terroristi islamici contro inermi avventori di due alberghi e premiditatamente contro un rabbino che - in Nome del Dio Amore - ha fornito per circa un mese il pasto ogni giorni ha chi lo martirizzato. Con questi presupposti, i cristiani potranno sempre DIALOGARE con gli ebrei e con lo stato ebraico, MA dovranno fare sempre i conti col totalitarismo islamista che - ci sono numerose prove documentali a proposito - assomiglia sempre più alla follia nazista. Non si può dialogare con chi non vuole e la Chiesa ha sempre giustificato il bellum iustum per scopi difensivi. Non c'è spazio per il dialogo.

 
07/01/2009 - dialoghiamo a senso unico. (claudia mazzola)

Dialogo è dire ai palestinesi di smetterla. Sono daccordo la violenza non paga, ma in Palestina i civili, donne e bambini, vengono messi sulla graticola dagli stessi e da sempre lasciati in condizioni di vita disumane dai governanti, per aver così motivo d'incolpare gli Israeliti della loro condizione. Non scandaliziamoci poi se Israele si difende!