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IRLANDA/ John Waters: condannati a dire sì all’Europa

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Nel 1972 e perfino nel 1992, avevamo ancora delle possibilità di scelta, nel 2009 non ne abbiamo più. Per molti anni, anche durante il boom economico, vi è stato un netto contrasto fra gli elementi transnazionali dell’economia irlandese, contrassegnati da spettacolare successo, e le componenti nazionali, lente e inefficienti. Per molti anni, l’economia irlandese è rimasta soprattutto dipendente da investitori stranieri, che hanno creato attività da cui gli irlandesi hanno ricavato benefici consistenti, ma in qualche modo fragili.

 

Nessuno oggi nella classe politica sa proporre una strategia di sviluppo dell’Irlanda al di fuori dell’UE, o partecipandovi in modo più limitato. Una simile idea è quasi inimmaginabile. Il modello economico scelto dall’Irlanda non può offrire alcuna attrattiva agli investitori esteri, da cui peraltro dipende, se oggi gli irlandesi non si dichiareranno disponibili a rientrare pienamente nell’alveo europeo.

 

Per quattro decenni i politici irlandesi hanno trattato la questione europea enfatizzando gli interessi pecuniari di breve termine, senza affrontare il punto centrale di quale dovrebbe essere il ruolo dell’Irlanda in Europa. Un cliché della politica irlandese è che “ora siamo tutti europei”, ma un attento osservatore noterebbe subito che, fin dall’inizio, non vi è stato altro interesse se non per i fondi strutturali e di coesione.

 

I Padri del progetto europeo - Monnet, De Gasperi, Adenauer, Schuman - sono quasi sconosciuti in Irlanda. Durante le elezioni europee di quest’estate, è sembrato che praticamente nessuno mettesse in relazione quelle elezioni con il Trattato di Lisbona, dato che quasi tutti i candidati si sono concentrati su temi locali e utilizzando gli argomenti di una campagna tradizionale. Come se i due argomenti fossero completamente separati.

 

La maggior parte delle argomentazioni contro il trattato di Lisbona agitano degli spauracchi, tuttavia questi argomenti fasulli - come quello, per esempio, che il Trattato imporrebbe l’aborto all’Irlanda - sembrano pescare in qualcosa di più profondo. Mio padre, se fosse ancora vivo, sarebbe sorpreso nello scoprire che circa la metà degli irlandesi è ora fondamentalmente d’accordo con il suo pensiero di allora e che la tendenza è sempre più verso lo scetticismo.

 

Il No al Trattato nel precedente referendum è stata una risposta alquanto complessa a una serie di elementi diversi e forse neppure connessi tra loro, ma persiste tuttora la sensazione che gli elettori non siano stati rassicurati e convinti, né che si sia ancora chiarito quale debba essere il ruolo dell’Irlanda in Europa. Se non fosse per l’emergenza economica - probabilmente peggiore in Irlanda che nel resto dell’Europa - il Sì avrebbe vita molto più difficile e, comunque, più di un terzo degli elettori è ancora per il No.

 

Inoltre, solo pochissimi irlandesi sarebbero in grado di proporre qualcosa di appassionante e convincente sul ruolo culturale e spirituale dell’Irlanda nel progetto europeo. Questo progetto è stato proposto per tre decenni solo come un modo di ottenere sussidi finanziari e gli elettori sono scettici nei confronti di ogni approccio più profondo.

 

Così, come molti altri miei compatrioti, oggi voterò con la mente chiara ma con il cuore pesante, e dirò Sì per una semplice e piuttosto banale ragione: non vedo alternative. Oggi gli irlandesi non andranno a votare come un popolo orgoglioso e indipendente che usa della propria libertà, ma come un bambino difficile che, essendo scappato di casa, si rende conto che comincia a scendere il buio e il freddo della sera e lui non ha altro posto in cui andare.



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
04/10/2009 - trattato di Lisbona (corrado mazzuzi)

vincere una battaglia non significa aver vinto la guerra... questa nuova torre di babele non la vogliamo e non la vorremo mai! non siamo interessati a nessun pseudo NWO la nostra guida spirituale si chiama Sua Santità Benedetto XVI e la nostra casa è la Chiesa Cattolica Romana. That's all.

 
02/10/2009 - Economia e basta. (Adriano Ferro)

E' triste che dell'UE si parli sempre e comunque in termini economici. Se i Padri fondatori - personaggi non privi di grandi ideali e spiritualità - ritornassero tra noi, sono sicuro che ne sarebbero profondamente delusi e amareggiati. Speravo che almeno l'Irlanda, paese che ho frequentato e credo di conoscere abbastanza, ripetesse il suo No a questa Europa che ha tradito le sue radici.