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UE/ La Polonia, come l’Irlanda, dà una nuova marcia all’Europa

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É forse un segnale che il partito del presidente intende non inimicarsi del tutto il grande mondo di Radio Maryja, grande bacino di voti e consensi, che da sempre disapprova tutto ciò che è targato UE. Vedremo se avranno corso o meno queste iniziative di stampo elettoralistico che non trovano però riscontro, se non in modo marginale, nei sondaggi e nel modo di sentire e giudicare del popolo polacco.

 

Il supporto alla membership della Polonia nell’Unione, infatti, è stato sempre in crescendo sia prima che dopo l’adesione medesima. Attualmente l’85% della popolazione pensa che l’adesione sia stata un fatto positivo, mentre il 65% crede di averne avuto più vantaggi che svantaggi.

 

Le buone condizioni economiche della Polonia e le migliorate condizioni di vita dei cittadini hanno gradualmente aumentato la valutazione delle conseguenze dell’adesione tanto che il 67%, cioè i due terzi dei polacchi, considerano che l’entrata in Unione abbia avuto effetti positivi sia sullo stato dell’economia polacca che sulla propria vita personale.

 

Attualmente sono pochi i partiti politici e i movimenti, in prima fila la Liga Polskich Rodzin (Lega delle famiglie polacche), che si sono detti contrari alla ratifica del Trattato. Tutti i partiti politici da quelli al governo (PO e PSL) a quelli all’opposizione (PIS almeno a parole, SLD) hanno ritenuto un atto fondamentale e responsabile la sua sottoscrizione.

 

Al di la degli indubbi vantaggi sociali ed economici dell’adesione all’Unione ciò che è certo è che con la firma del Trattato la Polonia può considerare veramente terminato il proprio percorso di ritorno a casa, di “rientro in quella casa comune” di cui già parlava nel 1994 Giovanni Paolo II nell’anniversario del 50esimo della battaglia di Montecassino.

 

Il Trattato di Lisbona impone e comporta quindi, anche per il popolo polacco e per i suoi rappresentanti, un cambiamento importante, una seria riflessione sul proprio modo di sentirsi europei, un impegno ulteriore e più motivato nel costruire quella casa comune europea che potrebbe permettere all’Europa, con il concorso di tutti, di diventare sempre più stabilizzatrice ed esportatrice di pace, stabilità, rispetto della persona, senza dimenticare che altri Paesi bussano alla porta e guardano all’Unione come a un modello da seguire.

 

(Donato Di Gilio)



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