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Esteri

DIBATTITO/ Israele: contro pregiudizi e diffidenze, c'è la fede di un popolo

Ogni volta che si riapre la crisi mediorientale riemergono gravi incomprensioni, diffidenze, e il solito doloroso problema: le mezze parole che nascondono, dietro un equilibrio apparente, lo squilibrio verso una parte. Ma chi ha pagato il prezzo dell’incomprensione e della sottrazione della propria memoria e della propria spiritualità è stato soltanto l’ebraismo

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Ogni qualvolta si riapre la ferita purulenta della crisi mediorientale riemerge il solito doloroso problema: le mezze parole che nascondono un equilibrio apparente e, in realtà, lo squilibrio verso una parte, e poi la disinformazione, il riproporsi infinito degli stessi pregiudizi, le diffidenze, le incomprensioni, l’ignoranza della storia, dei sentimenti e delle ragioni altrui.

Ne trovo tristemente le tracce anche su questo giornale informatico. Per esempio, leggo in un’intervista di Luigi Geninazzi: «Quando si dice, a titolo di esempio, “ma cosa fareste voi italiani o voi francesi se vi tirassero missili dallo Stato vicino?”, è una domanda sbagliata, perché la Striscia di Gaza non è uno Stato vicino! Sono territori che fino a qualche tempo fa erano tecnicamente occupati. E giuridicamente lo sono ancora, perché è stato Israele a occuparli e non può trattare quell’offensiva alla stregua di un attacco esterno. Israele ha diritto di difendersi, ma non può farlo continuando a occupare dei territori».

Leggo e mi stropiccio gli occhi. È vero che Gaza era occupata, fino al 2005. Ma da allora non lo è più. Come si può seriamente raccontare al lettore che “giuridicamente lo è ancora”? La si vada a chiedere al governo di Hamas che controlla Gaza sotto ogni aspetto, se quei territori non sono sottratti al controllo di Israele! E che diamine vuol mai dire che un territorio è giuridicamente ancora di Israele perché è stato Israele a occuparli? Allora bisognerebbe dire che i territori di tutto il mondo appartengono giuridicamente ancora a coloro che un tempo li occuparono… Se Trieste venisse bombardata dall’Istria l’Italia non potrebbe difendersi, perché un tempo occupava l’Istria. È un puro e semplice mascherarsi dietro un’argomentazione apparentemente “tecnica” e oggettiva per poter condannare Israele e negare il suo diritto a difendersi, in quanto “occupa territori”. Se non li occupasse bisognerebbe inventarseli.

Nell’intervista del Cardinale Martino leggo: «le conseguenze dell’egoismo sono l’odio per l’altro, la povertà e l’ingiustizia. A pagare sono sempre le popolazioni inermi. Guardiamo le condizioni di Gaza: assomiglia sempre più ad un grande campo di concentramento». Forse bisognerebbe andarci piano con i confronti, ma se anche quella parola – campo di concentramento – fosse appropriata bisognerebbe specificare subito chi ne tiene le chiavi, chi sono i carcerieri. Altrimenti si rischia, restando nel vago, di dar credito alla parola d’ordine “Gaza come Auschwitz, ebrei come nuovi nazisti” tanto cara a certi movimenti di estrema sinistra filoislamista. Gaza poteva essere il primo nucleo del nuovo stato palestinese – dopo la fine dell’occupazione– e invece un movimento terrorista, Hamas, se ne è impadronito facendone una piattaforma di lancio per missili verso Israele e una base da cui si prepara il nuovo capitolo dello scontro con l’“entità sionista” da eliminare. Se non si parla chiaro, Eminenza, e non si dicono le cose con il nome e il cognome quell’ingiustizia che Lei giustamente depreca diventerà un nostro peccato.

Circolano anche parole apparentemente pacate e, nella sostanza, contundenti. C’è chi sostiene che, a differenza della minoranza araba cristiana e de pochi israeliani cristiani gli arabi e agli ebrei di buona volontà sono ridotti al silenzio da una maggioranza resa cieca dall’odio o dalla paura. È il contrario della verità. Nessun ebreo di Palestina è ridotto al silenzio da una maggioranza resa cieca dall’odio o dalla paura. Israele è un paese democratico, dove si manifesta contro il governo, anche la minoranza araba lo fa, si inalberano cartelli senza censura, nessuno ha paura del potere. A Gaza invece comanda un movimento, Hamas, che ha preso il potere con la violenza e chi dissente viene semplicemente ucciso. Ecco la verità.

Poi c’è chi non capisce l’importanza della Terrasanta per i non cristiani, per gli ebrei in particolare, chi sostiene che per essi si tratti soltanto di un territorio, di un ricordo di fatti avvenuti, di un passato glorioso. Mentre per i cristiani è la Memoria di un Fatto avvenuto, di un Dio che si è fatto uomo e che è tuttora realmente presente.

Davvero siamo ancora a questo punto di incomprensione? Per duemila anni gli ebrei, alla fine della festa di Pesach (la Pasqua) chiudono con la frase: «L’anno prossimo a Gerusalemme». Lo fanno per ricordo di un passato glorioso, per tigna, per nostalgia paesaggistica? No. Gerusalemme è il luogo dello spirito per gli ebrei, Gerusalemme è la capitale della Torah, e il luogo dove la terra tocca il Cielo. Andate a Gerusalemme, su quello che è poi il Monte degli Ulivi dove Gesù tenne il celebre discorso: quello per duemila anni è stato il cimitero dove migliaia e migliaia di ebrei da tutto il mondo venivano a morire per essere più vicini al Cielo. Il grande poeta medioevale Yehuda Ha-Levi concluse la sua vita come tanti riuscendo a toccare il Muro Occidentale, unico resto del Grande Tempio distrutto dai romani. Qui fu trapassato con una lancia da un saraceno. Passeggiare tra quelle lapidi, negli ultimi decenni pietosamente restaurate, dopo che il governo giordano le aveva utilizzare per pavimentare strade o come urinatoi, dà il senso di che cosa è Gerusalemme per gli ebrei.

Chi abbia sensibilità e rispetto per la fede altrui e non indulga al nefasto impulso di trasformare la giusta adesione alla propria fede in denigrazione di quella altrui dovrebbe passeggiare per le strade di Gerusalemme, assistere a un tramonto, contemplare l’incredibile intreccio che si consuma sul suo territorio tra le tre religioni monoteiste. Tutto è in bilico tra il dramma e il miracolo, tra l’intolleranza e l’incomprensione.

Ma chi ha pagato il prezzo dell’incomprensione e della sottrazione della propria memoria e della propria spiritualità è stato soltanto l’ebraismo. Oggi, mentre dal 1967 i Luoghi Santi conoscono una libertà di accesso in precedenza mai vista, l’unica religione di cui si mettono i discussione i diritti sulla Terrasanta è l’ebraismo. Per taluni sarebbe puro attaccamento nazionalista, ostinato e anacronistico tentativo di ricreare un regno perduto. Altri – gli integralisti islamici – dicono semplicemente che gli ebrei in Terrasanta non ci sono mai stati, che è tutto un imbroglio, che un Tempio non è mai esistito, e così via. Nel 2001 il Cardinale Ratzinger ammoniva che «un congedo dei cristiani dall’Antico Testamento avrebbe la conseguenza di dissolvere lo stesso cristianesimo» e invitava a un «rinnovato rispetto per l’interpretazione giudaica dell’Antico Testamento».

Ebbene, si segua questo ammonimento, leggendo e rileggendo la Bibbia. È un dovere per un cristiano che si rispetti capire che cosa sia il legame tra l’ebraismo e la Terrasanta e Gerusalemme in particolare. È un dovere, non un’opzione e non subordinato alla buona volontà di un ebreo. In tal modo si coglierà quale legame profondo – legame dello spirito e della carne – esista tra gli ebrei e la Terrasanta. Certo, oggi un simile legame deve conciliarsi con il rispetto delle altre fedi. Ma questo Israele ha dimostrato di saperlo fare come pochi.

Non ci si illuda però. C’è chi vuole la Terrasanta tutta per sé, ed è l’integralismo islamico. E vuole molto molto di più. Il suo nemico non è soltanto l’ebraismo, bensì anche il cristianesimo, proprio nella misura in cui esso si radica nell’Antico Testamento, pena la sua dissoluzione. Perciò chi si illude di cavarsela lasciando gli ebrei per le peste è come quel signore che gioiva di essere l’ultimo della lista nel menu del coccodrillo.

Vorrei terminare incitando caldamente all’ascolto di questo sermone tenuto da un imam di Hamas [clicca qui]. 

Lo devono ascoltare non soltanto le scimmie e i porci che popolano la Palestina (gli ebrei), bensì anche coloro che hanno spedito laggiù queste scimmie e porci, ovvero i cristiani, le cui capitali – Roma, in primis – saranno presto conquistate.

Ascoltatelo con un occhio alle immagini della preghiera verso la Mecca sul sagrato del Duomo di Milano e di San Petronio a Bologna.

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COMMENTI
09/01/2009 - Spiegazione al sig. Caprino (Luca Rossini)

In realtà la mia critica non era relativa all’esistenza di Israele, che ha legittimato la propria esistenza vincendo tutte le guerre che gli stati confinanti gli hanno scatenato contro. Ciò non toglie che rimane valida la mia affermazione secondo cui non occorre uno stato per garantire al libertà religiosa di un popolo: forse che gli ebrei italiani e americani non godono di libertà religiosa? O vogliamo appellarci al barbaro principio del “cuius regio eius religio”? Ancora oggi, all’interno della knesset, i deputati ebrei di nascita, ma non di fede, stano combattendo contro gli ebrei di fede in nome della laicità dello stato. Gli ebrei ortodossi non vogliono una costituzione che garantisca tutti, perché la laicità dello stato ne limiterebbe l’autorità religiosa. La mia critica riguarda la violenza delle rappresaglie e l’occupazione dei territori non propri, così come sancito dalle risoluzioni dell’ONU. Se bombardassero una scuola italiana con 30 bambini perché dal tetto alcuni vigliacchi di terroristi lanciano dei razzi (non certo con il consenso dei bambini, che altrimenti non rimarrebbero certo a fare da scudo!) , la responsabilità principale resterebbe degli uccisori, così come sancito da qualunque principio etico prima che giuridico: quando un rapitore si fa scudo del rapito, si aprono trattative per il rilascio, non si spara sia sui rapitori che sulle vittime del rapimento!

 
09/01/2009 - Intervento Falciasecca (Lindo Caprino)

Dunque, se ho ben capito, in questo intervento si mette addirittura in dubbio il diritto all'esistenza dello Stato di Isreale. Se siamo a questo punto, hanno ragione l'Iran ed Hamas e decade ogni ragione di dialogo! E' poi sicuro che una piccola comunità ebraica c'è sempre stata in Palestina: bisogna vedere in che condizioni ci stava. Anche in Irak c'è sempre stata una piccola comunità cristiana: stiamo vedendo in questi giorni che fine sta facendo! Per quanto riguarda il ragionamento sulla reazione che avremmo noi italiani (o francesi) se ci bombardassero le case, io penso che come minimo dovremmo dire che ce lo siamo meritato, poichè abbiamo messo le basi di lancio dei missili e i depositi di armi tra le nostre case e le nostre scuole. Agire così per me vuol dire essere dei vigliacchi: è come sparare ad uno, nascondendosi dietro ad un bambino.

 
09/01/2009 - Non ho parole (Esmeralda Negron)

God help us all.

 
09/01/2009 - SECONDA PARTE (ALEXANDRA ROSSI)

..."E finiamola con tutti questi dibattiti politici, parliamoci con il cuore, guardiamoci negli occhi sosteniamoci /li a vicenda e non sto parlando solo di Israele , ma di tutte le vittime di questa tragedia. Ciò non significa dover accettare/approvare incondizionatamente la guerra e il massacro, significa capire che non potevano esserci altre soluzioni, significa finirla di ergersi a giudizio tanto per il gusto di politicizzare. Qui si tratta anche di mostrare solidarietà per un paese che non soltanto rappresenta l’unica speranza in medioriente per poter un giorno gettare le basi per una cultura fondata sul rispetto reciproco nella diversità e si tratta soprattutto di dover rendersi conto che tutti questi accanimenti e queste sentenze ci stanno solo dividendo e sottoponendo ogni giorno che passa ad un più grande pericolo, l’annientamento delle nostre radici di fronte ad un orda barbarica che non si fermerà. E allora fermiamoli noi. Difendiamo in modo sano lo stato di Israele, in modo obiettivo, riconosciamoci fonte di una cultura, una tradizione, una radice che deve rimanere unita, deve ritrovare ogni giorno il radicamento delle proprie origini giudaico-cristiane, FONDATE COMUNQUE E SEMPRE SUL RISPETTO DELL’ALTRO Ritorniamo a noi stessi, non facciamoci confondere, NON LO PERMETTIAMO, rimaniamo uniti, combattiamo per la nostra cultura, la nostra fede, insieme: sostenere Israele significa riconoscere tutto questo"

 
08/01/2009 - SOSTENIAMOCI/LI (ALEXANDRA ROSSI)

Mi rallegra moltissimo poter leggere queste parole. E’ necessario una volta per tutte finirla davvero con i falsi moralismi e con le manipolazioni della realtà, con le interpretazioni fasulle e tendenziose della storia, non solo quella passata ma, a maggior ragione, quella che ci vede protagonisti come umanità nel presente. E’ tra l’altro non solo necessario ma doveroso da parte di chiunque sia stato educato alla civiltà, alla democrazia alla comprensione e alla dignità della persona, sostenere questo stato e questo popolo, soprattutto in questo momento e sostenerlo totalmente; E’ necessario capire che il diritto a difendersi è un diritto sacrosanto e sono veramente stufa di sentire solo condanne, solo accanimenti, solo definizioni volutamente buonistiche di come ci si dovrebbe comportare . Forse è proprio questo il problema.. si tende spesso ad utilizzare il condizionale quando non si è protagonisti.. ed è davvero facile ipotizzare e sentenziare se le situazioni non le vivi di persona. Comunque non volevo soffermarmi a giudicare se sia giusto o meno difendersi: questo è un punto a mio parere indiscutibile perché siamo di fronte ad un ‘organizzazione dis-umana a cui non interessano i compromessi, la diplomazia o il dialogo e che ha portato Israele a questa dolorosa, tremenda ma inevitabile soluzione. Come poter dialogare con chi nemmeno ti riconosce? Qui si tratta di dover proclamare la verità in modo critico e oggettivo.

 
08/01/2009 - Vediamo... (michele maioli)

La BBC ha mandato in onda la telefonata con il dottor Mads Gilbert, l’eroico chirurgo norvegese che, con due colleghi, continua ad operare a Gaza in ospedale sotto le bombe incessanti. Gilbert: «Noi sappiamo che tra le centinaia (di vittime) che noi abbiamo fino ad ora, c’erano due combattenti. Le statistiche sono chiare: tra i 2.400-2.500 feriti, l’85% sono donne e bambini, ed anche uomini che sono dei civili. La gran maggioranza, uomini, donne e bambini, sono civili. Fra i morti il 25% sono donne e bambini. Stamattina, (la cifra) era di 801 bambini uccisi o feriti. Queste cifre contraddicono quanto afferma Israele». «Dov’è la comunità internazionale? Dove sono la grandi organizzazioni che arrivano in caso di disastro? Siamo due dottori occidentali. Dove sono gli altri? Non possono entrare perchè gli israeliani dicono che non c’è catastrofe. Come lo sanno? Non sono mica venuti qui. Non hanno visto niente. Se ne infischiano.(.)stanno bombardando 1,5 milioni di persone chiuse in una gabbia...» E «emergono prove fotografiche del fatto che Israele usa bombe al fosforo a Gaza, nonostante la smentita ufficiale dell'IDF», scrive su Times di Londra Michael Evans, ‘defese editor’ del giornale.«Il Times ha identificato proiettili al fosforo bianco (WP) dalle immagini ad alta risoluzione di unità d’artiglieria dell’IDF al confine tra Israele e Gaza. Sui proiettili da 155 millimetri di colore azzurro pallido si legge chiaramente «M825A1»,munizione al fosforo made in USA (Times 8-1-09)

 
08/01/2009 - Diritti dell'ebraismo diritti di Israele (Luca Rossini)

Apprezzabile l'intervento del prof. Israel, soprattutto laddove sottolinea l'estremismo di Hamas e la mancanza di discernimento del poco informato Luigi Geninazzi. Tuttavia, se da un lato è perfettamente lecita la domanda: “ma cosa fareste voi italiani o voi francesi se vi tirassero missili dallo Stato vicino?”; altrettanto lo è la domanda: “ma cosa fareste voi italiani o voi francesi se vi bombardassero le case uccidendo i vostri familiari? Forse sareste rincuorati pensando che non erano l'obiettivo dell'attacco, bensì un banale errore di mira?”. Ebbene, penso che purtroppo siamo alle solite: fuor di metafora, ognuno pensa ai cavoli suoi e rimane legato ai propri schemi mentali. Lo stimato prof. Israel non può legare i sacrosanti diritti degli ebrei alla libertà religiosa con i diritti di Israele a occupare territori non suoi, anche se trattasi dei territori della biblica Terra Promessa. Scrive il Professore: "Oggi, mentre dal 1967 i Luoghi Santi conoscono una libertà di accesso in precedenza mai vista, l’unica religione di cui si mettono i discussione i diritti sulla Terrasanta è l’ebraismo.” In realtà, se una piccola comunità ebraica è sempre esistita in Palestina, fin da ben prima dell’avvento del sionismo, significa che la libertà religiosa era garantita, e che non occorre uno stato (di cui peraltro Gerusalemme non è la capitale, pur essendolo della Torah) per consentire l’accesso alla Terra Santa. Distinguere Stato e Religione, questa è la vera sfida del Medio Oriente.

 
08/01/2009 - Concordo. (Alessandro Caroli)

Non c'è nulla da dire. Il sermone parla da sé. La sensibilità occidentale, cristiana ed ebrea, è urtata e disgustata da personaggi di questa risma. Rimane il dubbio che la religione islamica non sia quella sorgente di pace che è, a detta di alcuni suoi esponenti, ma ben altro. E da questo ben altro occorre guardarsi. Se ne conclude che aveva ragione il Cardinal Biffi in tema di immigrazione. Occorre avere il coraggio di tornare indietro, tornare all'orgoglio di essere europei, cristiani e giudei.

 
08/01/2009 - Situazione Vicino Oriente (Lindo Caprino)

Trovo l'articolo ampiamente condivisibile. Voglio far notare, in merito all'intervista al card. Martino, che nell'ultima risposta riconosce in pratica che non è possibile nessuna forma di dialogo con Hamas (fondamentalisti islamici) in quanto il dialogo si fa con chi come minimo riconosce il diritto alla tua esistenza. E' un po' come smentire tutto il ragionamento precedente! Per quanto riguarda la preghiera rituale dei musulmani davanti alle cattedrali di Milano e Bologna, chiaramente in segno di sfida, c'è da fare questa meditazione: per il momento sono arrivati sul sagrato delle basiliche; a quando l'ingresso nel tempio? Tra venti, trent'anni? Sicuramente nel corso di questo secolo, viste le attuali dinamiche di evoluzione della popolazione loro e nostra! L'Italia e l'Europa come il Kosovo!