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CINA/ 60 anni di repubblica: promossa in economia, bocciata in libertà

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Ma una differenza c’è, perché Mao ha sacrificato i suoi connazionali negli esperimenti sociali ed economici per cambiare la Cina, ma non ha fatto purghe sanguinarie. Stalin ha ucciso sistematicamente i suoi nemici interni, Mao no. Deng è stato mandato in campagna tre volte da Mao, Zhu Rongji ha fatto dieci anni di campo di rieducazione. Nessuno è mai emerso dalle purghe staliniane. I campi di rieducazione, dei quali uno come Harry Wu può testimoniare così bene, non sono i gulag staliniani. Quasi tutti i funzionari del partito con più di 60 anni vi hanno passato un periodo. Il sacrificio di tanta gente, in un caso e nell’altro, non esime dalla comprensione storica dei programmi di trasformazione politica dei protagonisti. Non possiamo trascurare il fatto che Stalin dei suoi ne fece fuori milioni, mentre i dirigenti comunisti fucilati da Mao si contano sulle dita di una mano.

 

Si parlava del Grande Balzo in Avanti e della continuità tra Mao e Deng.

 

Il pragmatismo, che poi fu quello che Mao riuscì a imporre al partito contro le direttive di Mosca negli anni ‘30, fu di fatto l’elemento di continuità di questi 60 anni: Mao per trent’anni sperimentò un modello, dopo di lui i successori pensarono che la sperimentazione era fallita e cominciarono a sperimentare con altro, che invece sta funzionando.

 

Ciò che sorprende e interroga il mondo intero è come la Cina sia riuscita a coniugare il poderoso sviluppo economico con il primato assoluto del partito unico rispetto alla società. L’altra faccia della leadership mondiale (per ora condivisa con gli Usa), in altre parole, sembrano le gravi sperequazioni sociali e le gravi restrizioni in tema di diritti umani, libertà religiosa in testa. Cosa si può dire in proposito?

 

Si è arrivati a questo in maniera sperimentale e pragmatica. Quindi se questo smetterà di funzionare la Cina proverà altro. La crescita, lo sviluppo funziona, e se funziona continuerà a essere usato. I cinesi vedono in modo pragmatico che il loro sistema funziona meglio della caotica democrazia indiana, che è il solo altro vero metro di paragone per la Cina. Anzi vedono che l’India sta cercando di concentrare i poteri e diventare sempre più “cinese”. Le differenze sociali, spiegano gli economisti, sono inevitabili in fasi di sviluppo, e sono tanto maggiori quanto più lo sviluppo è veloce. Questo i cinesi lo sanno e lo sa anche la gente che si lamenta molto (anche perché c’è libertà di lamentarsi oggi) ma che non è contro il governo. È contro il capo villaggio, il sindaco, il governatore, ma i governanti centrali hanno grande credito. Anche perché se pure in maniera diseguale tutti stanno meglio di prima.

 

Non esiste dunque attualmente un problema di crisi di consenso in Cina.

 

Eccezion fatta per la figura mitica di Mao, oggi il governo cinese ha più consenso di ieri. Negli anni ‘80 mi ricordo con precisione che tutti erano contro il partito comunista e il sistema, compresi i membri del partito. Oggi invece i contrari a questo sistema sono diventati pochissimi: il successo del partito crea consenso. Così tutti vedono che le restrizioni di libertà ci sono, ma diminuiscono giorno per giorno. Per molti versi poi, nella realtà i cinesi che viaggiano vedono che ci sono più libertà sociali in Cina che in paesi occidentali. Certo è impossibile paragonare la libertà della Chiesa in Italia e in Cina per motivi storici e di penetrazione popolare, ma di certo è più facile costruire l’edificio di una chiesa in Cina che in un paese musulmano o in India, per esempio. Inoltre in Cina a nessun livello ci sono atteggiamenti ostili anticlericali che si riscontrano in alcune fasce dei paesi occidentali.

 

L’ultimo Plenum del Comitato centrale del partito si è concluso in sordina. Sono emerse istanze di riforma? Con quali possibilità di successo?

 

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COMMENTI
01/10/2009 - Neanche ripetente. (claudia mazzola)

Inopportuno continuare ad esaltare la Cina, fa male!